(Stefano Rossi) – Da oltre un decennio, la sinistra, ha sempre difeso il velo indossato dalle donne musulmane, adducendo che si tratta di un simbolo religioso.

Sorrido sempre quando gli atei si inerpicano sulla materia religiosa.

Non possiamo vedere le donne che stanno protestando in Iran, in quanto il regime ha bloccato qualsiasi comunicazione con l’esterno, ma abbiamo visto molte iraniane, residenti in Occidente, protestare con sigarette accese, bruciare la foto di Khamenei e mostrarsi orgogliose senza il velo. Alcune, per meglio sottolineare il gesto, se lo tolgono tutte contente.

Ecco, non credo vedremo mai un dibattito sul perché, in questa protesta, le donne si tolgono il velo.

Ma la domanda resta: il Pd è ancora convinto che si tratti di un simbolo religioso? Che non c’entri nulla con la cultura patriarcale che schiaccia qualsiasi iniziativa proveniente dalle donne?

Non vuole essere una mera critica, ma qualcosa che riguardi un mantra che abbiamo sentito da troppi anni: “ci dobbiamo integrare”.

La radicalizzazione religiosa porta al paradosso che, in Italia, le donne musulmane hanno meno libertà che nei loro Paesi di origine.

Non lo dico io, ma tante persone come la dott.ssa Souad Sbai, di origine marocchina.

Per la vicenda di Saman Abbas, strangolata e fatta a pezzi dai suoi stessi parenti, per non aver accettato un matrimonio combinato e per voler vivere all’occidentale, la sinistra perse una delle tante occasioni. Ne parlò una ex consigliera comunale del Pd, l’egiziana Marwa Mahmoud: “Da parte nostra c’è timore a intervenire su questi temi. Negli ultimi vent’anni c’è stata sottovalutazione. Parliamone. Mettiamoci la faccia. Io, da musulmana e da consigliera Pd, per prima”. Poi, una riflessione profonda: “Sono temi delicati e complessi se non si hanno basi antropologiche solide. C’è paura di essere strumentalizzati e additati come razzisti. Si è tergiversato troppo preferendo agire con paternalismo, assistenzialismo e accoglienza. Che, sia chiaro, va bene. Ma non basta. Tutto il resto è diventato tabù, come la mutilazione ai genitali femminili per esempio”.

Solo di recente, alcuni giornalisti, hanno cominciato a pensare che, la sinistra, abbia perso terreno sul tema della sicurezza.

Aggiungerei quello dell’immigrazione con la  favoletta dell’integrazione.

Paradossalmente, quelli che ci vorrebbero tutti uguali, integrati, appunto, sono poi timorosi ad accettare le inevitabili e splendide diversità culturali e antropologiche che da sempre diversificano i popoli.