
1. Diversamente dai rotoli di carta igienica che non finiscono mai, ma un giorno poi finiscono, le turpitudini del più pericoloso rogue state (stato canaglia) dell’epoca contemporanea – gli Stati Uniti d’America – non hanno davvero mai fine!
Si tratta di crimini etici, politici, giuridici e persino di senso comune, che prendono la forma di invasioni, colpi di stato, rivoluzioni colorate/teleguidate, assassini mirati, bombardamenti pedagogici, sanzioni, minacce di annessioni di paesi amici (Groenlandia, Panama, Canada…) o nemici (Cuba, Palestina/Gaza etc…), sequestri di presidenti (Maduro, 3 gennaio 2026) e tentativi di assassinarli (Putin, 28/29 dicembre 2025[1]). La storia retrocede di duecento anni, restaurando la gloriosa legge del gorilla. E l’Europa, e l’Italia, sia detto en passant, sono dignitosamente schierate dalla parte del gorilla!
Nell’apprezzamento dell’oligarchia politico-affarista nordamericana, visibilmente uscita di senno, la Legge viene rispettata solo quando fa comodo. Chi osa resistere, se non dispone di adeguata deterrenza economica o militare, rischia la vita, come paese e come persona.
Una lunga schiera di analisti – valgano per tutti Lindsay O’Rourke (Covert Regime Change, Cornell University, 2018) e il regista/giornalista australiano John Pilger[2] – ha documentato con inoppugnabile evidenza che in 80 anni gli Stati Uniti hanno rovesciato (o tentato di) oltre cinquanta governi, in gran parte democrazie, interferendo nelle elezioni di decine di paesi, bombardando popolazioni di una trentina di nazioni, la maggior parte povere e indifese; hanno provato ad assassinare politici di cinquanta stati, finanziato o sostenuto la repressione contro movimenti di liberazione nazionale in oltre venti paesi. La magnitudine di questi crimini viene spesso evocata, ma poi subito accantonata, mentre i responsabili salgono più in alto o restano al loro posto, impuniti.
Il pianeta Terra non troverà pace fin quando non riuscirà a liberarsi da questo tumore metastatizzato che vuole dominare l’universo, aggredendo chiunque non si piega. Sanzioni, minacce, bombe, agenzie segrete, basi militari – 686 in 74 paesi[3] (in Italia 113[4] e 65/90 testate nucleari[5], in violazione del Trattato di Non Proliferazione), cui si aggiungono quelle segrete e quelle dei loro compagni britannici di merende – e via dicendo, nulla viene scartato, purché serva allo scopo.
Si tratta di cose note, eppure si continua a dipingere questo inquietante paese come l’ideale cui tutti aspireremmo, con qualche lacuna, certo, ma che volete? … la perfezione non è di questo mondo! e una delle ragioni alla base di tale distopia è costituita dalla colonizzazione delle menti[6] – tramite infiltrazione ideologica, manipolazioni, demonizzazione di altre nazioni, alterazioni percettive per sovvertire governi sovrani e altro ancora – che il governo degli Stati Uniti ha accentuato ancor più dalla fine della guerra fredda (1991). Si tratta di un vero e proprio lavaggio cerebrale, che impedisce ai popoli assonnati di avere un’idea meno approssimata degli accadimenti del mondo.
2. Venendo all’Iran, è noto che la plutocrazia (governo dei ricchi!) nordamericana è da sempre attenta alla tutela della vita umana degli altri popoli: basta gettare uno sguardo sul trattamento riservato nel giugno 2025 ai mille civili iraniani uccisi durante l’aggressione Usa-Israele, alla schiera interminabile di latino-americani, iracheni, libanesi, siriani, vietnamiti, somali, yemeniti, serbi etc. morti sotto le bombe umanitarie a stelle e strisce, alle violenze perpetrate – a dispetto del cosiddetto cessate il fuoco israeliano del 9 ottobre 2025 – contro il popolo palestinese, i cui massacri non sono mai cessati, con armi, soldi e (dietro le quinte) soldati Usa.
Oggi, questa nazione, per bocca del suo sublime rappresentante presidenziale, esprime turbamento per le sofferenze dei manifestanti iraniani scesi in piazza. Un’attenzione questa che qualche settimana fa era stata riservata anche ai cristiani della Nigeria, singolarmente la nazione più ricca di petrolio di tutta l’Africa, ma non ai cristiani di Siria, un paese ora guidato da un signor convertito alla democrazia, tale al-Jolani, di pregresso mestiere tagliagole, divenuto meritevole di abbraccio fraterno alla Casa Bianca e della mano sul cuore dei due capo-maggiordomi europei, von der Leyen e Antonio Costa. Quale esaltante esplosione di valori umani occidentali e di coerenza politica!
Se nei farfugliamenti del presidente i coraggiosi, empatici bombardamenti degli aviatori americani faranno migliaia di morti, che sarà mai! il popolo però potrà finalmente vivere in democrazia (quale genere di, possiamo immaginarlo gettando uno sguardo su Siria, Libia, Somalia etc.). Il compito di chiarire questo aspetto è comunque affidato alle incantevoli agenzie di intelligence, alle corporazioni di Wall Street e alle Sette Sorelle.
In verità, quel che accade in Iran in queste ore è un caso da manuale di regime change. La tecnica è collaudata: a) creare una crisi economica con sanzioni illegittime (in Iran durano da quasi cinquant’anni) rese più stringenti negli ultimi anni. La depressione economica genera infatti malcontento, che a sua volta spinge il popolo a protestare; b) vengono quindi reclutate schiere di infiltrati che per quattro soldi sparano su forze dell’ordine e manifestanti (modello Kiev/Maidan, 2014) creando caos, confondendo le responsabilità, inducendo a credere che il sistema stia crollando; c) a seguire – questa è la scommessa – i vertici dovremmo frantumarsi consentendo alle bombe umanitarie Usa di dare il colpo di grazia. Fine della storia. Questa volta, tuttavia, in Iran le cose sembrano andare altrimenti.
Vediamo. Che le inizialmente pacifiche manifestazioni contro il carovita e le critiche condizioni economiche siano state inquinate da teppisti al soldo del Mossad (e dunque della Cia e dell’Mi6) lo ha candidamente riconosciuto lo stesso servizio segreto israeliano[7], corroborato da Mike Pompeo (ex segretario di Stato e direttore della Cia con Trump 1.0) che ha complimentato i rivoltosi e i loro accompagnatori del Mossad[8] per il lavoro svolto sul campo. Dunque, non dovrebbero esserci dubbi, ma gli attenti osservatori di mainstream voltano pagina con indifferenza, perché verità o menzogna si confondono all’orizzonte. Solo pochi curiosi mantengono l’uso della ragione, la maggioranza fa fatica ad accettarne la deduzione.
Mentre restano aperte le piaghe inferte dall’impero all’Ucraina e al Venezuela, ecco dunque il turno dell’Iran. E la ragione è così banale che anche una foca esquimese riesce a capirla: il petrolio, croce e delizia delle nazioni indifese! Le riserve di petrolio e gas insieme fanno dell’Iran il primo paese al mondo, un boccone che più ghiotto non si può. Gli Stati Uniti vogliono imporre a tutti i paesi produttori l’uso del dollaro nelle transazioni energetiche, facendo in parallelo la guerra alle energie rinnovabili (di cui la Cina è dominus) che potrebbero prendere il posto dei combustibili fossili. Se il petrodollaro scomparisse, la valuta americana diverrebbe carta straccia, frantumando un’economia che si regge sulla stampa di moneta, pratica poco costosa che estrae da decenni lavoro e ricchezze dal resto del mondo. Non basteranno i dazi (tasse al consumo) imposti dall’instabile inquilino della Casa Bianca per reindustrializzare il paese, in assenza dei fondamentali. L’impero è in frantumi. Per tornare una nazione normale ci vorrà ancora tempo, ma il destino è segnato.
3. Insieme al petrolio l’altro obiettivo è indebolire lo sfidante principale, la Cina, la cui economia, nel semplicismo trumpiano, senza il petrolio iraniano verrebbe messa in ginocchio e comunque tornerebbe al petrodollaro, abbandonando il petroyuan. Ma la Cina ha tante frecce al suo arco e saprà reagire a dovere. Infine, Washington immagina che eventuali trasferimenti di armamenti russi a favore di Teheran intrappolata in una guerra prolungata indebolirebbe l’impegno di Mosca sul fronte ucraino, con presunti benefici per l’Occidente Collettivo esposto su quel fronte.
Per Israele, a sua volta, e in misura minore per Washington, la destabilizzazione dell’Iran porterebbe alla frantumazione del paese. L’Iran è in effetti composto da diverse etnie: azeri, curdi, arabi, baluchi, kazaki, Lori, Qasquai e altri, mentre i persiani veri e propri non superano il 55%. Tante piccole nazioni in guerra tra loro e facilmente soggiogabili, sul modello Libia o Siria, è anche il sogno di Israele. Ma l’Iran, che fino al 1935 si chiamava Persia, ha una lunga storia e una panoplia di articolate anime e configurazioni, che i deliranti propositi trumpiani non capiranno mai. È dunque consigliabile evitare previsioni e semplificazioni.
In uno scenario mediorientale di conflitto prolungato che coinvolga gli Usa, Israele potrebbe beninteso coronare il suo sogno, liberarsi una volta per tutte dei palestinesi sopravvissuti, cacciandoli in Egitto o chissà dove.
Una nuova aggressione Usa-Israele contro l’Iran aprirebbe d’altra parte scenari imprevedibili su altri fronti: a) con la Turchia, che resta inquieta davanti all’espansionismo israeliano in Siria; b) i curdi, indomiti e divisi su quattro paesi; c) il Pakistan, che dispone dell’arma nucleare e potrebbe non restare indifferente in un conflitto allargato; d) l’Iran infine, va rilevato, secondo l’Aiea dispone di oltre 400 kg accertati di uranio arricchito (che non sono stati distrutti nella messinscena del bombardamento di Fordow nel giugno ’25, e potrebbe averne persino di più), con i quali si può già fabbricare un ordigno nucleare. Secondo alcuni analisti, infatti, Teheran sarebbe già ora una potenza nucleare non dichiarata, che messa alle strette potrebbe utilizzare l’arma atomica, come del resto Israele in situazioni analoghe. Infine, se aggredita, Teheran potrebbe ricorrere all’arma atomica energetica, riempire di mine il Mar Rosso rendendolo impercorribile per anni e/o chiudere lo stretto di Hormuz, dove transita un terzo del petrolio mondiale via mare, il 20% del totale. Arma estrema certo, ma possibile, anche se ciò non piacerebbe alla Cina, che nel 2025 – infischiandosi delle sanzioni statunitensi – ha acquistato l’80-90% dell’export petrolifero iraniano[9], equivalente al 13,6% del totale importato.
In buona sostanza, qualora davvero gli Stati Uniti, insieme a Israele, decidessero sconsideratamente di tornare ad aggredire l’Iran, il mondo intero, non solo la regione mediorientale, si troverebbe davanti a drammatici scenari. Non può non generare acuta depressione constatare il silenzio dei governi europei – e per quanto ci riguarda della patetica l’Italia, priva di un briciolo di coraggio in politica estera – davanti a questa locomotiva impazzita, che gioca con la vita dei popoli, mettendo a rischio la sopravvivenza del genere umano, in caso di escalation nucleare.
Il pericolo qui non viene da autocrazie o dittature, comuniste o fasciste che siano, ma dalle degradate élite nordamericane, dai loro vassalli europei e dai media servili che imbrattano con le loro menzogne le menti del popolo.
4. Per finire, è bene evidenziare ancora una volta che l’aggressione militare contro una nazione sovrana (o meglio il secondo atto, dopo lo scorso giungo) costituisce un atto illegittimo sia per il diritto internazionale che per la Costituzione statunitense, poiché una guerra non dovuta a legittima difesa deve ottenere il via libera del Congresso. Ora, in assenza di un potere superiore, sulla scena anarchica internazionale, che disponga del monopolio dell’uso della forza e capace di imporre il rispetto della Legge, pesi e contrappesi interni alla cosiddetta democrazia americana dovrebbero supplire, al meno in parte, suggerendo moderazione e rispetto della sovranità altrui. Ma questo è proprio ciò che fa acqua da tutte le parti. Dunque, se in un solo anno l’esagitato inquilino della Casa Bianca ha messo a soqquadro il commercio del pianeta e aggredito impunemente sette paesi (Iran, Iraq, Nigeria, Somalia, Siria, Venezuela e Yemen), solo Iddio sa cosa potrà combinare nei tre anni che lo separano dalla sua uscita. Senza la massima attenzione al principio di non interferenza negli affari altrui, il mondo diventa un inferno. Ogni nazione ha il diritto inalienabile di scegliere il proprio destino, anche sbagliando. Non v’è dubbio che l’Iran sia una teocrazia (lo è del resto anche Israele), ma gli iraniani hanno diritto di scegliere il loro sistema come credono. D’altra parte, non dovrebbe sorprendere che un paese sotto assedio da anni, brutalmente aggredito, senza rappresentare un pericolo per nessuno (tantomeno per Israele o gli Stati Uniti), un governo che vede massacrare i propri vertici militari, insieme a suoi alleati, un paese che teme di essere destabilizzato a morte, reagisca fuori le righe. Una domanda sorge spontanea: cosa avrebbe fatto un governo europeo davanti a manifestanti armati che sparano alle forze dell’ordine e ai manifestanti? La domanda è aperta. Lasciamo dunque in pace l’Iran, e pian piano anche quel paese troverà la strada verso una apertura politica, sociale e istituzionale. Per favorire questi sviluppi, semmai, andrebbero promossi commerci e investimenti, scambi scientifici, turismo e via dicendo, come prevedeva del resto, tra le righe, il Jcpoa[10] (l’accodo nucleare voluto da B. Obama nel 2015), che nel 2018 Trump decise di stracciare, sotto la pressione di Israele. È verosimile che dopo dieci anni, se l’accordo fosse rimasto in vigore, avremmo oggi a che fare con un paese diverso, più aperto e finanche influenzabile sui temi che ci stanno a cuore. In verità, l’Iran è un nemico costruito, che serve le agende di Israele e dell’espansionismo nordamericano. È la sua sovranità che deve essere frantumata. La storia non fa regali. Piegarsi senza fiatare agli appetiti imperialistici degli Stati Uniti toglie etica alla coscienza politica e persino significato alla nostra alleanza, e non fa certo gli interessi del popolo iraniano. Le guerre, sarà bene ribadirlo in chiusura, uccidono sempre la povera gente. Donald Trump è invitato a passare qualche giorno a Gaza in una tenda battuta dal vento, o in una casa iraniana bombardata da quegli ordigni di cui tanto va fiero. Se sarà sopravvissuto, saremo curiosi di ascoltare il suo pensiero.
[1] https://mail.yahoo.com/d/folders/1/messages/AADEXJAf7tg5Og5Jjwh0IE0Y081?reason=invalid_cred
[2] https://cambiailmondo.org/2022/12/28/il-silenzio-degli-innocenti-come-funziona-la-propaganda/
[3] https://www.tpi.it/esteri/basi-militari-stati-uniti-2017082350311/
[4] http://www.kelebekler.com/occ/busa.htm
[5] https://www.tpi.it/esteri/bombe-nucleari-usa-italia-dati-documenti-20190717372685/
[6] https://english.news.cn/20250907/52998b0f27704866af2a66f5df6577dd/c.html
[7] https://www.jpost.com/middle-east/iran-news/article-881733
[8] https://www.wionews.com/world/pompeo-mossad-agents-iran-protests-controversy-1767420580748
[9]https://search.brave.com/search?q=how+much+iranian+oil+china+buys&source=desktop&summary=1&conversation=91ef36f1a60913c2960518
[10] Joint Comprehensive Plan of Action
l’autore del testo?
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forse non c’è perchè è una raccolta di notizie… chi le ha riportate?
Ma l’importante che concordino con delle verità… che condivido e che non ho mai letto sui nostri quotidiani del sistema.
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L’autore è l’ottimo Alberto Bradanini
Alberto Bradanini è un ex-diplomatico. Tra i molti incarichi ricoperti, è stato anche Ambasciatore d’Italia a Teheran (2008-2012) e a Pechino (2013-2015). È attualmente Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea.
L’articolo è stato pubblicato su
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-alberto_bradanini__lo_stato_canaglia_non_smette_mai_ora__la_volta_delliran/45289_64775/
https://www.lafionda.org/2026/01/15/lo-stato-canaglia-non-smette-mai-ora-e-la-volta-delliran/
Grazie a Infosannio per l’interessante segnalazione
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grazie,
distratto io che non l’ho notato, vado spesso in quel sito
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Anche qui …nessun destroso…. si evitano commenti su articoli veritieri…
forse l’unico cretino è l’asino di I.S:
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Articolo quanto mai pessimo, sia nello stile, sia nel contenuto.
Un autore ha tutto il diritto di sostenere una visione fortemente ideologica, in questo caso apertamente anti USA e anti-occidentale.
Il problema nasce quando i fatti reali vengono citati, ma mescolati senza distinzione con interpretazioni personali iperboli retoriche, congetture non dimostrate, giudizi morali presentati come dati oggettivi.
Esempio tipico: è vero che gli USA hanno una lunga storia di interventi esteri ed è vero che esistono studi seri sul regime change quali quelli di O’Rourke ma subito si salta dal documentato al congetturale: “vogliono dominare l’universo” o a generalizzazioni assolute (“tumore metastatizzato”, “legge del gorilla”)
Ma che modo di argomentare è?
Molti passaggi seguono questo schema: Evento reale (sanzioni, proteste, bombardamenti) e spiegazione unica proposta come ovvia :“è un regime change teleguidato”.
Ogni evento (proteste, crisi economiche, conflitti) viene ricondotto a un’unica causa esterna; l’azione deliberata degli USA con Israele come guest star.
Le dinamiche interne, le complessità sociali, culturali, storiche economiche interne sono completamente ignorate come se i cittadini che subiscono l’azione degli USA fossero dei birilli da colpire e ignorando così fatti storici di tutta evidenza (es il Vietnam o l’Afghanistan) che servono solo a dimostrare ad un lettore attento che l’articolo manifesta in modo chiaro solo una cosa: DISONESTA’ INTELLETTUALE.
Le fonti sono un mix studi accademici, blog, giornali di parte, motori di ricerca senza una benché minima contestualizzazione; citare una fonte non equivale a dimostrare una tesi se NON la si CONTESTUALIZZA.
Criticare l’egemonia statunitense, il regime change e il doppio standard occidentale è legittimo e spesso necessario, ma bisogna farlo in modo intelligente.
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Adesso mi accingo a presidiare il blogghe in attesa che ti arrivi la risposta (che meriti) da mastro Sparviero. Non me la perderei neanche se mi pagassero. Ma da quale scuola di pensiero (si fa per dire) provieni??
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