
(di MICHELE SERRA – repubblica.it) – Si torna a sperare per l’Iran, malgrado ci sia illusi già troppe volte che il potere teocratico avesse i giorni contati. Al tempo stesso ci si domanda a quale titolo Trump dichiari che gli Stati Uniti “sono pronti a intervenire” se il regime dovesse uccidere i manifestanti. A parte che ne ha già uccisi sei, e dunque la Casa Bianca dovrebbe rendere noto il numero di morti oltre il quale scatta l’intervento; ma, ripeto: a che titolo? Con quale autorità? Sulla base di quale mandato, di quale investitura morale?
Si è sempre detto, dal dopoguerra in poi, che gli Stati Uniti sono “lo sceriffo del mondo”. Ma l’incarico non era ufficiale, diciamo così. Tanto è vero che buona parte delle sue imprese, raramente lodevoli e certo non concordate con la cosiddetta comunità internazionale, lo sceriffo ha dovuto dissimularle: l’esempio classico è il colpo di Stato in Cile.
Con Trump, anche l’ultimo velame di ipocrisia (ma l’ipocrisia, a volte, genera anche condizioni più decenti di convivenza) è caduto. Ai governi sgraditi si minaccia direttamente l’intervento — in Venezuela, che ha la doppia disgrazia di avere Maduro al governo e di essere molto vicino agli Usa, è già in atto — , sia pure nella forma edificante della “lotta al traffico di droga”.
Se il criterio fosse l’ostilità ai regimi autoritari, l’interventismo americano rimarrebbe ugualmente sprovvisto di qualunque legittimità, ma almeno avrebbe un movente riconoscibile e non infamante. Ma dalla Seconda Guerra in poi così non è stato; e tanto meno lo è adesso. Gli ottimi rapporti di Trump con la Corea del Nord e i pessimi con i Paesi europei dicono che non è certo il tasso di democrazia che lo porta a giudicare il mondo. È l’appetibilità economica dei diversi lotti del pianeta. Che l’Iran abbia un futuro immobiliare, proprio come Gaza?
Beh, concordo.
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Serra….tranquillo l’esportatore di democrazia nonchè aspirante al nobel per la pace sta operando in Venezuela…… e continuate a dire che è un uomo per la pace …si eterna ….per i più deboli!
Venditore di armi e di morte altro che immobiliarista!
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PIU’ CHE ALTRO DIREI PERICOLO MONDIALE
TRUMP HA ATTACCATO IL VENEZUELA BOMBARDANDO UNA BASE MILITARE A CARACAS, CON LA SCUSA GROTTESCA DELLA LOTTA AL NARCOTRAFFICO
AEREI MILITARI AMERICANI HANNO SORVOLATO VARIE ZONE DELLA CITTA’.
IL NOSTRO INETTO MINISTRO DEGLI ESTERI TAJANI NON SA COSA DIRE E RESTA INTENTO A PORTARE IL SUO CORDOGLIO ALLE VITTIME DELLA DISCOTECA IN SVIZZERA
“Caracas è sotto bombardamento in questo momento”. Lo denuncia il presidente della Colombia Gustavo Petro. Nella capitale venezuelana si segnalano esplosioni e colonne di fumo intorno alle basi militari di Fort Tiuna e La Carlota.
“Stanno bombardando con missili”, ha precisato Petro, per poi chiedere alla comunità internazionale di intervenire in favore del Venezuela: “La Colombia, ora membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, deve essere convocata immediatamente per stabilire la legalità internazionale dell’aggressione contro il Venezuela”.
(Fanpage)
Sette esplosioni nella notte (tre del mattino) . Parti della città senza luce. Dichiarata l’emergenza nazionale.
Gli attacchi degli Stati uniti al Venezuela erano cominciati da settembre con 7 attacchi a imbarcazioni del Venezuela e con un drone, con la scusa di attaccare il narcotraffico. L’escalation su Caracas è stata repentina.
La scusa della lotta al narcotraffico è abbastanza ridicola, visto che il primo Paese implicato nella produzione e nel traffico di droga è
la Colombia, insieme a Perù e Bolivia come principali produttori di coca, fungendo da crocevia per l’esportazione mondiale di cocaina, ma anche Messico, Ecuador e altri Paesi sono coinvolti.
La Colombia è considerata il cuore del narcotraffico mondiale, specialmente per la cocaina, con una storia che risale ai grandi cartelli (Medellín, Cali) e un’influenza massiccia nel mercato internazionale.
Perù e Bolivia sono i principali produttori di coca (la materia prima per la cocaina) in Sud America, alimentando poi il processo di raffinazione e traffico.
In sintesi, mentre la produzione di coca è concentrata in Perù e Bolivia, la Colombia rimane il fulcro strategico per la trasformazione e l’esportazione globale di cocaina, mantenendo la sua posizione di paese chiave nel traffico di droga sudamericano.
Il Venezuela, invece, è il maggior produttore mondiale del petrolio.
303 miliardi di barili, seguito dall’Arabia Saudita con 267 miliardi di barili, dall’Iran (209 miliardi), dal Canada (163 miliardi) e dall’Iraq con 145 miliardi di barili.
Già in precedenza gli Stati uniti hanno tentato colpi di stato in Venezuela per impossessarsi del suo petrolio, specialmente contro Hugo Chávez (come il fallito golpe del 1992) e più recentemente Nicolás Maduro, spesso accusati di complotti orchestrati dall’opposizione interna e da potenze esterne come gli Stati Uniti, con vari episodi nel 2017, 2019 (crisi Guaidó) e nel 2024-2025 (con presunti piani sventati e operazioni militari esterne), alimentando instabilità e accuse reciproche.
A febbraio 1992, un tentativo fallito guidato da Hugo Chávez, che divenne poi presidente dopo essere stato liberato e eletto, trasformando l’evento in un trampolino di lancio politico.
2002: Un breve colpo di stato contro Chávez durato 48 ore, sventato dai suoi sostenitori.
2014: Maduro annunciò l’arresto di 3 generali dell’aviazione per un golpe sventato.
2019 (Crisi Guaidó): L’autoproclamazione di Juan Guaidó come presidente ad interim, sostenuta dagli USA, fu vista da Maduro come un tentativo di golpe.
2020 (Operazione Gedeón): Un gruppo di mercenari tentò un’incursione per catturare Maduro, operazione fallita.
Recenti (2024-2025): Maduro continua a denunciare complotti e operazioni esterne, come attacchi a navi accusate di traffico di droga, accusando gli USA di volerlo rovesciare, con recenti scontri e tensioni.
Stati Uniti, Russia e altri Paesi hanno posizioni forti, con la Russia che supporta Maduro e gli USA che sostengono l’opposizione, in un contesto di crisi politica ed economica persistente.
La situazione venezuelana è segnata da una lunga storia di instabilità politica, proteste (come “La madre de todas las marchas” del 2017) e tentativi di rovesciare il governo, spesso con reciproche accuse di ingerenza e piani golpisti.
La cosa più vergognosa in questa storia è il Nobel per la pace dato a Stoccoolma a María Corina Machado, partecipe di un colpo di stato contro il Venezuela.
Il Comitato del Nobel l’ha premiata per la sua “lotta per la transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia” e la promozione dei diritti democratici in Venezuela, rappresentando “uno dei più straordinari esempi di resistenza”.
A Oslo, gruppi di manifestanti hanno protestato contro Machado durante la cerimonia, contestando la sua leadership e il sostegno a politiche filo-USA, come riportato da fonti come SkyTG24 e RSI.
Alcuni media, come il manifesto, hanno criticato la sua figura politica come “destra più reazionaria”, evidenziando le divisioni interne all’opposizione e le sue posizioni politiche.
A causa di un divieto di viaggio imposto dal governo Maduro, la Machado non ha potuto partecipare alla cerimonia.
Il premio è stato ritirato dalla figlia, Ana Corina Sosa Machado, che ha letto il discorso della madre, nel quale accusava il governo di “terrorismo di Stato” e crimini contro l’umanità.
La Machado, che viveva clandestinamente, è riuscita a raggiungere la Norvegia dopo un viaggio complesso, apparendo brevemente in pubblico ma non alla cerimonia ufficiale.
María Corina Machado è stata accusata di aver sostenuto un colpo di stato contro Hugo Chávez nel 2002 (il cosiddetto “golpe di Carmona”) e di aver supportato misure di pressione esterna come le sanzioni, il che per il regime chavista è visto come un tradimento e un tentativo di sovvertire la sovranità venezuelana, supportando gli Stati uniti, nonostante lei parli di lotta per la democrazia e di “ribellione civico-militare”.
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Qualcuno dei soliti cagnolini da salotto dirà che Trump ha fatto bene ad attaccare il Venezuela perché non gli piaceva il governo di quel Paese.
Se gli Stati Uniti dovessero essere attaccati perché a qualcuno non piace il Governo americano, degli Stati Uniti non resterebbe traccia.
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Cara Vivi….ora al il petrolio sotto casa … risparmia pure per il trasporto!
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Non fa una piega. Aggiungerei che la “lotta al traffico di droga” americana fa il paio con la “denazificazione” russa dell’Ucraina. Attendo con ansia articoli e commenti sulla “complessità” della Storia, e soprannomi ironici su Maduro, tipo sniffolo.
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Mosca: “L’attacco contro il Venezuela viola il diritto internazionale”.
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Pagliaccio iDIOta sadoNATOmita.
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