Il Venezuela detiene la prima riserva di petrolio al mondo e l’ottava di gas naturale.

(Alessandro Di Battista) – Prima Donald Trump fa credere al mondo che il Premio Nobel per la Pace sia il suo più grande obiettivo. Poi quel Premio Nobel viene assegnato a María Corina Machado, la leader dell’opposizione venezuelana che da anni invoca apertamente un intervento militare straniero nel proprio Paese. Lo faceva già il 25 febbraio 2014, davanti al Congresso degli Stati Uniti, quando dichiarava: “L’unica strada rimasta è l’uso della forza”.
In queste settimane gli Stati Uniti hanno prima attaccato con droni e missili numerose imbarcazioni venezuelane al largo delle coste del Paese, uccidendo oltre cento persone, raccontandoci – senza mai fornire prove – che fossero tutti narcotrafficanti. Poi, stanotte hanno invaso il Venezuela e hanno catturato il Presidente Nicolàs Maduro. Secondo le prime informazioni si sono registrate almeno sette esplosioni a Caracas a partire dalle 2:30 locali (le 7:30 italiane). Secondo il Presidente colombiano Gustavo Petro gli americani avrebbero colpito il Palazzo Legislativo Federale, che è la sede del Parlamento venezuelano, e aree del centro di Caracas, oltre a basi militari e infrastrutture aeroportuali, e il mausoleo di Hugo Chávez.
Al di là di ciò che ciascuno può pensare di Maduro e del governo venezuelano – lo stesso discorso vale per l’Iran – c’è un dato che ritorna sempre: questi Paesi vengono bombardati e colpiti dagli Stati Uniti e da Israele perché hanno cacciato le multinazionali straniere che volevano mettere le mani sulle loro risorse.
Il Venezuela è sotto sanzioni da anni. Prima Chávez e poi Maduro hanno scelto di non fare affari con il blocco occidentale e in particolare con le compagnie petrolifere statunitensi. Hanno anche rifiutato, più volte, l’assistenza della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.
Il Venezuela detiene la prima riserva di petrolio al mondo e l’ottava di gas naturale. L’Iran possiede la seconda riserva di gas e la quarta di petrolio. Negli ultimi venticinque anni gli Stati Uniti hanno attaccato Venezuela, Iran, Iraq e Libia: la prima, la quarta, la quinta e la nona riserva di petrolio mondiale. Di recente hanno minacciato anche la Nigeria, che rappresenta un’altra grande riserva di petrolio, la decima al mondo e la prima in Africa.
Ci raccontano che lo fanno per esportare la democrazia, per combattere il terrorismo, per difendere i manifestanti in Iran o i cristiani in Nigeria o per combattere i narcos. Sono tutte balle. Esattamente come lo erano le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.
Pensate ora al sistema mediatico occidentale. Ci parlano di “aggressori” e “aggrediti” e ci dicono che bisogna stare con gli aggrediti per avere più margini di trattativa sulla guerra in Ucraina. Una gigantesca menzogna, utile solo a convincerci che sia giusto togliere soldi al welfare e metterli nelle armi. Seguendo questa logica, oggi la Commissione europea e il Governo italiano dovrebbero schierarsi con il Venezuela, armarlo e sostenerlo contro l’aggressione americana. Dovrebbero, inoltre, applicare 19 pacchetti di sanzioni contro gli Stati Uniti.
La scomoda verità è questa: se in Venezuela non ci fosse il petrolio, gli Stati Uniti non lo avrebbero mai attaccato. Se in Iran governassero i peggiori criminali del mondo ma fossero alleati di Washington, nessuno li toccherebbe. È esattamente ciò che accade con Israele: stermina bambini, rade al suolo città, ma nessuno dice nulla. E vi ricordo che davanti alle coste di Gaza c’è molto, moltissimo gas.
Ricordo anche che Julian Assange negli scorsi giorni ha presentato in Svezia una denuncia contro trenta individui legati alla Fondazione Nobel, compresi i suoi vertici. Le accuse riguardano sospetti gravi di appropriazione indebita di fondi, facilitazione di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e finanziamento del crimine di aggressione. Tutto collegato all’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2025 a María Corina Machado. Il Premio Nobel per la Pace – lo sappiamo da anni ormai – è stato trasformato in uno strumento di guerra. E oggi viene utilizzato per giustificare l’ennesima invasione americana di un Paese sovrano: il Venezuela.
Chiudo dicendo che i Paesi contro cui gli americani e gli israeliani si stanno scagliando, oltre ad avere risorse, sono legati dal sostegno alla causa palestinese: Iran, Venezuela e il prossimo potrebbe essere la Colombia che ha appena annunciato il dispiegamento dell’esercito alla frontiera con il Venezuela.
Sì, purtroppo Di Battista ha ragione: è tutta una mistificazione : a Trump interessa il petrolio non i narcos .
Sembrerebbe che l’ effetto Serra sia scomparso di scena . Tutti gli ambientalisti fanatici della conversione green hanno sposato la nuova causa : petrolio e gas a volontà. Naturalmente bisogna prenderlo dove si trova: Venezuela, Iran, Russia e nei dintorni d’Israele.
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