(Davide Sabatino – lafionda.org) – Come è noto gli Stati Uniti hanno da sempre sopportato un tasso di violenza molto elevato. Le forze dell’ordine negli USA hanno spesso e volentieri avuto la mano pesante sui cittadini, soprattutto se questi erano afroamericani (vedi caso George Floyd). Eppure quello che è successo a Renee Nicole Good, donna bianca, cristiana e madre di tre figli, è qualcosa di agghiacciante. Renee è stata uccisa a sangue freddo mercoledì scorso nella città di Minneapolis da una pattuglia dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement). Questo episodio fa tremare i polsi non solo perché è incredibile che nel 2026 possa esistere legalmente una polizia che abbia il potere (concessogli da uno stato che si autoproclama democratico) di esercitare atti di squadrismo nei confronti di persone “immigrate”, o presunte tali; ma risulta sconcertante soprattutto perché, in questo caso, stiamo parlando di un omicidio intenzionale nei confronti di una signora disarmata, che si trovava seduta immobile nella propria auto. Infatti, nei giorni successivi anche molti repubblicani filo-Trump hanno commentato il tragico evento con parole di sdegno e preoccupazione. E, ad oggi, ci sono stati oltre mille eventi in tutti gli Stati Uniti che hanno visto grandi proteste al grido: “Ice, Out for Good” (Ice, fuori per sempre).

Ad aumentare la gravità dell’accaduto sono arrivati immediatamente i commenti triviali di esponenti del governo statunitense, come il vicepresidente J. D. Vance, il quale ha dichiarato che si è trattato di un “attacco alle forze dell’ordine”. In poche parole — secondo Vance — l’agente federale dell’Ice avrebbe agito così per legittima difesa, visto e considerato che, sue testuali parole, la signora Good è da considerarsi semplicemente “una vittima dell’ideologia di sinistra”. In sostanza, la tesi estremista del governo Trump-Vance-Rubio è questa: Renee se l’è cerata perché era un’attivista di sinistra. Se fosse stata di destra, invece, bé non le sarebbe successo nulla. Ci rendiamo conto dell’assurdità di queste dichiarazioni? Dei precedenti politici e culturali che queste giustificazioni “di parte” possono creare? L’escalation di violenza da guerra civile, dopo questo tragico fatto, non è più un’ipotesi politologica. È esattamente la realtà tremenda di oggi. Continuare a denunciare questa deriva barbara dello stato di diritto nelle cosiddette democrazie occidentali, è un compito civile e spirituale trasversale, che dovrebbe essere percepito come tale da chiunque creda che sia arrivato il momento di mettere da parte ogni forma di ideologia divisiva e inutilmente bellica.

Ribadisco: l’accettazione della violenza interna fa parte della storia degli Stati Uniti d’America fin dall’inizio. Ed è la loro colpa originaria. Anche con i Dem al governo abbiamo assistito ininterrottamente a episodi razzisti di una ferocia intollerabile. Quindi non si tratta di criminalizzare l’operato suprematista di Trump — che resta tale — per assolvere l’ipocrisia di Biden o della Harris. Anzi, è tutto l’opposto. Per questo mi fa sorridere leggere che i MAGA sarebbero migliori perché almeno esplicitano la loro violenza colonialista apertamente e non sono dei falsi perbenisti come quei sepolcri imbiancati Dem, difensori del diritto internazionale solo quando gli fa comodo a loro. È ridicolo sentir dire, in modo così superficiale, che se critichi la politica di Trump allora vuol dire che sei automaticamente a favore della cancel culture o di qualsiasi altra aberrazione politicamente corretta. Come se dentro questo bipolarismo decadente una terza via non ci fosse.

Questa logica polarizzante, nonostante abbia una certa presa sull’opinione pubblica, esattamente come il tifo calcistico o televisivo, ad un’analisi più seria resta comunque un’idiozia facilmente smontabile. La violenza, infatti, è violenza punto e basta. E chiunque eserciti questa prepotenza antidemocratica su qualsiasi altro — peggio ancora se lo fa in modo spudorato e disinvolto — è da condannare senza se e senza ma. Non esistono scuse di fronte all’uso della violenza; e questo, soprattutto per chi si impegna nel costruire un mondo più pacifico e disarmato, dovrebbe essere lapalissiano.

Ciò che constatiamo è quindi un’assenza spaventosa di visione politica innovativa, nuova, inedita, coraggiosa e realmente pacifica, che abbia davvero l’ardire di mettere in discussione l’intero teatrino della politica bellica contemporanea. Se per eccesso di realismo cadiamo anche noi nella retorica che dice sostanzialmente che in politica esistono solo i “rapporti di forza” e nient’altro, allora possiamo dare le chiavi del nostro futuro in mano a tutti coloro che stanno già dimostrando d’essere i più cinici e i più spietati (vedi, per esempio, i nostri leader europei). È questa la politica che ci dobbiamo augurare? Sarebbe questo il destino delle democrazie occidentali? Speriamo proprio di no. Invertiamo immediatamente questa rotta suicidaria, che ci mantiene costantemente nel “rischio di un imminente catastrofe”, come scriveva profeticamente il sociologo Ulrich Beck. La scelta che dobbiamo fare non è fra la maschera dell’orrore (Dem) e l’orrore in sé (Rep); altrimenti saremmo comunque spacciati. Esiste sempre una terza via quando la polarizzazione diventa così esasperante. Basta solo immaginare l’impossibile. Credere nell’impossibile! Dunque, ci arrendiamo a questo stato di cose, alla legge del più forte, oppure vogliamo provare a inaugurare un nuovo moto rivoluzionario non violento e, proprio per questo, fortemente radicale?