Un incontro qualunque in un’Italia dove basta uno sguardo per accendere la miccia.

(Di Gianvito Pipitone – gianvitopipitone.substack.com) – Cannizzaro, a nord di Catania, non è certo il peggiore dei quartieri. Anzi: la presenza rassicurante di uno degli ospedali più importanti e iconici della città gli dà un’aria di presidio, di avamposto civile. Ma basta allontanarsi dalla Cittadella ospedaliera perché il paesaggio torni quello di cento, mille periferie italiane: un po’ slabbrate, un po’ lasciate a sé, non davvero pericolose ma dove l’incidenza di fare brutti incontri supera la media.
In uno slargo di una piazza della zona, una vecchia casa cantoniera è stata trasformata in un murale bellissimo, dedicato ai due giudici che hanno segnato la nostra adolescenza: Falcone e Borsellino. Sto scattando un paio di foto a quel piccolo capolavoro popolare – la Sicilia ormai è tappezzata di piccoli grandi murales – quando dal fondo della piazza sento il rombo di un motore di grossa cilindrata. Lontano, ma in avvicinamento. Una sorta di jeep, una di quelle astronavi da fuoristrada, trascina un rimorchio vuoto, grande abbastanza da ospitare un motoscafo.
La cosa strana è che non accenna a rallentare. Non che la piazza sia affollata – è ora di pranzo, quasi deserta – ma tra il chiosco con due avventori e le strade che si incrociano ad angolo, un minimo di prudenza sarebbe il minimo aspettarselo. Invece no: più si avvicina, più accelera. E dietro, il rimorchio sbandando sembra impegnato in un ultimo giro di pista, inseguendo la testa del convoglio.
Nonostante sia a pochi metri da me, decido di attraversare comunque, in sicurezza. Gli faccio segno che quello è un punto di passaggio, che così rischia di investire qualcuno. Niente. Il pirata della strada – la scimmia sotto mentite spoglie – entra nella piazza come un toro imbizzarrito, pronto a scornare il primo che gli capita sotto. Al suo passaggio furioso mi volto e, con un gesto breve della mano, lo mando al diavolo. Come farebbe chiunque al mio posto. Certo, non può vedere l’espressione di disprezzo che ho dipinta in faccia, ma se la vedesse forse capirebbe quanto e come l’ho già battezzato.
Il tempo di sbollire la rabbia e raggiungo il parcheggio dove ho lasciato l’auto. Quasi ho dimenticato tutto, quando all’improvviso lo vedo affiancarmi. Lui. L’energumeno. A bordo della stessa astronave con rimorchio. Ma solo in un secondo momento realizzo che è il tizio di prima.
Abbassa il finestrino. Mi guarda con quello sguardo feroce, mafioso, di sfida tipico di chi vuole fare a botte. Senza pensarci, mi tolgo gli occhiali da sole: un gesto automatico, quasi un riflesso, nel momento esatto in cui capisco che è tornato per me.
Ho pochi secondi per registrare i dettagli: un dente d’oro, la fronte alta e spaziosa, il colorito rossastro, l’orecchino, la mascella breve dell’uomo non troppo abituato a parlare. Lì, in quel frangente, penso che possa avere una pistola, o anche una spranga, una mazza con cui potrebbe assaltarmi nel silenzio dei palazzi immersi nell’ora di pranzo.
Lo guardo dritto in mezzo alle orecchie, con uno sguardo tuttavia calmo, innocente e interrogativo. In silenzio. Uno, due, forse tre secondi lunghi come un’eternità. E lì succede qualcosa. L’uomo fa un passo indietro. Si ricompone. E quasi si scusa.
«Ah… mi pareva che fosse il sindaco», dice ridendo in modo beffardo. «Niente, pensavo che fosse il sindaco», ripete.
Ma ormai entrambi abbiamo capito il gioco. Stavolta mi va bene. Sarà che l’ho colto di sorpresa, sarà che non gli ho riproposto la faccia con cui l’avevo mandato al diavolo trenta secondi prima. E che lui si aspettava di trovare. Avrà pure constatato il muro basso, di uno che non ha la minima voglia di fare a botte, e forse – che so – avrà avuto pietà.
Non lo so. So solo che per una frazione di secondo ho l’impressione di trovarmi davanti al diavolo in persona, venuto a prendermi e portarmi via.
E mentre l’astronave con rimorchio si allontana, lasciandomi lì con il cuore che ancora bussa contro lo sterno, mi torna in mente tutto quello che negli ultimi mesi abbiamo visto scorrere nei notiziari: i pestaggi alla stazione Termini, o alla stazione Centrale di Milano, l’aggressione a Bologna dove un ragazzo non torna a casa, le cronache che raccontano di come non siano più solo le periferie a scricchiolare, ma anche i centri delle città, diventati territori dove la violenza non è più eccezione ma prassi quotidiana.
Baby gang, regolamenti di conti improvvisati, criminalità di piccolo e grande calibro che si mescolano in un’unica colata di brutalità diffusa. E poi l’assurdo: un ragazzo accoltellato a scuola per una lite su una ragazza. A scuola. Il luogo che dovrebbe essere il più protetto, il più prevedibile, il più “normale”.
In questo clima, quasi da guerriglia urbana, c’è persino chi – in tempi politicamente così nauseanti – riesce a proporre la liberalizzazione delle armi, come se aggiungere pistole al caos potesse trasformare il Far West in civiltà. Come se la risposta alla paura fosse moltiplicare gli strumenti per farci del male.
Ripensando a quell’uomo con il dente d’oro, alla sua jeep lanciata come un ariete, al suo ritorno per “chiarire”, ho la sensazione che quel piccolo episodio sia solo un frammento dello stesso paesaggio: una società allo sbando, dove la percezione è che chiunque si possa fare giustizia con le pripri mani, e dove basta un gesto, uno sguardo, un attraversamento di troppo per ritrovarsi improvvisamente dentro un duello mortale che nessuno ha scelto.
E allora sì, oggi mi è andata bene. Ma è bene stare accorti di questi tempi pazzi. Perché anche uno sguardo sbagliato, a volte, può essere fatale.
Ps: E forse, senza che me ne accorgessi, a guardarmi le spalle c’erano proprio loro, i due giudici con cui siamo cresciuti, silenziosi e giusti, come sentinelle incorruttibili del tempo.
Indietro, marsch!
(Di Marco Travaglio) – Alla manifestazione per gli iraniani repressi dal regime hanno partecipato Conte, Bonelli, Fratoianni e Schlein, cioè i leader accusati di non partecipare a manifestazioni per gli iraniani repressi dal regime, mentre quelli che li accusavano di non partecipare a manifestazioni per gli iraniani repressi dal regime non hanno partecipato. Comunque mi hanno convinto. Ora ne organizzo una anch’io. Sto già studiando lo slogan. Sarà: “Non si spara per strada sui cittadini disarmati”. Anzi no: qualcuno potrebbe pensare che io ce l’abbia con l’Ice di Trump che spara per strada sui cittadini disarmati. Meglio: “Non si arresta chi protesta o fa post sui social”. Anzi no: qualcuno potrebbe pensare che ce l’abbia con Usa e Paesi Ue che arrestano chi protesta o fa post sui social e, se dice qualcosa di sgradito, gli chiudono il conto in banca. Meglio: “Sanzioniamo chi uccide migliaia di civili”. Anzi no: qualcuno potrebbe pensare che io ce l’abbia con Israele per i 70 mila civili sterminati senza sanzioni, mentre Teheran è sanzionato da 46 anni. Meglio: “Non si invadono e non si attaccano gli altri Paesi”. Anzi no: qualcuno potrebbe pensare che io ce l’abbia con Usa, Nato e Israele, che hanno il record mondiale di Paesi invasi e attaccati, mentre l’Iran è fermo a zero. Meglio: “Rovesciamo la dittatura per sostituirla con la democrazia”. Anzi no: qualcuno potrebbe pensare che io ce l’abbia con Trump che ha appena rovesciato la dittatura di Maduro per sostituirla con la dittatura della sua vice. Meglio: “Contro i governi illegittimi”. Anzi no: qualcuno potrebbe pensare ce io ce l’abbia con Trump che s’è proclamato presidente ad interim del Venezuela e vuole la Groenlandia “perché mi serve”.
Meglio: “Abbattiamo il regime che impicca la gente sulla forca”. Anzi no: qualcuno potrebbe pensare che ce l’abbia con l’Arabia di Bin Salman, che oltre alla forca è usa segare a pezzi i giornalisti, e Renzi potrebbe aversene a male. Meglio: “Contro gli ayatollah che non pagano Renzi”. Anzi no: anche volendo, non potrebbero pagarlo per via della legge Meloni. Meglio: “Dopo Gaza, la Flotilla faccia rotta sull’Iran”. Anzi no: pare che l’Iran non affacci sul Mediterraneo, quindi bisognerebbe passare dal Canale di Suez, circumnavigare la Penisola Arabica e sbucare di lì, o paracadutare e carrucolare direttamente le barche sul Mar Caspio. Meglio: “Abbattiamo il regime che foraggia il terrorismo islamista”. Anzi no: qualcuno potrebbe pensare che io ce l’abbia con l’amico Qatar che finanzia Hamas o con la Siria di Al Jolani che, prima di diventare amico, cioè buono, stava in al Qaeda e nell’Isis. Meglio: “Il diritto internazionale vale fino a un certo punto”. Ecco, questo dovrebbe mettere d’accordo tutti. Però lì basta Tajani. Quasi quasi sto a casa.
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Tajani a Milano, la battuta al taglio del nastro: “Un po’ di terronismo serve”. 🤣
Tajani e la previsione sbagliata prima dell’attacco di Israele all’Iran: “Nessun segnale”. 🤣
Tajani posta video da Gaza in cui sventola il Tricolore: “Riconoscenza all’Italia”. Ma è rivolto a chi è sceso in piazza contro il governo. 🤣
Gestazione per altri, la gaffe di Tajani: “L’utero di una donna non è un forno per patate arrosto”. 🤣
“Il ponte sullo Stretto? Anche per evacuare in caso di attacchi da sud”: la strategia di Tajani contro (misteriosi) aggressori. 🤣
La gaffe di Tajani a Bari: “Riempivamo pure il San Paolo”. Che però è lo stadio del Napoli. Poi non capisce e dice: “Evviva San Nicola”. 🤣
Tajani dà la carica: “Vittoria in Campania ad un passo”. 🤣
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mo’ qualcuno dirà che è troppo semplicistico, che i fatti devono essere selezionati, che non ha detto niente sulla Ducia, che non ha condannato l’Aggressore, che non difende l’aggredito, ma basta dire peste e corna dell’Uccidente, che è sempre più bello che pria.
Se non gli garba può sempre chiedere asilo al suo amico dall’altra parte, chissà perchè tutti i morti di fame vengono in Uccidente e non stanno a casa loro a prendere bombe sulla testa.
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La carriolata preventiva ancora mi mancava.
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Noemi? l’orfana di Papi?
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“Non si invadono e non si attaccano gli altri Paesi”. Anzi no: qualcuno potrebbe pensare che io ce l’abbia con Usa, Nato e Israele […]”.
Fortunatamente non c’è pericolo che qualcuno dei suoi lettori, leggendo questa frase, possa pensare che MT ce l’abbia anche con la Russia.
Per loro Putin può invadere e attaccare chi gli pare, perché il rispetto dell’integrità territoriale è così: coi nemici si applica, con gli amici si interpreta.
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Pensa se in Russia qualcuno osasse dire male di ciò che Putin fa in Ucraina: qui da noi sarebbe un eroe ma tu, se fossi russo, cosa diresti di lui? Te la prenderesti con lui perché sto disgraziato penderebbe dalle labbra del “Travaglio russo”!
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Il tuo esempio, oltre a non c’entrare nulla con ciò che ho detto, è estremamente irrealistico: in Russia nessuno dice male di ciò che fa Putin in Ucraina, semplicemente perché farlo costituisce un reato, peraltro punito con pene piuttosto severe.
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Intanto, in Groenlandia…
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@JD hai visto quale onore? Abbiamo una carriolina ❤️ a ruote sgonfie che dice le cose che pensiamo prima di noi! La carriola preventiva. Pensa quale abnorme sforzo cerebrale le sarà costato…
E invece no, non ci ha preso. Ritenta sarai più fortunata. Io che ci creda Carry oppure no, concordo con l’articolo di MT, e rido come un matto quando scrive: potrebbero pensare che io ce l’abbia con Trump. No con Trump no…Trump é sempre il meglio per noi europei perché non va a raddrizzare là gambe ai cani. Tra l’altro MT ha sempre scritto che Trump é uno che fa le cose che dice. Speriamo di no 🤣🤣🤣
ciao Carry 😘😘😘
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per che se la fosse persa una lectio magistralis di Conte al Corsera 🤣🤣🤣
Condivido qui con voi la mia lettera al “Corriere della Sera”
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Gentile direttore,
ho letto con interesse il doppio commento di Ferruccio De Bortoli, sulla prima del Corriere e online dal titolo “Un sosia di nome Giuseppi” e “Iran, se Conte fosse ancora premier”.
Così tanto spazio al Movimento sui media non è mai buon segno di solito. Infatti mi sono imbattuto in diverse inesattezze e omissioni, accompagnate da toni irridenti e a tratti denigratori nei confronti delle scelte mie e del M5S. A proposito della provocazione del titolo, voglio rassicurarla: non sono il sosia del Conte premier. Sono sempre io. Oggi all’opposizione, come ieri al Governo, vivo la politica estera e le nostre storiche alleanze, come quella con gli Stati Uniti, senza mai abbandonare lo spirito critico, senza alcuna sudditanza. Con alleati come gli Stati Uniti, al Governo ho collaborato, con Trump ho intrattenuto stretti rapporti in nome dell’amicizia storica con gli Usa. Da premier, con gli Stati Uniti, come altri alleati, ho stretto intese. Ma proprio agli Stati Uniti ho anche detto «no», quando ho ritenuto che fosse necessario per difendere i nostri interessi nazionali e i principi del diritto internazionale. Ho detto no al colpo di mano di Guaidò in Venezuela. Con Trump ho tenuto il punto quando non ha gradito il nostro lavoro di costruzione di intese commerciali per la via della Seta con la Cina, sollecitate dai nostri imprenditori. Con gli Stati Uniti mi sono confrontato in modo franco per diluire nel tempo e rimandare il raggiungimento del 2% del Pil in armi e difesa in sede Nato, rivendicando la priorità per gli italiani di investimenti per le emergenze di scuola e sanità. Oggi il Governo Meloni firma impegni al 5% sulle armi senza fiatare, mentre si tagliano i servizi e aumentano le tasse. Accettando la suggestione, «se Conte fosse premier» l’Italia avrebbe sanzionato Israele, avrebbe imposto l’embargo delle armi e lo stop alle collaborazioni militari con gli autori di un genocidio. Come quando — per primo — ho firmato lo stop della vendita di armi a giganti come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti perché spargevano sangue in Yemen violando il diritto internazionale. Se Conte fosse premier avrebbe lavorato per compattare l’UE e minacciare con fermezza contro-dazi anziché accettare tariffe al 15% contro le nostre imprese e prendere impegni per non disturbare i giganti del web americani sulle tasse.
Le scrivo mentre torno dalla piazza di solidarietà alla popolazione iraniana. Sull’Iran non posso lasciar credere ai suoi lettori che io abbia fatto mancare la condanna mia e del M5S al terribile regime di Teheran. Questa è un grave e totale falsità. Sarebbe bastato leggere le nostre dichiarazioni ufficiali di questi giorni per trovare il nostro sostegno alla popolazione iraniana che chiede diritti, libertà, vita. Sarebbe bastato informarsi per sapere che è stato il M5S a chiedere al ministro Tajani di venire in Parlamento a parlare delle violenze in Iran oltre che del Venezuela. La risoluzione di condanna all’Iran a cui si fa riferimento l’abbiamo condivisa in toto al Senato, abbiamo solo chiesto di aggiungere un passaggio cruciale al ragionamento: no interventi militari unilaterali in Iran al di fuori del diritto internazionale. Quando ci hanno detto di no, ci siamo astenuti, ma poche ore dopo, alla Camera, abbiamo presentato il nostro testo che ha unito l’intero campo progressista nel voto per condannare il regime iraniano (come previsto dal testo votato da tutti gli altri partiti al Senato) ma anche azioni militari unilaterali. Di questo lei non ha informato i suoi lettori. Lo faccio io adesso. Perché per noi è così fondamentale quel passaggio sugli interventi militari? Li abbiamo già visti, anche di recente, gli interventi che si muovono fuori dallo schema del diritto internazionale, dell’azione corale della comunità internazionale e in balìa solo dell’interesse e degli appetiti di singole superpotenze sulle risorse di altri Paesi. Ricordiamo anche Libia, Iraq. L’Afghanistan, lasciato dopo 20 anni sotto il tacco dei talebani. Quindi non è un impegno indifferente aggiungere a una risoluzione di condanna del terribile regime di Teheran l’impegno a non ripetere gli errori del passato e a privilegiare scelte della comunità internazionale che possano mettere in ginocchio una tirannia e salvare le persone senza le bombe collegate agli interessi e gli appetiti di singole potenze superarmate. Non possiamo permetterci azioni stile Venezuela nella polveriera del Medioriente. Lì un attimo dopo le bombe e la consegna del governo alla vice dello stesso regime Maduro si sono riunite le compagnie petrolifere per prendere il controllo, non certo un gruppo di sociologi, politologi ed economisti per aiutare la transizione democratica.
L’Europa è un attore determinante e dobbiamo essere protagonisti delle scelte, attivandoci con forza a livello politico, diplomatico ed economico per fermare il terribile regime iraniano. Non possiamo solo aspettare che gli altri sgancino le loro bombe e tutelino i loro interessi.
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E sì , il problema è chi condanna chi . Approposito quanti erano i manifestanti della bella manifestazione ? La verità è che quelli di destra tutt’al più protestano contro la magistratura perché perseguita i ladri , mentre quelli de sinistra sono molto sensibili alle LGBTQ però anche plus ,mi raccomando .Nulla pervenuto sul campo sociale con relativa giustizia e ne tantomeno sulla gestione dei servizi fondamentali tipo la sanità.Basta seguire il men stream e ripetere che i sistemi dittatoriali sono quelli che hanno petrolio e gas che non vogliono regalare all’ occidente anche se lì si fanno votazioni con organismi che le controllano mentre altrove le elezioni vengono annullare per che il risultato non è conforme alle aspettative di chi si autoproclama giudice .
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Su, dài Gianni… con un po’ di coraggio, dilla tutta la TUA verità: il Trav è un PUTINIANO! Punto. Mancava infatti solo la sua foto segnaletica su quella celeberrima prima pagina del Corriere. Solo per intercessione di Cairo (maggior azionista di quel giornale) non è apparsa. Forse anche per il concorso di Mentana, suo collega director.
Ma non è tutto. Ecco il resto. Come il suo maestro e mentore dall’aldilà, cioè colui che teneva nel suo ufficio il ritratto dell’ammirato Stalin perché questi era il maggior uccisore di comunisti… ora in sua assenza, il Trav ne raccoglie l’eredità e continua sulla stessa strada. Si dirà: ma Putin non è un comunista. Risposta: non si può avere tutto dalla vita. Vale cmq il fatto che continua a uccidere dissidenti come il suo antico predecessore. Tutto qui?? Tutt’altro!
Dovete sapere, secondo la divina tesi, che il Nostro, in fondo in fondo, sarebbe un bravo ragazzo… ma è stato stretto in un angolo del suo ufficio dall’editore del FQ con queste parole: ora tu, buono buono, difendi il russo perché non possiamo permetterci di chiudere il giornale in mancanza di lettori, ovviamente putiniani. Hai capito Marco?! Al massimo ti sarà consentito di scrivere ”la criminale invasione dell’Ucraina” che è anche utile per confondere le acque, ma non di più! Non vorrai mica ridurti agli angoli di strade a cercare di vendere come uno strillone il fascio di copie del giornale rimaste tristemente invendute?? Lo sventurato, sconfitto, rispose girando di qua e di là la testa.
Ora ragazzi, se qualcuno vi chiedesse chi è il giornalista italiano più onesto intellettualmente?? Di sicuro rispondereste immediatamente e all’unisono: Marco Travaglio!
Ma qui interverrebbe il Divino Gianni: è vero ma sapete… tutto è possibile nella vita! Anche il tradimento… PER NECESSITA’!
Della serie: LA VERITA’ DIVINA
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Guarda che stai male forte.
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la destra manifesta esclusivamente per i cittadini, uno in particolare, il loro Signore e Padrone pregiudicato

11 marzo 2013
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Tra l’altro non si capisce con che faccia il governo chiede prove d’amore agli altri quando, per esempio, sui diritti civili, ayatollah Meloni, ayatollah Salvini e (fino a un certo punto) ayatollah Tajani, la pensano come gli ayatollah iraniani.
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Ma cambiano le guide spirituali, quella di Meloni e’ Benito, quella di Salvini e’ Alberto da Giussano e quella di Tajani è Silvio….ognuno con i rispettivi culti, onoranze e sempre sia lodato!
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