L’Ue non è dotata della qualità necessaria per sedere a un tavolo negoziale: la sovranità

(di Lucio Caracciolo – repubblica.it) – Giorgia Meloni vorrebbe che l’Unione Europea parlasse alla Russia «con una voce sola», quella di un suo «inviato speciale». Questo proposito svela una novità e un’impossibilità. Nuova è l’intenzione di dialogare con Putin. Impossibile è farlo con una voce sola a nome dei Ventisette. Infine, e decisivo, al Cremlino non interessa affatto discutere con l’Ue.
Quanto all’intenzione. Il fatto di affermarla dopo che con la Federazione Russa parlano da tempo tutti, a cominciare dai suoi nemici, dal suo massimo competitore strategico, gli Stati Uniti d’America, e prima di chiunque altro dagli ucraini stessi, marca l’irrilevanza di coloro che dovrebbero essere più interessati alla pace: gli europei. E tra gli europei noi italiani, che insieme a tedeschi e francesi ci siamo per decenni distinti nell’apertura verso Mosca, nutrita di scambi commerciali di valore strategico.
L’invasione russa del 24 febbraio 2022 colse totalmente di sorpresa Roma e Berlino perché nel loro economicismo senza se e senza ma consideravano l’importazione di greggio russo via tubo un dato di natura. Irreversibile garanzia di pace. Abituati a raccontarci che il commercio vaccina contro la guerra non potevamo concepire che scambiare valori e merci non azzerasse le rivalità geopolitiche.
L’impossibilità consegue dal fatto che l’Unione Europea non è uno Stato né un qualsiasi altro soggetto dotato della qualità necessaria per sedere a un tavolo negoziale: la sovranità. L’abilitazione a trattare passa per la verifica dei poteri. L’ingresso in sala negoziati prevede la certificazione, da tutti omologata, di aver titolo per scambiare qualcosa con qualcuno. Come puoi se non sei padrone di te stesso?
Ma siamo ottimisti e immaginiamo che la storia della diplomazia conosca una felice eccezione. Nel caso, che la signora Kaja Kallas, alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, già premier estone, sia in quanto tale incaricata del dialogo con la Russia. Quale plenipotenziaria dotata di mandato dei Ventisette. Già, quale mandato? Per quali obiettivi comuni?
Difficile comporre gli interessi degli europei. C’è chi ama talmente la Russia da sognarne qualche dozzina (per esempio baltici, scandinavi, polacchi), chi non vede l’ora di mettere tra parentesi l’aggressione russa all’Ucraina (ungheresi, austriaci, slovacchi, cechi) e chi, ciascuno a suo modo, si dispone a qualche soluzione intermedia. All’italiana (infatti in quel gruppo vantiamo un seggio permanente ad honorem).
Infine, riesce arduo immaginare Putin, teoricamente intoccabile dai negoziatori europei perché oggetto di mandato di cattura emesso dalla Corte penale internazionale, invitare Kallas ad accomodarsi al polo opposto del suo ipertavolo laccato bianco lungo sei metri, fabbricato nel 1995 dalla ditta Oak di Cantù. (Nota bene: quel mobile è stato ordinato da Putin ben prima della pandemia, quindi non per ragioni sanitarie ma in quanto espressione della sua idea di sé stesso e del mondo). Amaro in fondo: l’ex premier estone è ricercata dalla giustizia russa per «atti ostili», quali la rimozione di monumenti ai liberatori/occupanti sovietici.
Se il nostro governo intende discutere con quello russo conviene lo faccia direttamente. Quando il presidente francese sostiene di voler riparlare con il suo omologo russo — mentre promette di inviare seimila soldati in Ucraina a vegliare sulla futura tregua — lo fa da capo della Francia. Quindi degli europei. Più precisamente del famiglione dei “volenterosi” di cui si vuole guida. Ed è per questo che Putin si dichiara disposto a riceverlo.
L’Unione Europea è stata inventata per surrogare la debolezza degli europei. Nobile intento per chi, essendosi suicidato in due guerre continentali assurte a mondiali, soffre il declassamento che dal 1945 ne ha fatto un soggetto men che sovrano nell’impero europeo dell’America, al quale dobbiamo otto decenni di pace (o quasi: la Jugoslavia l’abbiamo messa da tempo tra parentesi). La tragedia ucraina potrebbe forse aiutarci a scoprire che non è cambiandoci d’abito, per indossarne uno di taglia sproporzionata a noi stessi, che cambiamo di peso.
Il punto è che l’ EU non è uno stato ma il tentativo di mettere insieme tanti stati diversi tra loro usando il mastice del commercio e degli interessi comuni di tipo economico . In queste condizioni non esiste qualcuno che può parlare a nome di tutti perché non ne ha l’ autorità e Ancor meno ha a disposizione un esercito o un corpo diplomatico per utilizzarli come leva nel rapporto con il resto del mondo. Diciamoci la verità: la realtà politica ed economica europea è tutt’ altro che omogenea con interessi spesso divergenti e con mire dei singoli stati talvolta in contrapposizione.Con queste cose che sono fatti e non aspirazioni astratte bisognava fare i conti ed in parte è stato così, infatti l’ unione si è basata sul superamento di divisioni storiche mettendo la diplomazia, la pace e i rapporti economici alla base del sodalizio e non la creazione di un unico stato munito di una gerarchia istituzionale con poteri adeguati . Tutto questo per un motivo : non era possibile fare diversamente e non lo è ancora oggi nonostante i bei discorsi.
Tutto potrebbe tornare al suo posto se si tornasse a mettere i piedi per terra e si unissero gli sforzi per tornare al dialogo e su smettesse di minacciare guerre con alleati poco raccomandabili che restano nell’ ombra .
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