Gianni Alemanno deve scontare la pena di 1 anno e 10 mesi con l’accusa di traffico di influenze illecite arrivata da uno dei filoni dell’indagine sul Mondo di Mezzo

Gianni Alemanno, 65 anni, barese, è stato sindaco di Roma

(corriere.it) – Ricorso respinto, Gianni Alemanno resta in carcere. L’ex ministro dell’Agricoltura durante uno dei governi Berlusconi, ex sindaco di Roma, e militante della destra sociale estrema (da qualche anno con il movimento Indipendenza da lui stesso definito «pacifista») — Gianni Alemanno, 66 anni, un anno fa era tornato in carcere per volontà del Tribunale di Sorveglianza che aveva revocato nei suoi confronti la misura alternativa ai servizi sociali, contraria alle regole la frequentazione con Paolo Colosimo, avvocato condannato per il processo Fastweb e dunque pregiudicato. La decisione del 28 gennaio 2025 aveva stabilito per l’ex politico la pena di 1 anno e 10 mesi nel carcere di Rebibbia per l’accusa di traffico di influenze illecite, reato emerso in uno dei filoni dell’inchiesta noto come «Mondo di Mezzo».

L’inchiesta

Indagato per l’inchiesta «Mondo di mezzo»,  Gianni Alemanno quando era da poco uscito dall’esperienza di sindaco della Capitale aveva ricevuto – secondo l’accusa del procuratore capo dell’epoca Giuseppe Pignatone e i suoi magistrati Prestipino, Tescaroli, Cascini e Ielo – l’avviso di garanzia per associazione mafiosa (poi caduta) e finanziamento illecito dei partiti. Circa centotrentamila euro che, nelle carte della maxi inchiesta ribattezzata Mafia Capitale, gli sarebbero stati veicolati dalle cooperative di Salvatore Buzzi, uomo storicamente di centrosinistra secondo la commistione alla quale gli approfondimenti dei carabinieri del Ros ci avevano abituati. Nel 2017 era sopravvissuta l’unica accusa di finanziamento illecito dei partiti, mentre quella di associazione mafiosa venne archiviata alla pari con altre figure di spicco fra le oltre quaranta finite nel limbo processuale del Tribunale di Roma.

Traffico di influenze

In primo grado arrivò la condanna con le seguenti motivazioni: «Il modulo organizzativo utilizzato dal sindaco Alemanno non è stato di certo un valido presidio a garanzia della trasparenza, dell’economicità ed efficienza nell’operato dell’amministrazione ma ha contribuito alla formazione di zone d’ombra idonee a generare comportamenti distorsivi e illegittimi». Alemanno avrebbe speso quei soldi di provenienza buzziana per scopi «personali». Il calvario giudiziario continua fino in Cassazione, dove l’avvocato Placanica riesce a ridimensionare le accuse e ad ottenere per il suo assistito un anno e dieci mesi con l’accusa di traffico di influenze. Si apre il percorso dei servizi sociali che Alemanno sceglierà di fare nell’ambito di una comunità religiosa. Riprende intanto quota politica. È spesso ospite di trasmissioni televisive dove si è battuto per la paceCritico con l’attuale esecutivo, tenta di riallacciare i legami con ciò che resta della destra sociale.