(di MICHELE SERRA – repubblica.it) – Il 2026 sul pianeta Terra è cominciato così: un triste governo familista e repressivo, quasi certamente illegittimo e insediato grazie a brogli elettorali, è stato deposto in modo certamente illegittimo da una potenza straniera. La domanda potrebbe essere: dove sono i buoni, in questa storia? E la risposta potrebbe essere la stessa che ci diamo ormai da parecchi anni: ammesso che un tempo ci siano stati, i buoni non ci sono più. Ci sono i forti e ci sono i deboli. Il resto è polvere, sogni, bolle di sapone.

Le ragioni e i torti sono come un vecchio quadro sullo sfondo. Dai colori stinti, e con qualche colpo di pallottola che lo sforacchia. Per prendere le parti di Maduro bisogna assomigliare molto alla figura comica del “cretino di sinistra” come lo dipingeva Vargas Llosa; e per definire “intervento difensivo” il calco dello scarpone di Trump sul Venezuela, come ha fatto Palazzo Chigi, bisogna essere diversamente comici. Si prova quasi invidia per i fanatici, loro almeno possono trovare, dentro questo sconquasso, una ragione per schierarsi e per orientarsi. Ma gli altri? Quelli che si illudono che esista ancora un varco, nelle relazioni tra gli Stati, per farsi strada tra i missili, i droni, il polonio, la giustizia sommaria, le aggressioni militari, gli anatemi religiosi, l’imperialismo russo e quello americano, il suprematismo bianco e il fondamentalismo islamico?

Appellarsi all’Onu, alla luce dei fatti, equivale a invocare il Congresso di Vienna o il Concilio di Trento come punti di riferimento. I boss del mondo hanno un obiettivo comune, che è far dimenticare ogni regola. Nella morte delle regole i violenti sguazzano. Tutti gli altri attendono informazioni sul da farsi.