Il Consiglio dei ministri convoca le urne forzando la prassi e con l’iniziativa popolare ancora in corso. I promotori chiederanno la sospensiva urgente al Tar: le incognite e gli scenari

(di Paolo Frosina – ilfattoquotidiano.it) – Alla fine il governo ha deciso di forzare. Come anticipato dal Fatto e poi confermato dalla premier Giorgia Meloni, il Consiglio dei ministri ha fissato al 22 e 23 marzo il voto sulla riforma Nordio, senza attendere i tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale. Una scelta che viola la prassi seguita in tutta la storia repubblicana, ignorando le oltre 350mila firme già raccolte dall’iniziativa popolare per il referendum (qui il link per firmare con Spid o Carta d’identità elettronica). In base alla Carta, infatti, cinquecentomila elettori, cinque Consigli regionali o un quinto dei membri di ciascuna Camera possono chiedere il voto su una legge costituzionale entro tre mesi dalla pubblicazione. Per la riforma Nordio questo termine scade il 30 gennaio: fino a quel giorno i cittadini hanno il diritto di raccogliere le firme e consegnarle all’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione, che ha trenta giorni per ammettere o meno la richiesta e definire il quesito. Solo a quel punto il Consiglio dei ministri avrebbe potuto deliberare sulla data del referendum, fissandola con un anticipo compreso tra i cinquanta e i settanta giorni. Considerando le festività pasquali, dunque, con ogni probabilità non si sarebbe potuto votare prima di metà aprile.
Il centrodestra, però, ha fretta di capitalizzare il vantaggio del Sì nei sondaggi. Così il governo ha proposto un’interpretazione inedita delle norme, sfruttando le richieste già depositate dai parlamentari, ammesse dalla Cassazione il 18 novembre. La legge sulla materia (la 352 del 1970) prevede infatti che il referendum vada indetto entro sessanta giorni “dall’ordinanza che lo abbia ammesso”. E poiché un’ordinanza in questo caso c’è già – quella ottenuta dai parlamentari – secondo palazzo Chigi non c’era bisogno di aspettare l’esito della raccolta firme: anzi, la data andava obbligatoriamente fissata entro il 17 gennaio.
Non la pensano così i promotori, che hanno già pronto il ricorso al Tar del Lazio con cui chiederanno la sospensione d’urgenza degli effetti della delibera. Anche se la raccolta firme resta formalmente in piedi, infatti, la scelta dell’esecutivo potrebbe svuotarne completamente il senso: non essendoci precedenti in materia, non è chiaro se la Cassazione possa ancora modificare il quesito una volta che la consultazione è stata indetta. La questione è rilevante perché il quesito proposto dai 15 giuristi che hanno lanciato la raccolta firme è diverso da quello (già ammesso) dei parlamentari, in quanto elenca uno per uno i sette articoli della Costituzione modificati dalla riforma.
Per rivolgersi al Tar, i promotori aspetteranno probabilmente il decreto con cui il presidente della Repubblica convocherà ufficialmente le urne (impugnando già la delibera del Cdm il ricorso potrebbe essere dichiarato inammissibile). Dal Quirinale è arrivato il messaggio che Sergio Mattarella non si opporrà alla scelta del governo, pur mettendo in guardia dal rischio di un pantano giudiziario. Se il Tar accogliesse la richiesta di sospensiva, infatti, in teoria la consultazione non si potrebbe tenere fino a quando la questione non sia stata decisa nel merito: il referendum a quel punto resterebbe congelato per mesi.
Mi auguro che questa mossa sgraziata del governo spinga una bella fetta di astensionisti ad andare al seggio per votare NO.
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La domanda é: quelli del fatto e i commentatori non conoscono le regole o sono in mala fede. Secondo me i commentatori non conoscono le regole. Vediamo di spiegargliele.
a) L’articolo 138 della costituzione comma 2 recita:
“Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare [cfr. art. 87 c.6] quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
Purtroppo l’italiano è una lingua difficile e non é raro che gli italioti confondano “e” con la “o”
b) Larticolo 15 della legge di attuazione – legge 352 del 1970 recita:
“Il referendum è indetto con decreto del Presidente della Repubblica, su deliberazione
del Consiglio dei Ministri, entro sessanta giorni dalla comunicazione dell’ordinanza che lo
abbia ammesso. ”
c) Con Ordinanza del 18 novembre 2025, l’Ufficio centrale per il referendum ha ammesso le richieste referendarie sul testo della legge costituzionale,”
Che piaccia o no agli antidemocratici, questo governo è rispettoso delle leggi e non può sottrarsi alla norma imperativa prevista dalla legge 352 del 1970.
Solo degli azzeccagarbugli antidemocratici possono sostenere il contrario.
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Bastiancontrario comunque: per fortuna ha specificato che lingua italiana è difficile: se ’articolo 138 della costituzione comma 2 che ha evocato recita:
“Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare [cfr. art. 87 c.6] quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.” Evodentemente devono scadere tre mesi prima di fissare la data. “Entro tre mesi” nella lingua italiana che lei capisce perfettamente significa che l’intervallo concesso è tre mesi non inferiore. Detto questo l’azzecca garbugli sembra lei: il governo può indire il referendum entro 60 giorni ma non è affatto obbligato a decidere la data del voto che può concordare proprio in funzione del comma 2 dell’art 118 Costituzione. Quindi di cosa sta parlando scusi.
A parte la riforma della giustizia inutile e scritta coi piedi, è ovvio che il Governo non vuole che gli italiani capiscano bene quali siano gli intendimenti nascosti dietro la propaganda della separazione della carriere che in italia rappresenta meno dellì1% dei magistrati. Che poi Giorgia Meloni sostiene che la sua riforma impedisca alla politica di condizionare al composizione dei Csm però il parlamento compila una lista di 10 Laici per ogni Csm dato che sarebbero due uno per la magistratura requirente e uo per quella giudicante. Di fatto la politica con questa riforma avrebbe ancora più peso contrariamente a quanto propaganda falsamente la premier. Dato che lei capisce bene la lingua italiana consigli alla premier di srivere norme per indire concorsi atti a selezionare i laici dei Csm senza impegnare i suoi amici parlamentari…Almeno per una volta avrebbe davvero fato una cosa buona piuttosto che sparare palle a caso.
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Serva da lezione a chi li ha votati e quelli che sono rimasti a casa!
Ci sdi può meravigliare di altro?
La cacca alza il livelloo di attenzione? Mah!
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Quelli che l’hanno votata sanno che questo governo é rispettoso delle regole.
Quelli che l’hanno votata sanno che l’articolo 138 della Costituzione attribuisce a tre organi il diritto di presentare richiesta di referendum. I tre mesi previsti rappresentano il limite oltre il quale la legge di riforma costituzionale viene promulgata ove nessuno dei tre organi presenti richiesta di indizione del referendum.
Solo gli azzeccagarbugli antidemocratici possono sostenere che ove la richiesta di referendum venga presentata da uno dei tre organi prima dei tre mesi, bisogna comunque aspettare la scadenza di quel termine per indire il referendum. Non lo dice l’articolo 138 e non lo dice la legge di attuazione.
Quelli che hanno votato per la Meloni sanno che gli azzeccagarbugli antidemocratici hanno paura del risultato democraticamente espresso per cui cercano di impedire lo svolgimento del referendum.
Si può già ipotizzare che cosa potrebbe succedere ove raccogliessero le firme e le presentassero entro i tre mesi.
Ovviamente quelli che l’hanno votata la rivoteranno e lo faranno anche gli astensionisti che vorranno dare una lezione agli antidemocratici azzeccagarbugli.
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Dal Quirinale è arrivato il messaggio che Sergio Mattarella non si opporrà alla scelta del governo, pur mettendo in guardia dal rischio di un pantano giudiziario.
E proprio non ce la fa, l’Uometto del colle, vero?
Dopo l’incredibile firma per la legge elettorale del 2017 che era fatta apposta per azzoppare i 5S,
dopo l’incredibile giravolta con cui ha ri-accettato l’incarico presidenziale nel 2022,
dopo la scellerata firma sulla riforma dell’Autonomia differenziata, PALESEMENTE INCOSTITUZIONALE come da molti rilevato (ma non dalla perti del Colle sacro) e poi stracciata 7 punti su 11,
adesso non ci sarà opposizione nemmeno per questa ennesima porcheria escogitata dal governo Meloni.
A questo punto la domanda è: a che serve spendere mezzo miliardo all’anno se questa è la ‘protezione’ offerta alle garanzie costituzionali?
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si ho letto, ma trattasi di “prassi” …prassi che è stata seguita per anni … vedi divorzio,ma andava bene a tutti …ora no!”
Azz… questi sono preparati per mettere i bastoni di mezzo alla prassi dei referendum.
L’unica speranza è che quella famosa votazione non qualificata li ha obbligati al Referendum…. almeno quello di grazia.
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Non resta che andare a votare in massa per il NO! Quindi bando alle ciance, spetta ai cittadini decidere e senza lagne a posteriori! Perché il primo che poi si lamenta senza essere andato a votare, non fosse altro per testimoniare la propria esistenza di fronte ad una politica sempre più autoreferenziale e lontana dalla realtà, quotidiana, rischia la pedata dei suoi connazionali con gli interessi dei precedenti referendum disertati, perché “ io non mi interesso di politica “ ma di aperitivi, calcio, vacanze, faccio cose e vedo gente …..peccato che la politica si occupi, in peggio, di ogni contesto esistenziale di ciascuno, dalla sanità al lavoro, dalla fiscalità alla giustizia…..ecco alla politica va fatto sapere che i cittadini ci sono e che gli assalti alla Costituzione vengono respinti al mittente! Se vuoi contare, vai a votare, almeno per un referendum di modifica costituzionale! Mi pare che ci sia poco altro su cui potersi esprimere tanto per far sapere al palazzo che esistiamo anche noi!
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Sono dei pipistrelli , anzi dei topi volanti. Il questo che allo stato dei fatti troveremo sulle schede è il seguente: “«Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?». Come si può notare nessun cenno al fatto che si modificano determinati articoli della Costituzione, che nemmeno viene nomonata. Il quesito invece che stanno sottoscrivendo centinaia di migliaia di persone è quest’altro: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025, con la quale vengono modificati gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma1 e 110 comma 1 della Costituzione “? Nonostante la prematura indizione della data della votazione, la raccolta delle firme non potrà essere annullata, perché esegue un dettato costituzionale e molto probabilmente, anzi sicuramente supererà la soglia delle 500.000 sottoscrizioni e quindi un referendum (termine latino che letteralmente significa proprio ciò che deve essere riportato sulla scheda e sottoposto a votazione) simile ma non uguale dovrà essere comunque ammesso. Quale sarà il quesito da proporre ai cittadini? Quello del presentato dalla Camera dei Deputati o quello proposto da una diretta iniziativa popolare (e sovrana)? Ecco perché è incostituzionale non fare trascorrere interamente i 3 mesi previsti dalla costituzione prima di indire il referendum e il relativo quesito anche perché al giorno d’oggi, in linea teorica la proposta popolare poteva essere presentata anche il 29 gennaio e raccogliere tutte le firme necessarie nelle successive 24 ore. Sono sempre dei poveri topacci, dei ciarlatani.
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