(Giancarlo Selmi) – Ciò ch’è accaduto oggi in Venezuela, ha confermato in maniera esatta ciò che dicevo nel post di due giorni fa. Con i fascisti al potere in tutto il mondo siamo condannati alla guerra. Loro la guerra la amano. Si sentono inferiori però, paradossalmente, amano la supremazia, quindi la guerra. Conoscono solo la forza. Il 4 dicembre Trump ha graziato Juan Orlando Hernández, ex presidente dell’Honduras, condannato negli Stati Uniti a 45 anni per traffico di cocaina. Il tipo accettò tangenti dal “chapo” Guzman ed era suo amico personale.

Fu beccato nella commercializzazione negli USA di qualche centinaio di tonnellate di cocaina. Ora Trump, in una sublime dimostrazione di coerenza, un mese dopo quella grazia data a un conclamato narcotrafficante, ha sequestrato un Presidente legittimamente eletto di un paese straniero insieme alla moglie e intende farlo processare per “narcoterrorismo”. Senza particolari prove, peraltro. I “nostri”, i garantisti un tanto al chilo e che difendono la Santanchè, hanno già condannato Maduro. Il narcoterrorismo è una colossale balla. E, comunque, a Trump importa una beneamata cippa.

Ciò che lo ha spinto a compiere questa inaccettabile azione, a parte la sua condizione di narcisista sociopatico, sono le seguenti cose: l’applicazione della “dottrina Monroe”, quella che teorizza che l’intero continente americano sia “il giardino di casa” degli USA, in primis. Il rifiuto di considerare legittimi i governi che rifiutano, soprattutto nel campo economico, l’egemonismo americano e che considerino con favore il multilateralismo. E poi la ragione più importante: il dirottamento a favore degli interessi americani della più grande riserva petrolifera del mondo.

Altro che balle. Trump ha già annunciato che le “majors americane del petrolio saranno subito a Caracas”. E che “loro”, gli USA, guideranno la transizione. Ha scaricato persino quella brutta persona della Machado, dichiarando un lapidario “non ha consenso”. Oggi abbiamo assistito a un “furto con scasso” compiuto a danno di un paese sovrano, con il sequestro dei padroni di casa. A Salvini che tanto parla di “sicurezza” andrebbe detto che è come se qualcuno fosse entrato in casa sua, si fosse impadronito dell’argenteria, della stessa casa e avesse sequestrato lui e sua moglie per processarli in una “prigione del popolo”.

Dubito che Salvini lo capisca, ma la similitudine è corretta. Conosco il Venezuela e conosco i venezuelani. Il rischio di guerra civile è altissimo. Il fatto che si dia per scontato che Maduro fosse un tiranno è sbagliato. È un paese diviso e i sostenitori di Maduro sono moltissimi. La nazionalizzazione delle risorse naturali venezuelane è stata avviata da Chavez e ha permesso politiche sociali di enorme importanza. I governi venezuelani hanno costruito centinaia di migliaia di case popolari e le hanno donate alla povera gente. Hanno cercato di limitare la povertà assoluta che, prima di Chavez interessava la metà della popolazione.

Alla morte di Chavez il subentrante Maduro ha cercato di confermare le politiche redistributive del predecessore, ma si è scontrato con il duro boicottaggio e l’ostilità americana. Prima di Chavez il paese caraibico era in mano a politici corrotti e filoamericani. Le ricchezze naturali non davano nessun vantaggio alla popolazione venezuelana, mentre saziavano i rapaci appetiti delle multinazionali americane del petrolio. Contro Chavez fu scatenato, con la collaborazione USA, un golpe che non andò a buon fine per l’opposizione del popolo venezuelano.

Poi è arrivato Trump che del diritto internazionale se ne fotte e non ha vergogna. Siamo solo all’inizio. Sono tutti a rischio. E a rischio lo siamo anche noi. Andrebbe fatta una verifica di chi è peggio. Non è così Calenda? Mala tempora currunt.