(dagospia.com) – Nell’Italia del “pedinamento digitale” dei suoi cittadini (intercettazioni illegali) con il Grande fratello che rischia di minare le stesse sorti della democrazia, l’accusa di peculato e corruzione nei confronti del presidente, Pasquale Stanzione, e dei componenti del consiglio del Garante della privacy non può essere liquidato come un Watergate “alla vaccinara”.

No, non sono la quantità di filetti o di cotolette acquistate dal professor Stanzione alla nota macelleria “Feroci” al Pantheon e messe nel conto dei contribuenti, a far gridare allo scandalo.

E neppure, politicamente parlando, sono gran cosa le somme per alberghi a cinque stelle o certi altri lussi “da parvenu” di provincia accreditati sulla carta di credito aziendale. Alla faccia del rigido codice etico di cui si era dotata authority.

Sull’immorale certezza del collegio che da cinque anni guida l’organismo sulla privacy dei cittadini, saranno i tribunali a dire l’ultima parola. Del resto, si tratta di uno scandalo annunciato. Da tempo, grazie al lavoro investigativo dei giornalisti del magazine tv “Report”, stranamente è stato lasciato in un cono d’ombra allarmante dal governo della “pulzella” della Garbatella, Giorgia Meloni.

Detto che il nostro don Pasquale da Solopaca, con un robusto curriculum accademico, è stato nominato dall’allora presidente del Consiglio, Mario Draghi, pochi giorni prima dalla sua uscita da Palazzi Chigi (luglio 2020), poco si comprende la ragione dell’attuale esecutivo nel lasciare nel limbo una situazione a rischio ben prima dell’intervento dei magistrati inquirenti. 

Toccava, infatti, ai solerti sottosegretari, Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano, che per legge attenziona pure i nostri servizi segreti, mandare a casa Stanzione e gli altri membri del consiglio del Garante. Oppure si scoprirà che nelle grigliate allestite a Palazzo Venezia il fumo delle bistecche potrebbe nascondere l’arrosto del conflitto d’interesse di cui avrebbero beneficiato società come Meta e Ita Airways. Che dire? Buon appetito a tutti.