(Gioacchino Musumeci) – Quando si accetta il bullismo internazionale di un delinquente e lo so vuole raccontare come fosse un valore da acquisire o si è passivi oppure opportunisti oppure cinici oppure una mistura repellente dei tre attributi dispregiativi.

Su Trump ci si produce, vanamente per altro, in acrobazie retoriche talmente umilianti da insultare gravemente l’intelligenza di chi le produce e avere solo una spiegazione: c’è chi ama essere dominato perché ritiene convintamente che dominio geopolitico equivalga a ordine. Si tratta di un convincimento tragicamente errato, tipico di menti molto deboli.

Di fatto il dominio di un ridicolo figuro con la postura da boss della mala, lampadato e ossigenato, atteggiato a ragazzino pur essendo un autentico mammuth incarognito, e basterebbero i complessi di superiorità manifesti per capirlo, consiste nell’esacerbazione del concetto “ Con me o contro di me” oppure “ Io so io e voi siete sto c..” di cui non devo spiegare l’origine.

Trump piace a tutti coloro rassegnati, in quanto servi, al mondo organizzato secondo la legge del più forte militarmente. Meloni è una di queste sebbene nel 2018 professasse il contrario, come per qualsiasi cosa abbia sostenuto in passato, nel merito della Siria e evocasse sdegnata la giurisprudenza internazionale travalicata da interessi geopolitici di potenze militarmente troppo ingombranti per la piccola Italia.

Perciò Trump piace a leader politici disonesti e senza vergogna del calibro di Milei, un povero coglione che gli Argentini bombardano con uova marce. Nello stivale Trump piace a Giorgia Meloni, irriducibile bugiarda patentata al pari di Milei, ombre esauste di donne eccezionalih quali Ellisabetta Gardini, giornalisti servili del tenore di Giuliano Ferrara, che se si levasse dai cojoni si farebbe un grandissimo favore, Sechi, lecchino sfigato e sfrontato, oppure il tragicomico Cerno famoso per i record mondiali di salto della quaglia.

Insomma Trump piace pupazzi dall’eloquio bavoso, a segatura o truciolato tarlato travestiti da nobile legno di noce e somari raglianti a spasso pei palazzi e talk televisivi. In alternativa il presidente Usa gode sicuramente dell’amore e stima di uno stuolo di ignorantissimi o nei casi più gravi imbecilli irreversibili e affini, senza offesah.

Ammesso e non concesso che gli Usa siano davvero i belligeranti più forti evidentemente Trump, in quanto marcio e squilibrato, telegenico quanto una pancera slabbrata del 1800, avvolto nei suoi confortevolissimi boa di minchiate regali, ha bisogno comunque di imbrogliare e corrompere per farsi bello agli occhi dei suoi recalcitranti e inspiegabili sostenitori.

Bisognerebbe avere il coraggio di ammettere quando si è nati per servire delinquenti ma di norma i rassegnati e gli opportunisti sono estremamente codardi. Trump infatti andrebbe destituito e dimenticato per sempre con tutto l’esercito di cheer leader orripilanti e scatenate per gli arresti illegali di Maduro.

A differenza dei predecessori Trump è l’unico presidente della storia americana che non si sia liberato dei propri asset finanziari per allontanare i sospetti di corruzione e si è sempre rifiutato di rendere pubblica la sua dichiarazione dei redditi. Usa il potere conferitogli dalla carica per scopi personali garantendo profitti sproporzionati alle imprese di famiglia. Trump è socio di “Binance “ una piattaforma di criptotrading bannata nel 2023 dal mercato americano per violazione delle leggi sul riciclaggio di denaro. Con questa piattaforma Trump vorrebbe lanciare un criptomoneta emessa dalle proprie società. Trump è un immobiliarista che con la “Trump Organization” sta costruendo in Oman, in Serbia, in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi, Uruguay, India e Vietnam, sui terreni di proprietà dei governi e n qualità di presidente Usa potrò fare pressione per ottenere condizioni particolarmente vantaggiose o come ha fatto in Venezuela, usare la rappresaglia militare in caso di rifiuto.

Ma come Ha fatto Trump a eludere le regole? Intanto si è liberato da tutti i personaggi scomodi e li ha sostituiti coi suoi zerbini: cinque giorni dopo il suo insediamento ha licenziato in tronco gli ispettori generali di 17 agenzie governative deputate a controlli e tutela della legalità, mandato a casa il direttore dell’ufficio etico governativo e sospeso la legge che vieta alle aziende americane di pagare tangenti per ottenere appalti e servizi e ha cancellato la normativa contro il riciclaggio di denaro e chiuso l’ufficio che si occupa di frodi criptovalutarie. Giorgia Meloni dice di odiare la corruzione ma va a braccetto con Trump che della corruzione ha fatto il feticcio preferenziale e naturalmente non si vergogna.

Non si era mai visto nulla di simile, né si era mai visto un servizio di lecchinaggio mediatico occidentale cosi indecente a favore di un delinquente eletto da milioni di americani fuori di testa.