Salvini annuncia le misure ma resta il nodo della gara. Servirà una nuova delibera Cipess. Il Mit rilancia anche gli indennizzi per i balneari

(Luca Monticelli – lastampa.it) – La prima risposta del governo alla Corte dei Conti, che ha bocciato il Ponte sullo Stretto, arriverà per decreto. Ma l’atteggiamento dell’esecutivo resta comunque conciliante, l’obiettivo è quello di ribattere punto su punto ai rilievi della magistratura contabile, che ha negato il vaglio di legittimità sulla realizzazione dell’opera. Al momento, quindi, Palazzo Chigi non farà forzature e non applicherà il “visto con riserva” sul Ponte, strumento che servirebbe per aggirare i dubbi sulle procedure e sulle risorse economiche.
Il decreto che affida a un commissario unico la gestione dei cantieri stradali in ritardo, spiega Salvini, è stato rinviato perchè si stanno facendo degli «approfondimenti su alcune tematiche relative al Ponte per ottemperare a tutte le richieste della Corte dei Conti». Il leader della Lega fa riferimento a «una norma per andare avanti» con l’opera, che sarà inserita nel provvedimento sui commissari. Più esplicito Pietro Ciucci, l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, che parla di «chiarimenti procedurali per la riattivazione dei procedimenti riguardanti la delibera Cipess e il Decreto interministeriale, al fine di conformarsi alle motivazioni della Corte dei Conti».
Lo stop della Corte
Nelle loro motivazioni, pubblicate a dicembre, i magistrati contabili contestano la procedura Iropi, ovvero le ragioni di rilevante interesse pubblico che hanno consentito di superare la valutazione negativa della Via-Vas. Inoltre, le toghe denunciano che i criteri della direttiva Habitat – che prevede di considerare delle alternative in grado di ridurre gli impatti sugli ambienti naturali – non sono stati soddisfatti. Poi, oltre ai numerosi buchi legati all’istruttoria, c’è il problema degli appalti. Secondo i giudici, il progetto del Ponte di vent’anni fa, riportato in vita dal governo Meloni, avrebbe dovuto essere messo a gara. Il modello di finanziamento è cambiato, dal project financing del 2003 alla copertura integrale con risorse pubbliche. In più, contesta la Corte, l’aggiornamento dei costi – cresciuti da circa 4 miliardi di euro a 13,5- non è stato accompagnato da un’istruttoria tecnica dettagliata.
Una nuova delibera Cipess
La questione della nuova gara che non è stata fatta rimane il nodo fondamentale da sciogliere per il governo, e di certo non potrà essere affrontato per decreto. Una fonte vicina al dossier sostiene che per rimettere in carreggiata l’iter del Ponte sarà comunque necessario ripassare per Palazzo Chigi con una nuova delibera Cipess, il comitato interministeriale per la programmazione economica.
Balneari, l’ultima proposta
Nel decreto annunciato da Salvini potrebbe trovare spazio anche l’annosa questione degli indennizzi ai balneari. La situazione che riguarda i gestori degli stabilimenti è bloccata dall’inizio della legislatura. Dopo una serie di rinvii e retromarce, la scadenza delle concessioni è fissata al 30 settembre 2027, perciò entro giugno 2027 le gare dovranno essere pronte. L’esecutivo ha tentato di negoziare con la Commissione europea un meccanismo di indennizzo da assicurare ai gestori che perderanno la concessione, ma Bruxelles si è opposta. Il ministro Salvini propone di «superare l’articolo 49 del codice della navigazione per permettere ai concessionari balneari uscenti di avere un indennizzo per gli investimenti fatti». L’articolo 49 stabilisce che le strutture fisse costruite sul demanio marittimo non restano di proprietà del gestore che le ha costruite, ma passano allo Stato alla fine della concessione, senza alcun compenso o rimborso. L’idea di Salvini non è nuova, ma sembra di difficile applicazione, considerando che sulla concorrenza la Commissione europea non intende fare sconti. La Lega aveva provato a inserire un emendamento simile in legge di bilancio, chiedendo allo Stato di pagare un rimborso per l’acquisizione delle opere costruite sul demanio marittimo, ma alla fine non è passato.