Meloni voleva fare la storia. Ma per inseguire Trump, il suo governo si accontenta di stravolgere la geografia

(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – A chi a destra da giorni non si dà pace perché la Flotilla non ha preso il largo alla volta dell’Iran, dove la brutale repressione delle manifestazioni di piazza ad opera del regime degli ayatollah sta facendo migliaia di morti, la risposta più chiara e inequivocabile è arrivata ieri dal voto delle opposizioni, sebbene con i distinguo dei 5 Stelle, in Commissione Esteri al Senato.
Sorvolando sull’impossibilità di una missione umanitaria modello Gaza a bordo di piccole imbarcazioni, tanto per le condizioni climatiche (siamo in pieno inverno) quanto per la distanza (proibitiva), il voto favorevole di tutte le forze di centrosinistra con la sola astensione dei pentastellati (che non è un No), smonta la propaganda con cui da settimane la maggioranza continua ad accusare i partiti di opposizione di stare prima con Maduro e ora con Khamenei.
Il via libera bipartisan alla risoluzione di condanna delle stragi di manifestanti in Iran sgonfia le balle di una destra ormai ridotta, in politica estera, a stampella delle scorribande Usa, passate (il sequestro del presidente venezuelano) e future (un possibile attacco militare su Teheran). Posizione che, motivando la sua astensione di ieri, il Movimento 5 Stelle ha perfettamente evidenziato. “Non vogliamo che il governo italiano si trovi a sostenere un’altra azione illegale di Trump, un’altra guerra per il petrolio; per questo motivo abbiamo chiesto di inserire un impegno nella risoluzione unitaria sull’Iran per scongiurare un intervento militare unilaterale, rafforzando un testo che per il resto condividiamo. Questo nostro auspicio è stato rigettato e per questo ci siamo astenuti”, ha spiega Giuseppe Conte.
Un rifiuto che conferma ciò che ormai è chiaro da tempo: non solo per Tajani, ma per l’intero governo italiano, il diritto internazionale vale fino a un certo punto. Vale per i nemici (la Russia che invade l’Ucraina), ma non per gli alleati (gli Usa che bombardano illegalmente il Venezuela e Israele che stermina 70mila palestinesi) né per se stessi (l’Italia che rimpatria il ricercato internazionale Almasri in Egitto con volo di Stato). Meloni voleva fare la storia. Ma per ora il suo governo si accontenta di stravolgere la geografia.
Nordio, sei tutti noi
(Di Marco Travaglio) – Dio e Bacco ci conservino Nordio in buona salute, perché la campagna del No ha tanto bisogno di lui. Ogni volta che apre bocca, migliaia di elettori del Sì cambiano idea. Ora per fortuna ha pure scritto un libro e va in giro a presentarlo, quindi straparla anche più di prima. Ieri ha dichiarato che la sua schiforma “interviene perché il Csm non caccia i magistrati inadeguati”. Stava quasi per cazziare il ministro titolare dell’azione disciplinare che dovrebbe scovarli col suo Ispettorato e invece li lascia impuniti. Ma una badante pietosa deve avergli ricordato che il ministro è lui. Il Csm, fra il 2023 e il 2025, ha emesso 194 sentenze disciplinari: 80 di condanna (41%), 91 di assoluzione (47%), 23 di archiviazione (12%). Una media di condanne altissima, mai vista in altre categorie professionali (gli avvocati ne hanno un quinto) né tra le toghe degli altri paesi Ue. Nell’ultimo decennio è stato punito in media lo 0,5% dei magistrati l’anno, contro lo 0,2 della Spagna lo 0,2 e lo 0,1 della Francia. E non grazie a Nordio, che l’azione disciplinare contro il presunto esercito di “inadeguati” non la esercita quasi mai; ma al Pg della Cassazione. Iuei 194 procedimenti definiti dall’attuale Csm sono partiti per il 67% dal Pg e solo per il 33% da Nordio. Si dirà: ma il 47% degli incolpati il Csm li ha assolti. Sì, ma solo in primo grado. Contro le assoluzioni che ritengono ingiuste, il ministro e il Pg devono fare appello in Cassazione. Volete ridere? Nordio blatera contro il lassismo del Csm, ma le assoluzioni non le impugna quasi mai. Nel 2023 ne ha appellata una sola (il Pg invece 15), nel 2024 due (il Pg 22) e nel 2025 altre due (il Pg 20). Quindi, per Nordio, erano ingiuste solo 5 assoluzioni: per il Pg, 57. Cioè il Pg – magistrato requirente – è cinque volte più severo coi suoi colleghi rispetto al ministro che strilla contro gli “inadeguati” salvati dal Csm mentre li salva lui. Genio.
E non è mica finita. Sempre più generoso con le ragioni del No, il Guardagingilli annuncia che, se vincerà il Sì, lui avrà mano libera per radere al suolo quel poco di giustizia penale che gli è sopravvissuto. Comincerà smantellando il trojan, che purtroppo svela tanti delitti, caso Palamara incluso. Quindi è “una barbarie”. Ma solo per la corruzione e gli altri reati dei colletti bianchi. Infatti è stato “il delirio moralistico di un Parlamento semi-giacobino” a estendere l’uso del trojan alle tangenti: “con il risultato che oggi, se un pm ravvisa l’ipotesi anche di una modestissima mazzetta, può usare questo meccanismo diabolico”. Resta da capire a quanto ammonti, nel personale Tangentometro di Nordio, una “modestissima mazzetta”. Ma questa dev’essere la prossima riforma: la modica quantità di mazzette consentita per uso personale.
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Per la campagna elettorale del Sì, Meloni arruola Dettori, lo storico collaboratore di Grillo e Casaleggio https://infosannio.com/2026/01/13/per-la-campagna-elettorale-del-si-meloni-arruola-dettori-lo-storico-collaboratore-di-grillo-e-casaleggio/
Se arruolano un esperto della comunicazione con il 90% dei media a loro favore, vuol dire che non sono sicuri della vittoria del Sì. Con i sondaggi che registrano una crescita del No temono una sconfitta, per questo hanno anticipato la data del referendum. Se aggiungiamo le promesse tradite dal Cdx e la crisi economica, la vittoria del No è a portata di mano.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/14/referendum-il-fronte-del-no-recupera-3-punti-nei-sondaggi-vola-la-raccolta-firme-vola-superata-quota-430mila/8255765/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/13/economia-italiana-indebolimento-istat-crescita-notizie/8254039/
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