INPS, RETRIBUZIONI MEDIE NON HANNO RECUPERATO POTERE ACQUISTO

(ANSA) – ROMA, 15 GEN – Le retribuzioni medie dei lavoratori privati (esclusi i domestici) sono cresciute nominalmente tra il 2014 e il 2024 del 14,7% mentre quelle dei lavoratori pubblici sono salite dell’11,7% con un tasso inferiore a quello dell’inflazione.
Lo si legge nell’ “Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti pubblici e privati” messa a punto dal Coordinamento statistico attuariale dell’Inps presentata oggi secondo il quale nel 2024 la retribuzione annuale media per i dipendenti privati era di 24.486 euro mentre quella dei dipendenti pubblici era di 35.350.
Se si guarda invece solo alle retribuzioni contrattuali e non a quelle effettive che tengono conto degli straordinari ecc tra il 2019 e il 2024 si è registrato un gap tra aumento nominale dei salari e quello dei prezzi di oltre nove punti.
Nel settore privato le donne continuano ad avere retribuzioni medie effettive molto più basse di quelle degli uomini. “Si conferma – si legge – la forbice tra le retribuzioni in base al genere. La retribuzione media annua delle donne, infatti, è circa il 70% di quella degli uomini.
Ad esempio, nel 2024 la retribuzione media delle donne è di poco sotto i 20 mila euro (19.833 euro), quella degli uomini quasi 28 mila euro, anche se rispetto al 2014 la retribuzione media delle donne è cresciuta di più (+17,5%) di quella degli uomini (+13,5%). Il gender pay gap è solo in parte spiegato dal minor numero di giornate retribuite per le donne (240) rispetto agli uomini (251)”.
Negli ultimi due anni comunque, sottolinea l’Inps, si è assistito a una crescita delle retribuzioni reali anche grazie alla bassa inflazione e al richiamato gap temporale dei rinnovi contrattuali. Occorre infine tener presente che gli incrementi salariali sono correlati alle dinamiche della produttività del lavoro che nel nostro paese è condizionata da fattori strutturali quali la composizione settoriale, la bassa innovazione tecnologica.
Diverse le conclusioni se si analizzano le retribuzioni nette, dopo l’intervento delle agevolazioni contributive e fiscali, che per i redditi più bassi hanno consentito un recupero maggiore rispetto all’inflazione fino a raggiungere al livello mediano delle retribuzioni un recupero quasi completo.
LANDINI, RETRIBUZIONI DOVREBBERO ESSERE CONTRATTATE OGNI ANNO
(ANSA) – ROMA, 15 GEN – “Una delle riflessioni da fare è che non è possibile rinnovare i contratti ogni tre-quattro anni, ma c’è bisogno di arrivare quasi a una contrattazione annuale dei salari per il recupero certo dell’inflazione”. Lo ha detto il segretario della Cgil Maurizio Landini, a margine di un convegno dell’Inps sulle retribuzioni che conferma che i salari non hanno recuperato il potere d’acquisto rispetto all’inflazione registrata dopo la pandemia.
“I dati confermano che esiste una questione salariale – ha spiegato – non si è recuperata pienamente l’inflazione e c’è un aumento della precarietà che ha abbassato le retribuzioni. C’è una forte differenza tra uomini e donne e tra le aree territoriali del Paese.
Queste sono tutte distorsioni, questo pone un problema rispetto al modello contrattuale, la necessità di rafforzare i contratti nazionali di lavoro. I contratti nazionali devono avere la certezza di un recupero reale dell’inflazione e di redistribuzione della ricchezza prodotta. penso che una delle riflessioni da fare è che non è più possibile farei contratti ogni tre-quattro anni ma c’è bisogno di arrivare quasi a una contrattazione annua del salario se voglio tutelare il potere d’acquisto. Oggi i contratti nazionali dirano durano tre/quattro anni. Io penso si possa avere una verifica del potere di acquisto anche annuale”.
Negli ultimi due anni comunque, sottolinea l’Inps, si è assistito a una crescita delle retribuzioni reali anche grazie alla bassa inflazione e al richiamato gap temporale dei rinnovi contrattuali.
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Forse l’INPS voleva dire che sono diminuite meno rispetto ad altri periodi
Occorre infine tener presente che gli incrementi salariali sono correlati alle dinamiche della produttività del lavoro che nel nostro paese è condizionata da fattori strutturali quali la composizione settoriale, la bassa innovazione tecnologica.
Il vero problema.
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