
(Alberto Bradanini – lafionda.org) – 1. Aveva ragione la buonanima di Henry Kissinger – grande esperto di colpi di stato, di impietosi bombardamenti su popoli per lui inutili (cambogiani, laotiani, vietnamiti), minacce o aggressioni a nemici e amici (Moro, Craxi, per restare in Italia) i quali, sebbene vassalli, erano alla ricerca di qualche margine di autonomo pensamento – che è assai più rischioso essere amici che nemici degli Stati Uniti: ora è il turno della Danimarca.
Donald Trump, presidente del più grande stato canaglia del tempo contemporaneo, continua a ribadire che intende annettersi la Groenlandia con le buone o le cattive, e la ragione è banale, gli Stati Uniti ne hanno bisogno. Chiaro no? “Vorrei fare un accordo – ha egli aggiunto – … nel modo più facile, … altrimenti lo farò in un modo più difficile”, lasciando intuire che l’opzione militare è sul tavolo, anche se egli preferirebbe giungere al risultato sborsando una congrua somma di denaro, fino a un milione di dollari, sembra di capire, per ciascuno dei 56.542 abitanti di quella terra desolata, tanto più che i soldi non sarebbero i suoi, ma verrebbero stampati ad libitum dal Dipartimento delle Finanze!
Aver bisogno della Groenlandia, secondo cotanta intelligenza presidenziale è un argomento che la comunità internazionale dovrebbe ben comprendere, che qualsiasi giudice giudicherebbe legittimo, che è in linea con logica e buon senso, con la Carta delle Nazioni Unite e via dicendo. Insomma, sia tratta di un argomento inoppugnabile, un po’ come quello (ci viene in mente questo a caso) che il petrolio venezuelano appartiene agli Stati Uniti e che il governo di Maduro (nemmeno il Venezuela!) avrebbe loro misteriosamente sottratto[1]. L‘inquilino-ballerino della Casa Bianca ribadisce che gli Stati Uniti “devono fare qualcosa in Groenlandia, che piaccia o no agli altri, perché altrimenti saranno Russia o Cina a prenderne il controllo”. Secondo una sofisticata dottrina geopolitica, gli Stati Uniti non possono consentire che quest’isola – così strategica per la difesa del territorio nordamericano! – cada sotto il controllo di Russia o Cina, le quali, secondo un profondo conoscitore della storia come Trump, non solo vagheggiano da sempre di invaderla ma obliterano misteriosamente di mettere in conto che appartiene a un paese Nato, insensibili come sono alla circostanza che questo scatenerebbe la terza guerra mondiale. Ma pace!
La Danimarca e l’85% degli abitanti della Groenlandia si oppongono fermamente, ça va sans dire, a tali insani propositi, ma l’aspirante Premio Nobel per la Pace non intende rinunciare a quello di cui ha bisogno, alla luce di acute riflessioni sulla strategia di difesa nazionale e dell’evolversi della geopolitica planetaria. Di tutta evidenza, quest’uomo non è normale: la Groenlandia è infatti un territorio danese autonomo più grande del Messico, ma semi-disabitato e gli Stati Uniti vi hanno già una presenza militare e nulla vieta di espanderla, a piacimento. Copenaghen non si opporrebbe.
M. Frederiksen, a capo del governo danese, ha avvertito che un’aggressione statunitense contro un paese Nato assesterebbe un colpo mortale al Blocco Atlantico, sebbene alla luce dell’avvilente spirito di vassallaggio dei maggiordomi europei tale esito non è affatto scontato.
Se Copenaghen ha battuto un colpo, almeno sul piano formale, gli altri europei hanno fatto invece ricorso, coraggiosamente, alla banalità del banale, ripetendo insieme a M. Lapalisse che “la Groenlandia appartiene ai groenlandesi/danesi”, lasciando in verità nel vago persino quest’ultimo aspetto.
2. Ora, alla luce di sviluppi la cui effervescenza, sino a un anno fa, solo i più fervidi scrittori di fantascienza avrebbe potuto immaginare, ai paesi europei si presenta l’occasione storica di un cambiamento epocale. Facciamo un’ipotesi così semplicistica che più semplicistica non si può: se gli Usa aggrediscono la Danimarca (Groenlandia), la Nato muore. Le nazioni europee tornano sovrane, da subito sul piano politico e militare, in attesa di affrontare il capitolo monetario/finanziario (specie quelle del Sud Europa). Le basi militari Nato/Usa in Europa vengono gradualmente smantellate. Quelle in Italia, per quanto ci riguarda, ancora più in fretta dal momento che nessuno minaccia le nostre coste o montagne (se i paesi del Nord-Est vogliono mantenerle, facciano pure, sul piano bilaterale, noi no!). In chiave cautelativa, il governo di Roma, per evitare che i suoi Ministri seguano il destino di Maduro, potrebbe stipulare un accordo per il mantenimento di (poche) basi militari Usa, su condizioni diverse (stracciando l’armistizio di Cassibile) e dietro adeguato compenso (vale a dire a spese loro). Tale scenario consentirebbe all’Italia di recuperare la sua perduta sovranità politico-militare e iniziare a ragionare su come arrestare il drammatico declino del Paese. Al termine di tale fruttuosa traiettoria di ripresa, l’Italia si scoprirebbe riposizionata al centro del Mediterraneo, uno spazio strategico di incontro tra civiltà e continenti (Europa, Asia e Africa), su cui ricostruire quelle idealità contenute nella nostra Carta fondamentale, assicurando un contributo di qualità alla soluzione di tensioni e conflitti che infestano la regione. in una proiezione di pace, stabilità e prosperità.
La storia offre dunque un’occasione unica, che certo per essere colta avrebbe bisogno di una classe dirigente di qualità, di cui ahimè non disponiamo. Noi, tuttavia, perenni sognatori di un mondo migliore, non intendiamo capitolare. Continueremo dunque a lavorare per la costruzione di luoghi incorporei, forse utopici, ma che devono restare vivi nella nostra mente, se vogliamo che un giorno, vicino o lontano, possano diventare realtà.
[1] I membri neocon dell’entourage di Trump lasciano intendere che il petrolio sarebbe stato sottratto in passato alle corporazioni Usa con la nazionalizzazione dell’industria petrolifera venezuelana decretata negli anni ’70. La legge entrò in vigore il 1° gennaio 1976 (sotto il governo di Accion Democratica di Carlos Andrès Perez). Le compagnie petrolifere straniere – tra cui la Creole Petroleum Corporation (filiale della Standard Oil of New Jersey, ora ExxonMobil), la Royal Dutch Shell e la Gulf Oil Corporation – furono però regolarmente indennizzate con 1,1 miliardi di dollari, pagate in 20 anni con un tasso d’interesse del 6% (totale 2,2 miliardi di dollari), a conclusione di alcuni contenziosi raggiunti di comune accordo nel 1977.
Riformisti e riformati
(Di Marco Travaglio) – Tra decine di frasi inaccettabili e omissioni indecenti, l’altroieri la Meloni ha detto due sole cose condivisibili: è ora che l’Europa parli con Putin (meglio tardi che mai, dopo quattro anni e centinaia di migliaia di morti e dopo aver deriso i 5Stelle che glielo chiedevano dal 2022: “Lo convincete voi col Reddito di cittadinanza?”); e l’Italia non invierà neppure un soldato a Kiev. Indovinate su cosa polemizzano quelli che i giornaloni chiamano “riformisti dem”, cioè la destra renziana e bellicista del Pd? Su quelle due cose. Dalla Quartapelle a Sensi, è tutto un invocare l’ingresso dell’Italia nei “volenterosi” e l’invio di truppe in Ucraina, ovviamente “di pace” (ci mancherebbe). È l’ennesimo ossimoro, dopo la “pace giusta” di chi vuole allungare la guerra in eterno, la “leva volontaria” di Merz, Macron e Crosetto, le “armi civili” per salvare la faccia a Salvini, i “volenterosi” per non chiamarli guerrafondai, il Rearm Eu da 800 miliardi ribattezzato Prontezza 2030 e Preservare la pace. Ora, lo sanno anche i bambini che Putin non ha invaso l’Ucraina per prendersela tutta con un regime change (cioè per fare come gli Usa prima a Kiev nel 2004 con la “rivoluzione arancione” e nel 2014 con “Euromaidan” contro il presidente due volte eletto Yanukovich, poi in Venezuela con Maduro e ora in Iran) e occupare l’intera Europa: ma per non ritrovarsi la Nato, con le sue truppe e testate nucleari, lungo un confine di 1600 km.
Quindi annunciare ora, in pieno negoziato, lo schieramento di soldati di Francia e Regno Unito (paesi Nato e potenze nucleari) e insistere per aggiungervi quelli Usa significa annientare per sempre qualunque trattativa. Per giunta, con un’altra contraddizione logica: si dice che i soldati verranno inviati solo dopo la pace; ma il solo dirlo rende impossibile la pace. Infatti Mosca ha già avvisato che le truppe di paesi Nato saranno “obiettivi militari legittimi”. E non ci vorrebbe molto a spazzarle via, visto che Macron e Starmer (ove mai durassero qualche altro mese) parlano di circa 6mila uomini per ciascuno: 12mila soldati che dovrebbero spaventare l’esercito russo, con 1,5 milioni di effettivi e 6mila testate nucleari, per tacere del resto (forse quei soldati sarebbero più utili in Groenlandia e in Guyana francese, confinante col Venezuela, per difenderle dall’“alleato” Trump). Figurarsi se ci aggiungessimo 2-3 mila italiani: una barzelletta. Però non bisogna sottovalutare la vocazione suicida dei “riformisti” Pd (per mancanza di riforme): anziché incunearsi nella faglia aperta a destra da Salvini sulla politica estera, non vedono l’ora di presentarsi agli elettori come il partito più guerrafondaio d’Italia. Del resto, il problema di perdere voti se lo pone soltanto chi ne ha almeno uno.
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e chi dice che la pallonara non abbia detto l’ennesima bugia?
Parlare con Pootin mentre si mandano ancora armi, 90 miliardi a fondo perduto e si ragiona sull’ennimo pacchetto di sanzioni?
ma glielo ha detto alla Vonderlacca e l’altra Kagna mentre votava ogni loro proposta?
logica saltami addosso
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Adriano58. 1. Scegliere un interlocutore unico europeo per parlare con Putin è un’idea dello stesso MT (Merkel) e ancora prima di Matteo Renzi (Merkel). Quindi: o l’idea è buona, o l’idea è buona solo se la propone chi vuole MT. 2. In una contrattazione è meglio presentarsi con le pezze al cul* e il cappello in mano o con qualche cartuccia a disposizione? Nella risposta a questa domanda troverai la logica che non vedi.
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Un GRAZIE alla Redazione di Infosannio….!!!
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Dopo quasi quattro anni di guerra e oltre un milione di suoi soldati morti, per Putin i principali motivi della guerra in Ucraina sono sempre due: impedirne l’entrata nella NATO e le terre rare che pare abbondino in quelle regioni. Ma per me non è un caso che in Europa si muovano Starmer e Macron, ossia i due Paesi con circa 500 testate atomiche, sufficienti perché le ceneri di noi europei tutti si mischino con quelle del popolo russo. Ossia, con la restituzione dei miliardi di asset russi congelati, sono i soli concreti argomenti che gli europei possono fare valere per la chiusura della guerra. Putin sarà tutto, ma non è un certamente un pazzo. E ha ragione Travaglio quando dice che una pace non è mai giusta.
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Bradanini? Come chiedere all’oste se il vino del bar di fronte è buono. Una volta li chiamavano furbacchioni…adesso sono spudorati. Come vanno gli affari con Pirelli di Ning Gaoing?
Salutami il Tronchetti Provera…ed Elenuccia.
Marcolino? Quando finirai di fare il finto tonto?
Il diretur “piemontese falso e cortese” imposta il suo giornale con un occhio ai giornaloni.
Se Rep e il fu Corriere camminano per la strada asfaltata, Marcolino si fa una passeggiata per i campi.E fin qui tutto bene,farei lo stesso.Il problema è quando diluvia: a mio avviso mi pare da Koglioni smerd@rsi i mocassini nel fango della terra paludosa solo per il gusto di essere contro sempre e comunque.Tanti saluti alla Libertà di essere dipendente solo dalla ragione e non dalle copie vendute.Ma contento lui,contenti tutti…io pure.
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”….la Meloni ha detto due sole cose condivisibili” è già qui MT come spesso capita piega la realtà ai suoi desideri. Il PdC dice tutto e il contrario di tutto, e ad un attento giornalista dovrebbero interessare i fatti. La dichiarazione su Trump di Meloni per l’arresto di Maduro ne è l’esempio eclatante…
E poi l’ennesimo attacco al PD, vi giuro che son dovuto andare a cercare chi fosse sto Quartapelle…che dentro il PD pesa quanto un pelo di cxxo. Insomma niente di nuovo purtroppo, dopo due editoriali splendidi MT é tornato in modalità Gos Bless Russia. Senza nemmeno una piccola autocritica sulle opinioni che ci ha propinato su Trump…quello voleva davvero la pace e che non andava a raddrizzare le gambe dei cani nei cortili altrui!!!!
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Non l’hanno fatta finire di parlare altrimenti avrebbe chiarito il concetto . No a truppe italiane in Ucraina , sì a nostri soldati nella foresta amazzonica a combattere contro i soldati bolivariani del Venezuela. La libertà va difesa ovunque alleandosi con l’America ovunque anche in Groellandia e Iran se occorre.
A parte gli scherzi ,,ma con chi si deve alleare Conte ? Travaglio lo sa che nel PD è stato roba qua ?
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Io credo che il m5s non farà alleanze con chi propaganda la continuazione della guerra, vestendo il lobbismo a favore dei mercanti di morte con buoni propositi, ragionevoli ma comunque fondati sulla morte di altri ucraini e russi.
Allora si disputa su chi stia vincendo davvero la guerra, e si parla del numero dei morti, senza impressionanti, come evidenza della giustezza della causa. Numeri sui quali non c è certezza, e che si dovrebbe sperare siano molto più alti nella propaganda che nella realtà.
i renziani guerraveri del pd hanno i loro sostenitori, se la guerra è giusta più della pace ingiusta, e se i russi stanno perdendo la guerra, oltre a un milione di ragazzi. I morti ucraini non si contano, nessuno sa quanti siano stati. Per i guerraveri non conta quanti saranno, alla fine, alla fine della guerra. E chi crede nella guerra giusta è con la Quartapelle anche per mandare a combattere i nostri soldati, oggi, e magari i nostri figli domani. E se pensano che Quartapelle sia il pd, sono già alleati del pd. Loro, non il m5s e Conte, che al riguardo hanno una posizione chiara e diversa. Nonostante le continue battute per insinuare dubbi al riguardo. E comunque il pd, se schlein è il pd, non la pensa come i renziani guerraveri.
Ma, si sa, tutti mentono, tranne chi commenta
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