Il segretario al Tesoro Bessent: “Noi siamo forti, voi siete deboli”. E Rutte chiama Trump. Macron chiede il bazooka commerciale

(repubblica.it) – BERLINO – Le minacce di un’invasione americana della Groenlandia continuano a sconquassare le relazioni transatlantiche. Ieri Donald Trump ha confermato che questa settimana volerà in Svizzera per intervenire al Forum economico mondiale. E se il titolo di quest’edizione di Davos sembra satirico, “Lo spirito del dialogo”, gli europei non hanno perso la speranza di poter sventare l’annessione dell’isola più grande del mondo.
Il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Mark Rutte incontrerà in Svizzera il presidente americano (idem i Volenterosi per parlare di Ucraina), e l’ex premier olandese ha sentito ieri il capo della Casa Bianca al telefono «per parlare di Groenlandia», il dossier che rischia di seppellire per sempre la Nato. Gli otto Paesi europei minacciati invece da una nuova ondata di dazi americani hanno messo in guardia ieri da «una spirale pericolosa» e il presidente francese Emmanuel Macron ha minacciato pesanti contromisure. Ma uno dei luogotenenti di Trump, il Segretario al Tesoro Scott Bessent, è tornato a insultare l’Europa e a confermare che «la battaglia per l’Artico è reale».
Anche «se non sarà quest’anno» e anche se con la Groenlandia stessa «non ci sarà conflitto», per Bessent il problema è che «gli Stati Uniti proiettano forza, gli europei proiettano debolezza». E per costruire il suo maxi scudo anti missilistico, il Golden Dome, Trump vuole garantirsi «per ragioni di sicurezza» il controllo dell’isola nell’Artico, ha concluso il responsabile americano. Tuttavia nello stesso partito di Trump e Bessent, la paventata campagna militare per la conquista dell’isola danese sta creando crescenti malumori. Lo speaker della Camera, Mike Johnson, ha dichiarato alla Bbc che «non prevedo interventi militari in Groenlandia. La strada diplomatica è quella da seguire». Anche altri colleghi repubblicani hanno espresso disappunto sulla querelle innescata con gli alleati Nato e sulla nuova guerra commerciale paventate dalla Casa Bianca. Il deputato Don Bacon ha definito le minacce di Trump «una buffonata», i suoi colleghi di partito, Thom Tills e Lisa Murkokowski hanno condannato i dazi «negativi per l’America, il business americano e per gli alleati dell’America». Dal Senato è partita anche un’iniziativa bipartisan: il senatore democratico Tim Kaine e quello repubblicano Rand Paul presenteranno due risoluzioni per bloccare Trump.

Gli europei nel frattempo cercano di serrare le fila: dalla riunione degli ambasciatori dei 27 Stati membri è trapelata l’intenzione di preparare controdati da 93 miliardi di euro o di introdurre veri e propri limiti all’accesso delle aziende statunitensi al mercato europeo. E gli otto paesi presi di mira dalle minacce di dazi per avere mandato le loro truppe in Groenlandia hanno preso carta e penna per avvisare Trump che si rischia «una spirale pericolosa»: si tratta di Gran Bretagna, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia. Gli otto sottolineano la loro unità alla vigilia di una settimana in cui il Parlamento europeo avrebbe dovuto approvare l’accordo commerciale sottoscritto con gli Stati Uniti. E la Danimarca, attraverso il suo ministro degli Esteri Lars Lokke Rasmussen, ha ricordato qual è la posta in gioco: «L’Alleanza Atlantica e l’ordine mondiale così come lo conosciamo sono a rischio».
Dalle cancellerie europee sono piovute ieri nuove dichiarazioni di solidarietà alla Danimarca ma risposte a Trump di tenore diverso. Emmanuel Macron è tornato a minacciare ritorsioni pesanti, ma la piccola pattuglia spedita dalla Germania in Groenlandia per segnalare la disponibilità a proteggere l’Artico è già tornata in patria.
Ma mi faccia il piacere
(Di Marco Travaglio) – Pressing aeroportuale. “Da Maduro all’Iran, Pd dilaniato su Elly. Il pressing di Fassino” (Giornale, 14.1). Li minaccia con un profumo.
Impronte. “Stefania Craxi: ‘Mio padre ha lasciato un’impronta indelebile’” (Giornale, 18.1). Digitale.
Transennate i seggi. “Renzi lavora a una Margherita 4.0” (Repubblica, 18.1). 4.0 sono gli elettori.
C’è sempre una prima volta. “Il Papa per i 50 anni di Repubblica: ‘Continuate a cercare la verità’” (Repubblica, 14.1). In 50 anni non l’hanno ancora trovata.
Pidino, dunque grillino. “Riciclati, lottizzati e no vax: gli irriducibili della poltrona che manovrano la Privacy. A fare la fortuna del presidente Stanzione… la provenienza dalla Link University, bacino grillino… Più giallo che rosso” (Francesco Bei, Repubblica, 16.1). Quanta fatica per non dire che Stanzione è del Pd. Però dài, a furia di cercare la verità, magari prima o poi la incontrano per caso.
Slurp. “Gualtieri: ‘Ok decisivo’. Il termovalorizzatore più ecologico d’Europa” (Repubblica,17.1). Praticamente un aerosol. Però sbrigatevi a trovarla, ‘sta verità.
Bella domanda. “Mi chiedo se ha ancora un senso scrivere articoli così impegnativi” (Antonio Scurati, Repubblica, 15.1). Ma tipo quali?
Come passa il tempo. “Provo amarezza. Non siamo pronti a ‘morire per Kiev’, come non lo fummo nel ‘39 a morire per Danzica” (Massimo Giannini, Venerdì-Repubblica, 16.1). Complimenti: questi almeno 87 anni se li porta da dio.
L’Intrepido. “Montanelli, un miserabile che stuprava le ragazzine africane minacciandole col fucile” (Andrea Marcenaro, Foglio, 14.1). Naturalmente Montanelli non ha mai stuprato né minacciato nessuno. Ma è encomiabile il coraggio di questo eroico ominicchio che, per calunniarlo, ha atteso 25 anni dalla morte, per essere sicuro che sia proprio morto.
Compagno Beppe. “Milano paradiso dei milionari: ha il più alto tasso al mondo. Lo è un residente ogni 12: la stessa concentrazione di centimilionari di Los Angeles e Parigi” (Sole 24 ore, 16.1). Si vede subito che Sala è un sindaco di sinistra.
Molto terzo, pure troppo. “Catello Maresca, magistrato: ‘Voto Sì, è venuta meno la terzietà’” (Verità, 17.1). Lui, per essere più terzo, si candidò a sindaco di Napoli con le destre.
Quello serio. “Calenda: ‘Sul referendum voteremo Sì ma l’emergenza sono le stazioni’” (Messaggero, 15.1). Giusto: separiamo i Frecciarossa dai Regionali.
Ammazza che volpi. “Mi davano già per condannata, ma i miei follower no” (Chiara Ferragni, 15.1). Giusto: urge separare le carriere dei giudici e dei follower.
L’intellettuale de sinistra. “Ho sempre ammirato Ferragni (ne ho scritto in tempi non sospetti, molto prima delle sue traversie – ricordo una discussione accesa con una filosofa morale)… Ha inventato una professione (influencer), resistito al bacchettonismo morale di donne e uomini, alla protervia di una assistita come la Meloni… che da presidente del Consiglio l’attaccò. Sono felice per lei. Delle sue debolezze non mi importa. Poche donne nel paese più patriarcalista hanno avuto tanto ardire… leggo commenti di un’intolleranza indicibile” (Nadia Urbinati, Fb, 15.1). Le traversie e le debolezze sarebbero gli imbrogli sulla finta beneficenza, sanzionati con multe milionarie dall’Antitrust patriarcalista e bacchettonista. E chi sei, Simone de Beauvoir?
L’aggressore aggredito. “Possiamo chiamare diritto quello che ci impone di restare a guardare davanti a un’orrenda tirannia che stermina il suo popolo perché invoca la libertà?” (Mattia Feltri, Stampa, 15.1). Questa giustificazione dell’invasione russa dell’Ucraina dopo 8 anni di bombardamenti di Kiev sul Donbass è un po’ eccessiva. Ma pure tardiva.
Premi Ignobel. “Machado: ‘Ho consegnato il mio premio Nobel a Trump’” (Sole 24 ore, 15.1). “La Nobel Ebadi: ‘Perché non eliminano Khamenei dentro casa?’” (Corriere della sera, 15.1). Ma eliminare direttamente i Nobel?
Carletto Mezzolitro. “La prescrizione è un caposaldo del nostro programma elettorale” (Carlo Nordio, FdI, ministro Giustizia, 17.10.25). “Crans, il timore di Nordio: ‘Occhio alla prescrizione’” (Libero, 16.1.26). Ma come “occhio”: non era un caposaldo?
Preveggenza. “La Nato non si è estesa a Est per preparare un’invasione della Russia, bensì perché sono i popoli ai confini della Russia a temere di essere invasi da Putin” (Enrico Franceschini, Venerdì-Rep, 16.1). Ecco perché nel 1999, sotto Eltsin, la Nato bombardò la Serbia: perché i popoli ai confini prevedevano che un anno dopo sarebbe arrivato Putin.
Il titolo della settimana/1. “Groenlandia, la Nato nel mirino” (Foglio, 15.1). Della Nato.
Il titolo della settimana/2. “Madonna: ‘Canto in italiano La bambola, è un inno di rottura’” (Corriere della sera, 9.1). Di timpani.
Il titolo della settimana/3.
“Chiesto il rinvio a giudizio per Elkann: i pm avevano chiesto l’archiviazione” (Repubblica, 9.1). Dài, resistete ancora un po’, poi col greco le notizie potrete darle anche voi.
I titoli della settimana/4. “Roma, in Centro si andrà a 30 all’ora” (Messaggero, 14.1). Ma non saranno troppi?
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Se hgli USA di Trump dovessero prendersi la Groenlandia, la UE darebbe una risposta forte: accetterebbe altri dazi, ma non oltre il50%, cederebbe altro spazio per ingrandire le basi militari americane sul territorio europeo e comprerebbe ancora più armi dagli USA. Gli americani sono già terrorizzati!
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Quando Calenda ha espresso il suo voto per il sì c’è stato subito un rimbalzo nei sondaggi : il no è salito di cinque punti.
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Logica vuole che il campo extra large si restringerà?? Guai a non adeguarlo al nuovo, ristretto spazio disponibile. M’incaxxerei come una bestia se facessero finta di niente! Stesso discorso con l’altro esponente della micidiale coppia sfolla-elettori.
Capito Bersani, dal momento che vuoi davvero vincere la partita?? Per ogni voto portato da costoro… ce ne saranno almeno mille che fuggiranno a gambe levate.
Riusciranno i ns eroi a fare un elementare 2 + 2 in politica?? Confesso di non essere un gran ottimista al riguardo. Cmq il mio voto è assicurato ma… quello degli astensionisti?? Saranno ‘azzi amari se resteranno ancora a casa!
Se poi ci fosse la sperata scissione nel PD (alcuni segnali confortano)… comincerò a comprare lo champagne per festeggiare il sicuro ritorno in massa dei figliol prodighi. Ad maiora, ragazzi!
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L’aggressore aggredito. “Possiamo chiamare diritto quello che ci impone di restare a guardare davanti a un’orrenda tirannia che stermina il suo popolo perché invoca la libertà?” (Mattia Feltri, Stampa, 15.1). Questa giustificazione dell’invasione russa dell’Ucraina dopo 8 anni di bombardamenti di Kiev sul Donbass è un po’ eccessiva. Ma pure tardiva.
MA MI FACCIA IL PIACERE!
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Ti consiglio di non cercare di combinare un viaggio insieme a Calenda alla volta del Donbass… per liberarlo. Per due motivi: 1. Perché Calenda resterà sicuramente col qulo a casa (“armiamoci e partite!”) Mica scemo. 2. I russofoni ti liscerebbero subito il pelo con la carta vetrata appena sceso dal treno. E pazienza se infosannio perderebbe un baluardo della libertà di dire minkiate.
Quanto al Mattia… è innegabilmente figlio di suo padre! Non ci sono dubbi.
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l’UE è pronta con le sue armate migliori
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Quando pecora te fai il lupo te se magna anche se è roscio e a stelle e strisce🤔
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