
(Gioacchino Musumeci) – Non avevo dubbi sul fatto che l’operazione militare illegittima americana promossa dallo psicopatico Trump sarebbe stata celebrata come liberazione del Venezuela dalla tirannia del presidente Maduro.
Così siamo arrivati al punto in cui si sostiene l’Ucraina ma si gioisce per i crimini Usa in territorio straniero.
Cosa sta succedendo essenzialmente nel mondo. Gli Usa di Trump, con l’unico scopo di appropriarsi ad interim di risorse petrolifere che non gli appartengono, che basta e avanza per condannarli senza appello, hanno destituito il presidente di uno stato sovrano e decideranno chi governerà il Venezuela per i prossimi anni. Il tutto incorniciato nella vomitevole farsa contro i narcotrafficanti.
Certo è che se il presidente americano volesse davvero combattere i narcos, probabilmente dovrebbe bombardare anche l’Italia poiché la distribuzione delle droghe nel mondo è garantita da Mafia e Ndrangheta. Per non parlare del triangolo d’oro, dei produttori di extasi, della Colombia.
Fortunatamente l’Italia non possiede giacimenti petroliferi da derubare, inoltre le classi dirigenti italiane, Giorgia Meloni in testa, sono talmente collaborative e invertebrate che una telefonata è sufficiente per farsi consegnare le infrastrutture Telecom chiavi i mano.
Confermo quanto scritto ieri: siamo in piena logica tribale con l’aggravante ci aiuta a compere crimini peggiori di quelli possibili con fionde e lance.
Indipendentemente dalla controversa figura di Maduro su cui potremmo dibattere quanto ci pare – per certo non colpevole di genocidio come Netanyahu protetto invece da Trump – è impossibile non condannare l’iniziativa militare Usa a meno di non essere ipocriti vergognosi e codardi.
Guarda caso Giorgia Meloni, politicamente infima, al pari dell’orripilante binomio Von der Leyen/ Kallas, dopo essersi schierata contro le violazioni del diritto internazionale perpetrate del regime di Putin in Ucraina, in quanto graziosa reggivelo di Trump, è riuscita addirittura a definire legittima l’aggressione militare Americana ai danni dello stato sovrano del Venezuela.
Le altissime rappresentanti dei valori democratici occidentali a cui piace evidentemente sottostare ai capricci di uno psicotico fascistoide afflitto da delirio di onnipotenza, non sanno che perfino il senatore Americano Tim Kaine ha dichiarato che rimuovere Maduro senza autorizzazione congressuale equivale a “un ritorno nauseante a un’epoca in cui gli Stati Uniti si arrogavano il diritto di dominare” l’emisfero occidentale.”
Eppure perfino questa dichiarazione contiene il vizio del DNA americano: il congresso non avrebbe comunque dato legittimità a un crimine a meno di non ritenersi, in quanto americani, al di sopra delle leggi internazionali al cui rispetto saremmo tutti teoricamente obbligati. Ebbene il pavido silenzio europeo o in alternativa l’entusiasmo mediatico per gli arresti illegali di Maduro certificano che l’occidente ha abdicato la giustizia ed è capace di reiterare errori su cui pretende che l’opinione pubblica mondiale taccia.
Con la sordida iniziativa in Venezuela, mire verso Groenlandia e Cuba, la protezione offerta al criminale internazionale Benjamin Netanyahu, gli Stati Uniti oggi occupano il vertice assoluto nella graduatoria speciale degli stati canaglia peggiori ed è sorprendente che le reazioni di contrarietà più forti vengano da quella parte di mondo che l’occidente generalmente disprezza e considera pericoloso per la stabilità mondiale.
E’ sempre più chiaro che i potenti occidentali alle prese coi loro gravissimi fallimenti, su quelli Italiani scriverò poi, abbiano perso il lume della ragione. Così nella recalcitrante allergia alle norme di giurisprudenza internazionale i più intraprendenti e criminali vogliono maggior potere e per ottenerlo usano la forza bruta. Insomma Putin vorrebbe decidere chi governerà l’Ucraina e lo sdegno giustamente è ben amplificato, Trump, con un atto gravissimo, ha già deciso che governerà in Venezuela ma non credo che la Ue comminerà un solo micro pacchetto di sanzioni contro gli amici(?) americani.
Sembra che l’obiettivo occidentale non sia mai stato una società mondiale equa il cui spirito fosse condivisione di risorse, l’imperialismo covava sotto la spinta della globalizzazione che ha portato con se il germe della regressione culturale legata all’iniqua distribuzione di risorse essenziali. Nel tempo ciò ha prodotto una crisi democratica oggi spaventosamente avanzata e l’ultimo atto di questo ciclo involutivo si palesa nella civiltà compressa sotto il peso di logiche militarizzate letali. Nel 2026 il trumpismo è colonialismo economico puro salutato in Italia dalle insensatezze di Gorgia Meloni. Ed è vergognoso che l’Italia debba accontentarsi di un premier tanto burattino.
I cittadini americani dunque dovrebbero domandarsi quale colpo apoplettico li abbia colpiti se in un decennio sono passati dalle guerre per procura Usa in Ucraina a quelle illegittime in Venezuela per mano di un delinquente. Invece i cittadini europei dovrebbero chiedersi quanto durerà il declino culturale garantito da capi di stato disumanizzati a tal punto da propagandare distinguo tra dittatori in base a criteri utilitaristici, colonialismo e suprematismo che fotografano l’occidente come cloaca delle ingiustizie del mondo.
Io direi che la formula bruta potrebbe essere questa: Trump è realista e ha capito che la divisione del globo in marcate zone di influenza è l’ unica alternativa alla guerra atomica.
Da affarista tratta gli interlocutori col giusto peso: con Kim (ha i petardi grossi ma vuole solo essere lasciato in pace ) ha trattato nel primo mandato; con la Cina ha tuonato spesso ma non può fermarne la aspirazione a diventare prima potenza; con Putin in Alaska si sarà sicuramente accordato sulla chiusura della guerra. Trump ha capito che Cina e Russia non possono essere fermate nelle loro aspirazioni, anche su zone/mercati emergenti e in aree stabilite a tavolino (Asia, Africa).
Un affarista spietato, oltre a trattare con interlocutori riconosciuti ed accettati, cerca di fare fallire i possibili concorrenti. Il famoso detto riguardante il giocatore di poker che, seduto al tavolo, si chiede chi potrebbe essere il pollo da spennare ignorando che il pollo designato è lui, calza alla perfezione con l’€uropa guidata dai falliti che vediamo all’ opera: tagliata fuori dai flussi energetici a buon mercato, oppressa da dazi e obblighi di spesa Nato, e felicissima di accogliere in seno un paese praticamente fallito (Ucraina), l’ €uropa assiste compiaciuta ai vari mazzieri che danno le carte, ridacchiando compiaciuti per le vicende venezuelane. Pensano che il pollo di turno sia Maduro, questi emeriti cgln €uropei. Diceva bene un amico di un blog famoso e lontano: trovatevi un luogo riparato, perché la tempesta arriverà e sarà terribile.
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E’ più probabile il “biscotto” come immagina qui Pubble:
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Infatti, non affermo il contrario. Il punto vero è che a questo probabile biscotto l’€uropa dei falliti fa da spettatrice, con tutte le conseguenze del caso. Siamo noi €uropei i pollastri che usciranno spennati a dovere . La fine che fanno i camerieri, tutti concentrati sull’Ucraina e sul riarmo, mentre le altre potenze pianificano (in maniera sicuramente discutibile, senza dubbio) i loro prossimi decenni sulla scena geopolitica. Noi glorifichiamo la bella morte in guerra e ci impoveriamo, gli altri fanno e disfano senza degnarci di uno sguardo per le decisioni che contano veramente. E giustamente, visti i valori in campo: siamo camerieri (detto con enorme rispetto per la categoria lavorativa, qui intesa in altro modo).
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L’estrema similitudine fatta da Pubble ha il suo senso e no non siamo polli, siamo semplicemente come il Venezuela (senza oro nero) nei confronti degli USA ma ancora nelle sue grazie (fino a quando?) vista la totale sudditanza.
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Tra l’altro, ammesso che sia un biscotto e vista la sproporzione dei rispettivi guadagni, viene automatica una domanda: cos’altro potrebbe esserci in ballo per metterli alla pari?
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“Da venticinque anni il Venezuela vive sotto un assedio che non ha precedenti nella storia recente dell’America Latina.
Non è un conflitto nato ieri. Non è un incidente. È il risultato di un quarto di secolo in cui una superpotenza ha tentato in ogni modo di piegare un popolo che ha osato dire: “La nostra sovranità non è in vendita.”
Tutto comincia nel 1999, quando Hugo Chávez rompe un ordine che sembrava eterno: quello di un Venezuela docile, sottomesso, ridotto a pompare petrolio a basso costo per gli interessi di Washington.
Chávez dà voce agli esclusi, redistribuisce ricchezza, riforma la terra, tocca il cuore del potere: il petrolio.
E da quel momento, per gli Stati Uniti, il Venezuela diventa un problema da “correggere”.
Nel 2002 arriva il golpe: 47 ore di colpo di Stato, con funzionari statunitensi in contatto diretto con i cospiratori.
Fallisce.
Il popolo scende in strada, le forze armate restano fedeli alla Costituzione, e Chávez torna al suo posto.
Ma da lì in avanti, l’assedio cambia forma: sabotaggi economici, scioperi pilotati, attacchi informatici, violenze di piazza organizzate e finanziate dall’esterno.
Poi arrivano le sanzioni, l’arma più crudele.
Sanzioni che colpiscono il petrolio, le banche, l’oro, i medicinali, il cibo.
Sanzioni che, secondo studi indipendenti, hanno provocato decine di migliaia di morti evitabili.
Una guerra economica travestita da “difesa della democrazia”.
E quando le sanzioni non bastano, si passa ai tentativi di invasione:
– l’operazione Guaidó,
– i mercenari della Baia di Macuto,
– le pressioni internazionali,
– le campagne mediatiche costruite per delegittimare un governo che non si piega.
Eppure, nonostante tutto questo, il Venezuela non è crollato.
Ha resistito.
Ha costruito alleanze internazionali.
Ha rafforzato il potere popolare.
Ha continuato a votare, a discutere, a organizzarsi.
Ha dimostrato che un popolo può sopravvivere a un assedio totale se ha dignità, memoria e coscienza.
Negli ultimi anni, l’escalation è diventata militare.
Task force navali, minacce di intervento diretto, classificazioni arbitrarie di “terrorismo”, fino agli attacchi e al rapimento del presidente Maduro.
Un atto gravissimo, che mostra fino a che punto gli Stati Uniti sono disposti ad arrivare pur di spezzare un Paese che ha scelto un cammino diverso.
La verità è semplice:
la guerra contro il Venezuela non è solo contro Caracas.
È contro l’idea stessa che un Paese del Sud del mondo possa decidere da solo il proprio destino.
È un messaggio rivolto a tutti i popoli che non accettano più di vivere nel “cortile di casa” di nessuno.
Per questo, parlare del Venezuela oggi significa parlare del diritto a un mondo multipolare, dove nessuna nazione impone la sua volontà sulle altre.
E allora, non si tratta solo di solidarietà.
Si tratta di scegliere da che parte stare nella storia.
Con chi difende la sovranità dei popoli,
o con chi vuole decidere al posto loro.”
(Testo di Adam Amedeo Fosso)
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E prima ancora fu Chavez che tentò la sorte. Ma era il 1992.
Hai mai visto come andò? Ecco i prodigi della tecnica. Seleziona ita per la lingua oppure tienti l’inglese originale con o senza sottotitoli.
Un raro caso in cui aerei americani si scontrarono tra di loro. Bastarono 2 F-16 rimasti fedeli al governo per rovinare il piano dei golpisti.
Sì, altri tempi decisamente.
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Infatti. Gli Stati Uniti hanno sempre trattato l’America Latina come proprio cortile di casa.Trump odia il Venezuela bolivariano perché questo paese ha deciso di alzarsi in piedi e smetterla di essere una colonia statunitense.
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Libero titola: “Legittimo attaccare dittatori”
Dunque attacchiamo l’America di Trump!
Ora ha dichiarato che gli serve la Groenlandia.
Quando gli servirà la carta igienica, attaccherrà l’Italia.
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Buongiorno raga…. Rai News 24 : si sta cominciando il lavaggio del cervello degli italiani 30 ‘ minuti di rassegna stampa che parla del Venezuela.
Il commentatore sta dicendo che Tramp ha fatto cosa buona perchè ha normalizzato il prezzo del petrolio perchè all’origine dell’estrazione costa 3 dollari e viene venduto a 60 dollari.
Mentre l’altra settimana l a stessa rete parlata di narcotraffico.
Pervenuta velina USA da dare in pasto al popolo beota!
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Calendula: “Bene il risultato, ma non in questo modo!”. E come di grazia? Con maggiore educazione??
Mentre nel PD si staranno dicendo: ‘Sicuramente Kabala Harris avrebbe messo un tocco di femminilità!’. D’accordo anche la Gruber (immagino): Troppo testosterone, troppo testosterone! Perbacco!
E la Melona: “Suvvia, gli americani si sono difesi!”
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L’immagine che mi appare è quella di Saddam Hussein. Speriamo che lubrifichino abbastanza la forca, stavolta!
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La tentazione di equiparare la guerra in Ucraina con l’ intervento americano a Caracas è fuorviante : è come paragonare le patate con le banane. L’ Ucraina entrando in un’ alleanza militare dichiaratamente anti-russa sarebbe diventata il trampolino di lancio contro la federazione russa con chiari intendimenti non pacifici iniziati trent’anni prima con l’ allevamento a est della Nato . Putin ha cercato in tutti i modi di evitare la guerra chiedendo all’ Ucraina di restare neutrale e rispettare le popolazioni russe residenti nel paese. Ma ciò non è stato accettato da chi reggeva i fili della marionetta di Kiev i quali intendimenti sono poi candidamente dichiarati dalla piccina Kallas : sconfitta militare della Russia e suo scomposizione o frammentazione in almeno in una decina di stati per poi prendere a man bassa le sue risorse .Se ci pensate è la stessa cosa che Trump sta facendo con il Venezuela e che ha intenzione di fare con la Groellandia. Quindi teniamo ben divise le due faccende perché l’ unica cosa che le unisce è il soggetto che vuole depredare qualcun’altro.
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In realtà sia in Ucraina che in Venezuela e’ stata attuata la “politica “ predatoria imperialista statunitense: gli americani stavano in Ucraina dal 2008, nelle vicende successive c’è la loro impronta digitale, che sarebbe scoppiata una guerra, voluta da USA ed amici di merende lo dichiarava il braccio destro di Zelensky nel 2020…..e lo scopo della guerra per procura era arrivare al disfacimento della Federazione Russa, abbattere e sostituire Putin ed utilizzare le immense risorse russe, così come in Venezuela….quindi io trovo molte analogie tra i due casi, con lo stesso fattore comune occidentale, e come occidentali intendo americani, europei ed israeliani, le “ democrazie “ occidentali quelle che fanno lezioni morali mentre pretendono che certi popoli, quelli che non rientrano nei loro canoni razziali, siano derubati del proprio territorio e delle proprie risorse! E hanno pure la faccia a cubo di far passare la rapina come un atto di democrazia contro i dittatori o presidenti regolarmente eletti ….ovviamente quelli sgraditi agli americani e quindi anche agli europei, e generalmente non piacciono quelli seduti su una montagna di risorse energetiche di cui le democrazie occidentali de sto c..o vogliono impadronirsi con la stessa mentalità e modalità coloniale dei secoli scorsi , mai abbandonata…….prima per occupare e sfruttare non avevano bisogno di pretesti, ora si devono ingegnare con fantasiose trovate, la fialetta, il narcotraffico, il puzzo di piedi, esilaranti se non fosse una tragedia, ed ancora più tragico, deprimente, vomitevole e’ questo affannarsi dei servi europei a giustificare gli Usa quando il loro stesso presidente dichiara papale, papale che il petrolio venezuelano e’ degli americani! Ecco almeno ci evita la beffa della solita retorica ipocrita delle élite europee che pagano il pizzo statunitense in acquisti, gas, armi, nato, ecc, sono complici del genocida Israele ed applaudono al sequestro e rapimento di un capo di Stato, in nome della democrazia, della libertà, della sovranità, del diritto e via cianciando, parole e valori che in bocca a questi miserabili sono bestemmie!
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Per conquistare Cuba manderanno una folla di turisti armati di passaporto? I DEM yankee farebbero così… forse!
Finalmente gli americani avrebbero un bel postribolo a prezzi popolari. E basse puntate a rubamazzo nei casinò.
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Il diritto internazionale non fa più comodo a nessuno.
Molto meglio, a quanto pare, un sistema stecca-para pe’ tutti.
Trump si prende il Venezuela, Putin si prende l’Ucraina: 1 a 1 e palla al centro: nessuno dei due può permettersi di criticare l’altro.
E Taiwan va alla Cina, dato che a questo punto un intervento americano per difendere quell’isola sarebbe a dir poco grottesco.
Quindi segnamo un punto anche alla povera Cina et Voilà: il nuovo ordine mondiale è già bello che impostato.
Le regole sono molto semplici:
Pesce grosso mangia pesce piccolo e cane grosso non morde cane grosso.
Gli unici imbecilli siamo noi euroscemi: cani piccoli che fanno la voce grossa fino a quando non vengono sbranati.
E a questo punto ben ci sta.
Adesso ci manca solo che le due bionde sceme di bruxelles sanzionino Trump e non gli comprino più il gas, almeno restiamo anche al freddo in pieno inverno.
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Se questo servisse per il sequestro e trasferimento delle due bionde….a sto giro non avrebbe nemmeno bisogno di sparare un colpo, gliele facciamo trovare impacchettate e pure con un bel fiocco blu a stelle e strisce…..rosso no che gli ricorda gli sporchi commmunisti…..Sarei disposta pure a patire il freddo per questa liberazione!
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