
(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Se il giudice accoglierà la richiesta della procura, Jacques Moretti potrà uscire dal carcere pagando 200mila franchi, circa 215mila euro, e altrettanti dovrà versarne la moglie Jessica per non entrarci. Valanghe di film e telefilm americani si rincorrono nella memoria, restituendoci il ricordo di una sensazione di disagio. Intendiamoci: anche da noi, abitanti di un’altra civiltà giuridica, l’imputato benestante è privilegiato perché può permettersi gli avvocati migliori. Però il meccanismo della cauzione ti sbatte più brutalmente in faccia il potere della ricchezza.
Non importa la gravità delle accuse, come nel caso di Crans Montana. Se hai i soldi, esci. Se non li hai, rimani dentro.
Al di là dell’aspetto morale, trovo incongruente che prima lo Stato ti arresti nel timore che scappi, e poi fissi il prezzo per cui è disposto a correre il rischio che tu lo faccia davvero. Un prezzo, oltretutto, che finisce per premiare i più furbi. Quelli che, come i proprietari del locale andato a fuoco, non dichiarano redditi, ma solo ipoteche e leasing. A una persona che risulta nullatenente senza esserlo, così certifica la procura svizzera, non si possono chiedere più di 200mila franchi per comprarsi la libertà. Ma è proprio l’idea in sé che il denaro possa comprarsi tutto, anche la libertà, a risultare particolarmente odiosa in certe circostanze.
Davanti a una tragedia che chiama in causa l’avidità e l’incuria degli uomini bisognerebbe muoversi con un po’ più di rispetto per i morti, e per i vivi.
Saraceno: “Governo insufficiente sui salari, ma la colpa è pure delle imprese”
“Stipendi troppo bassi”. “Salgono soprattutto i prezzi di cibo e bollette: così pagano i più poveri”
(di Roberto Rotunno – ilfattoquotidiano.it) – “Il governo è stato insufficiente sui salari, che non hanno recuperato l’inflazione. Anche se più lento, il carovita continua a colpire gli stipendi reali, si accumula alla perdita di questi anni e penalizza i più poveri”. Chiara Saraceno, sociologa, osserva una realtà diversa dalla narrazione ottimistica di Meloni e soci: “La povertà energetica aumenta e sono stati diminuiti i sussidi per le bollette. La crescita di occupati, se sono a bassi salari, non è sempre una buona notizia”.
Professoressa, l’Inps ha detto che i salari non hanno recuperato l’inflazione 2021-2024, anche se consideriamo le buste paga reali e le detassazioni. Il governo Meloni ha affrontato male il problema?
L’ha affrontato in modo non sufficiente: ha puntato sulla defiscalizzazione, ma i salari bassi continuano a essere bassi, c’è al massimo una riduzione del danno. Non sono un’economista, ma leggevo su lavoce.info qualcosa che sospettavo: va alzato non solo il netto, ma anche il lordo. Bisogna lavorare sull’obbligo dei rinnovi contrattuali, perché i ritardi di più anni aggravano la distanza tra reddito reale e costo della vita. Non si può fare per legge, ma lo Stato per primo dovrebbe rinnovarli. A sinistra si parla di salario minimo, ma anche quello non minimo è insufficiente.
La Banca d’Italia dice che i consumi crescono piano e aumenta la propensione a risparmiare…
Ci sono pochi soldi da spendere, le perdite rispetto all’inflazione non saranno più recuperate, quindi chi può preferisce risparmiare piuttosto che comprare cose non necessarie. È aumentata anche la povertà energetica e sono diminuiti un po’ i sussidi.
Il “carrello della spesa”, dice Istat, è aumentato del 24% dal 2021 e a dicembre accelerano alimentari e prodotti per la casa…
L’inflazione sarà un punto solo, ma si aggiunge agli aumenti non recuperati. Ed è molto selettiva: chi ha un reddito modesto ha meno possibilità di fare rinunce. I più poveri sono penalizzati se si colpiscono consumi essenziali come gli alimenti o i detersivi. Se aumenta il prezzo del ristorante meno persone ci andranno, è diverso se aumentano il latte o le uova.
Il governo propone un bonus da 400 euro al mese per 52 mila caregiver su 7 milioni… È così che si riconosce il lavoro di cura?
Intanto mancano i decreti attuativi della legge sulla non autosufficienza. Di tanto in tanto vengono fuori queste cose: i mille euro per chi è ultra-ottantenne e poverissimo, ora questi 400 euro. Meglio di niente, ma manca l’attenzione all’appropriatezza della cura. Ti do i soldi e poi sono fatti tuoi. La caregiver deve avere competenze e forza. Invece si lavora ai margini, dando 400 euro a un piccolissimo gruppo. Hanno introdotto per la prima volta un livello essenziale di prestazione per la non autosufficienza: un’ora a settimana, a risorse date. In un’ora a settimana ci si fa al massimo un bagno nella vasca.
Aumentano le donne inattive per motivi familiari e anche questo fa scendere la disoccupazione. Un altro problema che si finge di non vedere?
C’è un dato strutturale di lavoratrici che escono per la nascita di un figlio, per l’assenza di politiche della cura verso i bambini, ma soprattutto verso anziani e fragili. Il divario non è solo tra uomini e donne, ma anche tra donne ad alta e bassa istruzione. Una donna a bassa istruzione, al Sud, dove i servizi non ci sono, non aspira a un gran reddito e se ha un grosso carico, sta a casa. È una fregatura perché non avrà autonomia e pensione, ma nell’immediato pare l’unica soluzione.
C’è una crisi sociale nascosta dietro i dati con il segno positivo di Pil e occupazione?
In parte sì, l’aumento di occupazione in un contesto di bassi salari non è per forza una bella notizia, perché le industrie preferiscono il lavoro a basso costo all’investimento in innovazione e ricerca. Il Paese continua a galleggiare, non va avanti. Non è solo colpa del governo, anche delle imprese, di tutti noi, ma al posto di questa narrazione positiva, scegliendosi l’indicatore che serve ogni volta, prendiamo tutti i dati e osserviamo il quadro in chiaroscuro, a partire dal segnale preoccupante dei giovani che vanno via.
Giuste osservazioni, sia quella di Gramellini, il che non è scontato, sia quella di Saraceno.
In Italia, per fortuna, il rilascio su cauzione non è ammissibile perchè violerebbe il principio costituzionale di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.
Il se hai i soldi esci e se non li hai rimani dentro sarebbe una palese violazione di quel principio.
Certo le differenze di censo esistono e possono mutare le condizioni processuali lato difesa, ma tali differenze non violano nessun principio costituzionale.
Quanto a Saraceno niente da dire a parte la vaghezza con cui cita l’articolo di la voce.info.
Vietato leggerla: gli editorialisti sono economisti che insegnano anche alla Bocconi e alla Cattolica: amerekani, via, yankee go home.
Citano dati, numeri, fonti; abominio!!! Vuoi mettere un bell’articolo della Basile o di Orsini?
Uno dei principali curatori del sito è Tito Boeri, economista, insegna alla Bocconi; è stato in passato direttore dell’INPS sotto i governi Letta e Gentiloni, di area PD; questo le ha tutte, gli manca solo di essere un untore del Covid.
Meglio evitare brutte letture: comprendere nuoce gravemente alla salute.
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