
La Rete Consumatori di Cittadinanzattiva Campania chiede l’annullamento definitivo, in autotutela, del bando regionale per la gestione del sistema acquedottistico della Grande Adduzione Primaria. A intervenire è Angela Marcarelli, coordinatrice regionale dell’associazione, che sollecita la Regione Campania a fermare senza indugio la procedura di gara già sospesa dal TAR. Il riferimento è al bando PI010577-25, relativo alla procedura aperta per l’individuazione di un socio privato operativo di minoranza nella società che dovrebbe gestire il servizio idrico della Grande Adduzione regionale. Una gara che, secondo Cittadinanzattiva, presenta “insanabili vizi procedurali” tali da rendere inevitabile l’annullamento.
Il TAR Campania, con ordinanza pubblicata il 9 dicembre 2025, ha infatti disposto la sospensione cautelare della gara accogliendo il ricorso di Acqua Campania S.p.A., attuale gestore del servizio. I giudici amministrativi hanno ritenuto fondati i rilievi sulla documentazione di gara, che non garantirebbe ai concorrenti un quadro economico-finanziario chiaro e verificabile.
Secondo il TAR, le criticità riguardano in particolare la definizione dei margini di remuneratività per il socio privato, con conseguenti dubbi sulla sostenibilità economica delle offerte. L’udienza di merito è fissata per l’11 marzo 2026.
Per Cittadinanzattiva, la sospensione conferma che la procedura non è più modificabile, poiché nelle gare pubbliche vige il principio dell’immodificabilità dell’offerta dopo la scadenza dei termini. Proseguire nella difesa della gara, secondo l’associazione, esporrebbe l’amministrazione a ulteriori rischi, anche sotto il profilo penale.
Da qui la richiesta formale alla Regione di procedere all’annullamento in autotutela del bando, evitando un contenzioso prolungato e dannoso per l’interesse pubblico.
Nel mirino dell’associazione c’è anche la scelta politica di puntare su un modello di gestione mista pubblico-privata dell’acqua. Cittadinanzattiva richiama l’esito del referendum del 2011 e la normativa europea, sostenendo che per infrastrutture strategiche come la Grande Adduzione non sia necessaria la concorrenza di mercato e che la gestione debba restare integralmente pubblica.
Secondo la Rete Consumatori, la partecipazione anche minoritaria di soggetti privati impedirebbe il cosiddetto “controllo analogo” da parte dell’ente pubblico e rischierebbe di subordinare la gestione di un bene essenziale come l’acqua a logiche di profitto.
Cittadinanzattiva denuncia inoltre la mancata considerazione di una petizione popolare sottoscritta da 9.518 cittadini campani e consegnata nel novembre 2023 alla Regione. La petizione chiedeva l’annullamento della delibera che ha avviato la procedura di gara e l’attivazione di un percorso per la gestione totalmente pubblica del servizio.
Secondo l’associazione, il Consiglio regionale avrebbe avuto l’obbligo di esaminare la petizione e di comunicarne l’esito, cosa che non sarebbe mai avvenuta.
Nel documento a firma della Marcarelli si richiama infine l’esperienza della Regione Puglia, che ha rafforzato la gestione pubblica dell’acqua attraverso il modello dell’ “in house providing”, trasferendo quote dell’Acquedotto Pugliese ai Comuni per garantire un controllo pubblico congiunto e scongiurare il ricorso a gare.
Un modello che, secondo Cittadinanzattiva, la Campania dovrebbe prendere a riferimento per assicurare una gestione più efficiente, democratica e orientata all’interesse collettivo.
In assenza di risposte entro 30 giorni, l’associazione annuncia nuove iniziative civiche su tutto il territorio regionale e valuta la costituzione nel giudizio pendente davanti al TAR Campania. Non si esclude, inoltre, il ricorso all’autorità giudiziaria ordinaria per eventuali approfondimenti anche di natura penale.
“L’acqua è un bene comune – conclude Cittadinanzattiva – e la gestione della Grande Adduzione deve essere interamente pubblica, trasparente e sostenibile, oggi e per le future generazioni”.