Un mondo nel quale “l’uomo è lupo per l’uomo” e non può fare niente di meglio che riunirsi in branco per sopravvivere, contendendo territori di caccia e altre risorse fondamentali

(Davide Mattiello, Articolo21 Piemonte – ilfattoquotidiano.it) – Dalla conferenza stampa della presidente Meloni è uscita chiara, coerente e spaventosa la morale del “carciofo”, che può sedurre nell’immediato ma porta soltanto alla tragedia della guerra.
Cosa è la morale del carciofo? Il mix tra “deterrenza” e “interesse nazionale”.
La parola deterrenza è stata usata con entusiasmo da Meloni che ha raccontato di essersi recentemente appassionata alla sua etimologia, scoprendo che il termine arriva dal latino e indica la capacità di tenere lontana (una minaccia) facendo paura. Ha ribadito con forza la presidente Meloni che è precisamente con la deterrenza che si costruisce la pace e non con la debolezza, cioè la “pace” sarebbe la diretta ed esclusiva conseguenza della capacità di intimorire sempre e chiunque possa rappresentare una minaccia.
Minaccia a cosa? All’interesse della nazione, cioè l’interesse di un gruppo identificato in maniera univoca, come se su ciascun individuo fosse stampato da qualche parte il medesimo codice a barre, che in quanto tale ha interessi specifici, non coincidenti con quelli degli altri gruppi, il che rende possibile che nascano conflitti per i quali appunto è meglio prepararsi sprigionando una irresistibile forza di intimidazione che suggerisca ai gruppi diversi dal proprio atteggiamenti che virino dal prudente al servile. A seconda di quanto impressionante sia la capacità di “deterrere”.
Ma che mondo ha in mente Meloni? Un mondo nel quale “l’uomo è lupo per l’uomo” e non può fare niente di meglio che riunirsi in branco per sopravvivere, contendendo territori di caccia e altre risorse fondamentali. Il mondo dei branchi è proprio quello che hanno in testa i nazionalisti, come lei e Trump, Netanyahu, Putin, Orban, Le Pen, Abascal (etc): un mondo dove ciascuno sta al proprio posto, digrignando i denti verso gli altri, preventivamente. E’ il mondo sognato dal neonazista stragista Breivik che sterminò nel 2011 a sangue freddo 69 tra ragazzi e ragazze della gioventù labourista norvegese ad Utoya, che avevano ai suoi occhi la colpa gravissima di lavorare per un mondo fondato su una società aperta, inclusiva, laica e democratica. Lo stesso sangue freddo con il quale gli agenti dell’Ice hanno assassinato a Minneapolis la poeta Renee Nicole Good e per la stessa, inconfessabile, colpa gravissima.
Chissà se Meloni, appassionata neofita di etimologie, abbia mai letto da qualche parte che “carciofo” non è soltanto il termine con il quale si può sintetizzare la convergenza infausta tra “deterrenza” e “branco/nazione”, ma è anche la parola che in dialetto siciliano identifica la mafia: “cosca”. La “morale del carciofo” è precisamente quella che ha storicamente fondato e alimentato il modo di stare al mondo delle mafie: cosche appunto con riferimento alle foglie del carciofo che in maniera plastica, raccogliendosi strettamente le une attorno alle altre e terminando con poco rassicuranti, lunghe spine rivolte verso l’esterno, contro ogni forestiero, raccontano di una filosofia di vita basata su identità e intimidazione.
La pace mafiosa questa è sempre stata, e per i mafiosi non ce n’è un’altra possibile, pena la dissoluzione stessa della mafia. Così i più attenti osservatori stanno spiegando le “sparate” allo Zen di Palermo: vecchi arnesi mafiosi, detenuti o ai domiciliari, starebbero armando mani bambine per far tornare alla mente dei più il vecchio, schifoso, adagio: “Però quando c’era la mafia queste cose non succedevano!”. Alimentare il disordine per far rimpiangere chi a suon di “ceffoni” sapeva mantenere l’ordine, quello dell’ubbidienza e della omertà. Puro marketing mafioso. Quello di chi intimidisce gli oppositori e pratica le esecuzioni extragiudiziali: da Matteotti a Renee Nicole Good, il filo nero è lo stesso.
Davvero è questo l’unico mondo possibile? Davvero è soltanto la deterrenza a costruire pace? Davvero non c’è altro oltre la “morale del carciofo” che accomuna sovranisti, razzisti, guerrafondai e mafiosi?
Tornano ancora una volta alla mente le parole altrettanto chiare e forti di un senza-potere come don Milani: “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri.” Sono parole che valgono voti? Di solito, e per poco tempo, soltanto dopo l’inferno di una guerra. A noi fare eccezione.
Bu,Bu.Buuuu…Bao.bao.bao,, grrrr..grrr…. teniamo lontano …… i gatti dalla trippa!
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scommetto che di questo non ne ha parlato:
le aziende che hanno chiuso 2025
Nel 2025, le aziende italiane hanno affrontato una crisi significativa, con un aumento del 10,1% nel numero di fallimenti rispetto al 2024. I settori costruzioni e industria hanno registrato i maggiori fallimenti, con un incremento del 16,4% e 15,1% rispettivamente. La crisi è stata alimentata da fattori come dazi americani, difficoltà di ripartitura debiti e carenze strutturali.
http://www.editorialedomani.it
Inoltre, il 50% delle aziende in difficoltà è metalmeccanica, il 35% del settore chimico-tessile e il 10% del call center. Queste situazioni coinvolgono quasi sessantamila lavoratori tra i tavoli e i monitoraggi.
Il Sole 24 ORE
La demografia delle imprese in Italia mostra una diminuzione del 12,2% rispetto al 2024, con una media di circa 849,2 realtà al giorno. Le regioni con il maggior numero di chiusure sono Lombardia, Lazio, Campania, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte, Sicilia, Toscana, Puglia, Calabria, Liguria, Sardegna, Marche, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Umbria e Trentino-Alto Adige.
icribis.com
La crisi aziendale in Italia è un fenomeno che coinvolge non solo le aziende, ma anche i lavoratori e le famiglie, con una dismissione industriale che lambisce i confini della desertificazione.
http://www.money.it
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scusate è venuto fuori un copi/incolla del c…0!
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Poi ci si domanda come mai Meloni evita il dibattito con i giornalisti. Chi ha scritto questo articolo era presente, ha sentito parlare, vuole interpretare senza informare perché considera i lettori degli imbecilli a cui bisogna spiegare le parole altrui?
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povero propagandista dei fratellini di Salò,
se tu sapessi leggere capiresti che l’autore dello scritto non è un giornalista,
ed eviteresti un’altra figura di palta, come quelle che fa sempre la tua Ducia nelle conferenza stampa, malgrado abbia il 99,9% dell’informazione al suo servizio.
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Mi concentrerei più su cosa hanno detto oggi i trattoristi a Milano alla rappresentante della lega.Non sono poi tanto convinto che la signora Meloni riesca a finire la legislatura.Immagino che le orecchie di Salvini cominciano a sentire le voci di protesta dei seguaci di Giussano 🥰
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