(Stefano Rossi) – Ero tendenzialmente favorevole a votare “Si” al prossimo referendum sulla riforma della Giustizia, poi, leggendo bene le norme, mi sono convinto che bisogna votare “no”.

I motivi sono tanti, e semplici.

I

Quale riforma della Giustizia? Io, che scrivo ancora Giustizia con la maiuscola, mi assale la sensazione di essere totalmente superato dalla realtà, oramai fuori controllo.

Per decenni, i codici di procedura, ma anche quello penale, venivano riformati a distanza di 15/20 anni. E riformavano per davvero.

Ora, ogni due, tre anni ci sono riforme che riformano quelle precedenti. Chi lavora con la Giustizia sa bene che acquistato un codice o un manuale, tempo un anno, ed è già ora di comprarne uno aggiornato.

Norme che affastellano altre norme e non c’è fine a questo delirio.

Anche per la riforma Cartabia, poco dopo la sua entrata in vigore, si è reso necessario modificare molte disposizioni. Le riviste di diritto sono piene di commenti di giuristi che non riuscivano a districarsi tra le varie novità, spesso poco chiare, quando non erano del tutto errate.

Le cancellerie del Tribunale Civile di Roma, e sottolineo Roma, c’erano anche due impiegati in una sola stanza. In tre stanze potevi contare quattro cancellieri.

Oggi, in quelle tre stanze, si trovano al massimo uno o due cancellieri.

I tempi per ottenere giustizia sono sempre più lunghi e non mi pare che, nelle leggi di Bilancio, i vari governi che si sono succeduti, abbiamo destinato somme ingenti per investire sulla Giustizia, in favore di cittadini e in favore dello stesso Stato, che dovrebbe avere interesse ad avere una Giustizia efficiente.

No, la sensazione, che è oramai certezza, è che la Giustizia non debba funzionare.

E, soprattutto, non deve funzionare senza un controllo della politica.

Quindi, la domanda è più che legittima: quale riforma?

Se riformare un servizio, una funzione pubblica, vuol dire migliorarla, allora, questo Referendum non ha nulla che si avvicini ad una riforma.

Perché i problemi, strutturali e funzionali, che interessano poi i cittadini, rimarranno invariati.

Ed è questo il motivo per cui, mi sono impegnato a leggere bene cosa c’è dietro questa pseudo riforma che mi ha fatto cambiare idea nella scelta di voto.

II

Preliminarmente, preme capire che la riforma Nordio segue la riforma Cartabia, per quanto riguarda la Magistratura.

Ma c’è una questione che va precisata fin da subito: siamo chiamati a votare un Referendum costituzionale su un testo di legge che è in divenire, non è definitivo.

E già ci sarebbero profili di illegittimità; sicuramente il metodo è quanto meno spregiudicato. La riforma Nordio è scarna, con pochi articoli che saranno, successivamente al Referendum, oggetto di un decreto attuativo che andrà a completare, nel dettaglio, ciò che ivi è scritto.

Un bel modo di far pronunciare i cittadini, i quali, al momento del voto, non hanno contezza dei confini, e gli effetti, di questa riforma.

Per esempio, nulla sappiamo sui metodi dei sorteggi, nulla sappiamo sulla procedura dell’Alta Corte disciplinare che tra poco vedremo di cosa si tratta.

Fanno bene quei pochissimi giornalisti a dire che, il ministro Nordio, ha una pistola puntata contro la Magistratura dentro il cassetto che verrà tirata fuori dopo il Referendum.

Egli stesso, nel suo libro, scrive che ha in mente di limitare, se non abolire del tutto, l’uso dei trojan nelle intercettazioni telefoniche in caso di corruzione; scrive di “modestissime mazzette”. Ed è un errore credere che non ha nulla a che vedere con il Referendum. Più avanti sarò più chiaro al riguardo.

Veniamo al merito del quesito, per quanto se ne può sapere al momento.

III

Partiamo dalla questione principale: la separazione delle carriere.

Non fatevi ingannare dal grido delle sirene: Giovanni Falcone era favorevole. Ma per carità! L’Italia di Falcone non esiste più. Sono passati secoli, dal punto di vista politico, dagli anni di Falcone. Poi, proprio lui, da giudice al Fallimentare, passò alla procura. Quindi, chi getta il nome di Falcone in questa discussione è in malafede perché sfrutta la tragedia, di cui fu vittima, per fare breccia nel cuore di chi ascolta.

Come avvocato mi trovavo favorevole alla separazione in quanto, il Pubblico Ministero, dovrebbe trovarsi sullo stesso piano dei difensori. Svolgendo la stessa carriera, spesso nello stesso palazzo, è chiaro che i rapporti, le amicizie, le interferenze, tra il giudice, che rappresenta la Magistratura giudicante, e il sostituto procuratore, che al processo veste il ruolo di Pubblio Ministero, che rappresenta la Magistratura inquirente, c’erano e ci sono sempre state. Un avvocato, viceversa, ha più difficoltà ad interloquire, sul medesimo piano di un Pubblico Ministero, con un giudice.

Ma, questo, oramai, è un problema del tutto superato che appartiene al passato.

La Riforma Cartabia, ha fortemente limitato la possibilità di passare da una funzione all’altra: un giudice può passare a fare il sostituto procuratore solo una volta in dieci anni e, comunque, fuori dalla regione dove ha svolto la funzione giudicante. E viceversa (cioè, il sostituto procuratore che vuole diventare giudice).

Infatti, dati del ministero della Giustizia, le richieste di cambiare funzione, oggi, sono dello 0,3/0.4%, Quindi, il problema non esiste più.

Eppure, il Referendum a cui ci accingeremo a votare, riguarda proprio la separazione delle carriere. Il governo attuale, lo ha presentato proprio per evitare che vi siano commistioni tra la funzione giudicante e quella requirente.

Ma, stando ai dati di questo governo, lo scambio di funzioni riguarda lo 0,3% di tutta la Magistratura.

Allora, perché mai si indice un Referendum che ha dei costi altissimi per le casse dello Stato?

Deve esserci una ragione più importante di quel 0,3%!

E la ragione c’è, ed è macroscopica.

E qui bisogna capire bene come si amministra la Magistratura attraverso il Consiglio Superiore della Magistratura che è l’organo che governa, o meglio, autogoverna la Magistratura. Autogoverna perché, al suo interno, i membri sono per lo più magistrati.

La Costituzione ha messo al riparo la Magistratura, che rappresenta il potere giudiziario, da eventuali interferenze del governo, che rappresenta il potere esecutivo. Questo scudo è proprio il CSM, in quanto, i concorsi e le assunzioni, l’assegnazione nelle sedi, eventuali provvedimenti disciplinari e ogni altra attività che riguardi tutti i magistrati d’Italia, vengono decisi proprio dal CSM.

Il CSM è così formato: 27 membri; tre sono di diritto, e sono il presidente della Repubblica, che ne assume la presidenza, il primo Presidente della Cassazione e il Procuratore Generale presso la Cassazione. Poi ci sono 16 magistrati e 8 nominati dal Parlamento (=dalla politica).

Appare chiara la grande maggioranza di membri “togati”, cioè, di magistrati che, per il ruolo o le competenze svolte, vengono chiamati a svolgere funzioni al CSM, e sono oltre il doppio dei membri voluti dalla politica.

Quindi, l’indipendenza della Magistratura è ampiamente al riparo da eventuali interventi o intrusioni dei partiti politici.

Attualmente, i 16 membri togati, e gli 8 politici, vengono eletti attraverso mediazioni e valutazioni delle rispettive categorie.

Ma ecco il problema.

La riforma del CSM, nel caso vincesse il “sì”, al Referendum, necessariamente prevederebbe due CSM, uno per i giudicanti, uno per i requirenti, e i membri, sia togati e politici verrebbero sorteggiati.

L’ipotesi del sorteggio solletica la fantasia di coloro che pensano che, così facendo, si escludono tutte le correnti e gli intrecci “oscuri” che tanto hanno fatto parlare dopo il c.d. caso Palamara. Ma è solo uno specchietto per allodole.

Per la componente “laica”, cioè, politica, si prevede un sorteggio c.d. temperato. Vuol dire che, il Parlamento, per meglio dire, la politica, predisporrà un elenco di nomi da sorteggiare.

Per la componente “togata”, cioè, di magistrati, il sorteggio viene chiamato puro. Termine elegante per nascondere la verità: umiliare l’intera categoria. Cioè, a quanto se ne può sapere oggi, il sorteggio riguarderà i nomi di magistrati scelti, non si sa bene come. Ebbene sì, non è dato sapere, ad oggi, come avverrà questo sorteggio e come verranno scelti i nomi dei sorteggiati. Di certo non saranno sorteggiati tutti i magistrati d’Italia. Quindi, come procedere?

Dalla Camera dei Deputati vado a leggere “Rassegna sull’organizzazione della magistratura in alcuni ordinamenti giuridici europei”, ci sono la gran parte dei Paesi UE e, tutti, ripeto, TUTTI, vengono eletti, nelle varie cariche, in base a criteri interni, da propri colleghi. Non si conosce la scelta (mi rifiuto di scrivere “istituto”) del sorteggio che, al più, andrebbe bene per un arbitro di calcio.

Sul punto faccio notare che, senza entrare troppo nel merito dei problemi, la Procura di Barcellona Pozzo di Gotto, di Trani, di Caserta, operano tra le zone ad altissima densità mafiosa con problemi e realtà molto diverse l’una dall’altra e nulla hanno a che fare con problemi e realtà con Rimini, Aosta, Rieti. Come è possibile sorteggiare un magistrato che proviene da una delle prime tre procure e mandarlo in una delle altre tre, appena nominate, disperdendo il patrimonio professionale creando un danno enorme nella lotta alle mafie? Come non vedere il disastro se, al contrario, un magistrato proveniente da una cittadina tranquilla venisse catapultato in un’altra dove regnano più clan mafiosi e organizzazioni criminali senza aver avuto alcuna esperienza al riguardo?

È chiaro che, molto probabilmente, anche per il sorteggio c.d. puro, vi saranno delle mediazioni, delle riunioni per indicare i nomi più adatti per un certo tipo di procure.

Quindi, si tratta di una vera riforma o solo di un maquillage che non cambierà affatto la realtà?

Appare logico che, i nomi dei magistrati e politici che parteciperebbero al sorteggio, emergerebbero solo dopo incontri, mediazioni, riunioni, all’interno della Magistratura e dei partiti politici, che altro non sono frutto dei lavori delle attuali correnti e intrecci “oscuri” che si vorrebbero eliminare.

Inoltre, come già anticipato, nulla è dato sapere sulla procedura di questi sorteggi.

Concludendo, il sorteggio, sembra uno strumento liberatorio che eviterebbe trame ambigue, ma che, in verità, non cambia nulla rispetto al passato.

IV

All’interno del CSM, attualmente, vi è la sezione disciplinare, che giudica i magistrati per eventuali errori, omissioni, danni e irregolarità commessi durante l’esercizio delle funzioni. Dopo la vittoria del “sì”, si procederà all’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare che sostituirà, appunto, la sezione disciplinare.

Sarà formata da 15 membri, 3 nominati dal presidente della Repubblica, 3 votati dal Parlamento in Seduta Comune, estratti a sorte (tutti questi devono essere scelti tra professori ordinari di università, in materie giuridiche, e avvocati con almeno venti anni di esercizio), 9 magistrati estratti a sorte: 6 giudicanti e 3 requirenti.

E qui, si intravede l’astio e il veleno che questo governo cova verso la magistratura requirente. Ma per quale motivo i nove membri “togati”, debbono essere in maggioranza giudicanti? Perché mai non decidere il numero di 10 o 8 e fare al 50%?

Sia per una forma di rispetto, sia per garantire al massimo la rappresentanza delle due categorie che, in caso di vittoria del “sì”, diverrebbero, tra di loro, altra cosa in modo definitivo. Ravviso estremi di incostituzionalità, ma questo lo si vedrà in seguito.

Altra questione preliminare, in caso di decisione sfavorevole al magistrato, oggetto di provvedimento disciplinare, esso potrà fare ricorso alla medesima Corte Disciplinare, sia pure in composizione diversa.

Ora, non scomoderei articoli e giurisprudenza costituzionale, ma intravedo ulteriori profili di incostituzionalità anche su questo versante: per un giusto processo e per l’elisione di un vero secondo grado di giudizio; che poteva essere demandato alla Corte di Cassazione. Ma, anche qui, la riforma svela il suo vero profilo, la volontà è quella di scardinare l’indipendenza della Magistratura, metterla in un angolo e obbligare, il magistrato oggetto di eventuale sanzione, costretto a rimanere nella medesima corte che lo ha già giudicato e ritenuto colpevole.

E qui, come già detto, vi è la fallacità e la tracotanza di questo legislatore insensibile ai pesi e contrappesi che ha sempre contraddistinto la materia costituzionale e, se vogliamo, tutto il sistema della Pubblica Amministrazione.

Umiliare e ammansire un’intera categoria che, fino ad oggi, resta ed è indipendente sotto l’egida dell’art. 101 della Costituzione: “I giudici sono soggetti soltanto alla legge”.

L’articolo in commento, come un faro, ha guidato e guida la Magistratura e sarà, forse, l’unica ancora di salvezza alla deriva della riforma Nordio.

Un giudice soggetto a provvedimento disciplinare da professori universitari e avvocati, non credo possa resistere a quanto previsto dalla norma citata.

Come non rendersi conto che, questa Alta Corte sarà vittima di intrusioni politiche anche solo per il potere che i suoi membri eserciteranno: gestire funzioni giurisdizionali nei confronti di magistrati; dominerà sopra i due CSM come fosse una nuvola che potrà scagliare saette a chi non si allineerà alle direttive del governo.

V

E qui giova ricordare cosa c’è in serbo dopo il Referendum.

La riforma Cartabia prevede, per migliorare l’efficienza della Giustizia, che il governo possa stilare una lista dei reati da perseguire a scapito di altri che verrebbero esclusi dalle indagini.

In barba al principio costituzionale che l’azione penale è obbligatoria, il governo, quindi la politica, potrà indicare i reati che debbono essere oggetto di indagini. Pertanto, un magistrato che volesse perseguire un reato che il governo non lo ha indicato come priorità, ecco che rischierebbe di finire sotto accusa dall’Alta Corte Disciplinare.

Pensiamo se, per caso, dopo l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, venisse tolto dalla lista dei reati da perseguire, quello di concussione, magari entro un certo limite economico.

Questa è la riforma che noi cittadini vogliamo per migliorare l’efficienza della Giustizia?

————

Concludo con una riflessione sul piano storico.

Perché mai questo governo, che gode di ampia maggioranza, di ampio gradimento dei cittadini italiani, stando ai sondaggi, rischierebbe con un Referendum dall’incerto risultato?

È vero che la presidente Meloni ha già dichiarato che non si dimetterà nel caso vincessero i “no”, ma di certo, sarà un duro colpo per l’immagine di tutto il governo.

Questa riforma non riformerà la Giustizia ma solo la Magistratura.

Non in modo positivo per migliorarne la sua efficienza, difatti, non verranno stanziati fondi o previste modifiche a vantaggio di tutta la categoria.

La riforma Nordio serve a limitare, se non ad eliminare l’indipendenza della Magistratura che è in linea con l’altra riforma della Corte dei Conti, altra Magistratura a cui vengono spuntate le armi per contrastare la corruzione nella Pubblica Amministrazione.

Serve a mettere, su di un piedistallo superiore, il governo che vedrà, dall’alto, tutta la Magistratura, umiliata e divisa.

Ma non è questo il fine ultimo.

Per ottant’anni, la destra, è rimasta fuori dall’Arco costituzionale. Per questi lunghi decenni non hanno mai contato nulla, sempre fuori da tutte le riforme importanti (Statuto dei Lavoratori, Divorzio, La nascita delle Regioni, la legge Basaglia, la Riforma del Diritto di Famiglia, l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale) che, negli anni settanta, hanno mutato l’Italia e gli italiani.

Cultura, letteratura, cinema, intellettuali, premi Nobel, negli anni passati sono sempre stati a sinistra, mai a destra.

Con l’avvento di Berlusconi è andato al governo il centro destra ma, la destra è stata sempre sulla scia, e mai in testa, a quella compagine politica.

Oggi, per la prima volta, chi è al governo ha i numeri e i poteri per cambiare per sempre la storia di questo Paese, a cominciare dalla sua Costituzione.

Quante volta abbiamo sentito dire, e abbiamo detto, che la Costituzione è antifascista?

Quante volte abbiamo ricordato che la Resistenza e l’antifascismo hanno reso possibile la Repubblica e il benessere degli anni sessanta?

Ora, la destra, ha la possibilità di mettere la sua firma sulla Costituzione, proprio quella che noi chiamiamo “antifascista”.

Ecco il vero motivo di queste riforme che non riformano nulla.

Una volta cambiati molti articoli della Costituzione da questo governo, nessuno più potrà sostenere che è una Costituzione antifascista.

I fascisti, o postfascisti, comunque, la destra, intende modificare profondamente uno dei capisaldi della Repubblica e metterci la firma.

Non interessano gli effetti, anche se nefasti, quello che conterà sarà la firma finale.

Finisco con un’amara chiosa.

Nessuno si arroghi il diritto di dire che così deturperanno la Costituzione.

Lo ha già fatto la sinistra nel 2001, bruttando tutto il Titolo V della Costituzione introducendo l’Autonomia differenziata.

E li abbiamo visti raccogliere le firme per la sua abolizione!

Comunque, non ci resta che votare “NO”, per evitare un’altra riforma che  non solo non riforma, ma che rovina ampiamente una parte della nostra Carta costituzionale.