Il rischio dello stile del messaggio di fine anno di Mattarella è quello di indulgere al wishful thinking. È così, quando, in chiusura, afferma che «nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia». Ecco, non è il caso di continuare a dire che la democrazia resisterà ad ogni colpo

(Luigi Testa – editorialedomani.it) – Tommaso d’Aquino scriveva che la temperanza è la più importante delle virtù. In democrazia, poi, dove gli equilibri reggono fino a quando ciascuno rinuncia ai propri impulsi predatori, è così importante da aver assunto una declinazione specifica, quella della temperanza istituzionale: la virtù di resistere a quelle sinistre tentazioni che ti vengono quando arrivi al potere. Se uno volesse cercare nel nostro paese un esempio di questa temperanza istituzionale – che non è solo questione di stile, ma di merito – il pensiero andrebbe sicuramente al presidente Mattarella.
Il suo messaggio di fine anno, già nella scelta dell’arredo dello studio presidenziale – con la Costituzione sulla scrivania, e il poster sul referendum del 1946 poco dietro – è stato un delicato tentativo di riproporre le ragioni dell’unità.
Formidabile, ad esempio, quel richiamo alla capacità delle madri e dei padri costituenti di tenere distinte da un lato la polemica sulla politica contingente e dall’altro l’unità di intenti sulla costruzione del patto costituzionale: quando si dice, appunto, temperanza istituzionale.

Fiducia acefala
Forse, però, il rischio dello stile presidenziale è quello di indulgere, a tratti, ad un eccessivo ottimismo o irenismo. È così, ad esempio, quando, in chiusura, afferma che «nessun ostacolo è più forte della nostra democrazia».
Forse è wishful thinking, o forse fiducia nella capacità poietica delle narrazioni, ma continuare ad infondere una acefala fiducia nelle magnifiche sorti e progressive della democrazia e della sua magica capacità di resistere ad ogni ostacolo per virtù propria, può essere molto pericoloso (d’altra parte, una cosa simile, con disastroso esito, è successa con la fiducia nell’ordine spontaneo del mercato e nella mano invisibile che avrebbe sistemato tutto. Ma quando mai).
La democrazia è un prodotto umano, e come ogni prodotto umano è imperfetto, e non destinato a durare per sempre. È destinato, invece, a durare in piedi e a funzionare solo fino a quando continuano a durare in piedi e a funzionare le premesse su cui è stata fondata. E la premessa su cui è stata fondata è una sola, ed è semplice: che la democrazia – come la si intendeva all’atto della fondazione moderna: separazione dei poteri, principio di legalità, garanzia dei diritti, eccetera – è una cosa buona.

Premessa, questa, che è lecito ritenere sia almeno in fase di regressiva condivisione, se è vero che, stando alle recenti fotografie del Censis, il 30 per cento degli italiani ritiene che le autocrazie siano più adatte allo spirito dei tempi.
Questo significa che, alle prossime elezioni, il 30 per cento degli italiani – con le dovute approssimazioni – esprimerà quello che Appadurai, un antropologo statunitense di origine indiana, chiama un voto «di abbandono» della democrazia. Certo, c’è chi sta peggio di noi, per carità. I risultati elettorali delle ultime elezioni presidenziali statunitensi rivelano che, lì, molto più del 30 per cento degli elettori ha espresso un voto a favore dell’abbandono della democrazia nelle forme che abbiamo conosciuto dal secondo dopoguerra fino ad oggi.
Nel 2018, è uscito un bel libro, di due studiosi americani, Levitsky e Ziblatt, che ha un titolo da far venire i brividi: How Democracies Die, come muoiono le democrazie.
Senza toni catastrofici, ma con analisi lucida, gli autori rintracciano nella prima presidenza Trump tutti i segnali di crisi del sistema messo in piedi dalla Costituzione americana. Ed erano ancora alla prima presidenza, figuriamoci ora, con la logica così esplicitamente proto-totalitaria del secondo mandato. La cosa forse più inquietante della ricostruzione di Levitsky e Ziblatt è realizzare che le democrazie muoiono a spegnimento lento, e che quando te ne accorgi ormai è troppo tardi. Ma noi per fortuna siamo in Italia.

Colpi alla democrazia
Già, in Italia, dove nei giorni di Natale hanno approvato, senza che l’opinione pubblica distratta dai cenoni se ne accorgesse, una riforma della Corte dei Conti per tenere più libere le mani del governo quanto alla gestione dei fondi pubblici.
L’insofferenza ai limiti di cui soffre – e dichiara ad alta voce, senza pudore, di soffrire – questo governo è il segnale più preoccupante della sua intrinseca fascinazione per le forme di autoritarismo. È l’indice più chiaro della sua intemperanza istituzionale. Va bene la preoccupazione di non rovinare il cenone di San Silvestro agli italiani, ma no, non è proprio il caso di continuare a dire che la nostra democrazia resisterà ad ogni colpo.

Potrebbero esserci colpi a cui non resisterà. Tanto più se è indebolita da tanti piccoli colpi quotidiani, che passano sottotraccia, mentre le democrazie muoiono. D’altra parte, sono sicuro che anche alla vigilia del fascismo, quando ormai era tutto già infetto, molti ancora fossero convinti che nessun ostacolo fosse più forte della nostra democrazia.
Scappellamento a destra
(Di Marco Travaglio) – Sarebbe magnifico se, oltre alle guerre e ai guerrafondai, il 2026 si portasse via le frasi fatte da talk show. Soprattutto una: “Con questa opposizione, la Meloni governerà altri vent’anni”. Naturalmente, come tutte le previsioni, anche questa potrebbe avverarsi o venire smentita domani. E non c’è nulla di male nel criticare le opposizioni, visto che la maggioranza, con tutto quel che combina, non perde consensi (nche se i due blocchi sono pari). Ma l’aspetto più esilarante del mantra è che sottintende una dozzina di significati diversi, se non opposti. Il più diffuso tra i “riformisti” (per mancanza di riforme) è che l’opposizione si oppone troppo: dovrebbe opporsi di meno. Quando dicono che “è divisa sulla politica estera” – a parte la scemenza di pretendere coesione tra le opposizioni – non ce l’hanno col Pd e i centrini che votano sempre con le destre su guerra e riarmo: ma con 5Stelle e Avs che votano contro. Eppure, se c’è una cosa che spacca le destre (quelle sì tenute alla coesione) è quella: siccome la gente è allergica al riarmo, si arrampicano sugli specchi per non chiamarlo col suo nome e non perdere voti. Se l’intera opposizione votasse contro, i distinguo leghisti passerebbero dalle chiacchiere ai fatti e la faglia nella maggioranza si allargherebbe. Ma la Meloni sa di essere in una botte di ferro e Salvini di avere la pistola scarica: se la Lega si tira indietro su armi a Kiev e spese militari, le subentra il Pd, che in gran parte è persino più bellicista di FdI.
Poi ci sono quelli che “le opposizioni non parlano di temi concreti”. Balle: Schlein e Conte parlano solo di temi concreti, ma i media preferiscono menarla su Atreju e Conte che ci va e la Schlein che dice sì e poi no, sul “federatore del centrosinistra”, il “nuovo Prodi”, il “voto moderato”, la “terza gamba al centro” (chiedendo scusa alle signore) con morti di sonno come Gentiloni e Ruffini (noti trascinatori di folle) o la Salis (che pare uscita dall’IA). A parte i limiti di linguaggio, non è la Schlein il problema del Pd: basta vedere gli altri presunti leader. Il problema del Pd è il Pd, un accrocco di 6-7 partiti che dicono e fanno tutto e il suo contrario. Ma almeno la Schlein inciuci con la destra non ne fa. Chi insegna a fare opposizione finge di scordarsi che il Pd, anche quando si chiamava Pds, Ds, Ppi, Margherita, Asinello, Ulivo, Unione, l’opposizione non l’ha mai fatta. Con B. faceva le Bicamerali e i patti del Nazareno, non risolveva il conflitto d’interessi, varava schiforme della giustizia ideate da Previti, gli regalava l’indulto, ci governava addirittura insieme (Monti, Letta e Draghi). Ora almeno la Schlein ha smesso, non foss’altro che per inseguire Conte. Ed è proprio questo che manda ai matti gli occhiuti censori di Schlein e Conte: che l’opposizione si opponga.
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“”se la Lega si tira indietro su armi a Kiev e spese militari, le subentra il Pd, che in gran parte è persino più bellicista di FdI””
“”almeno la Schlein inciuci con la destra non ne fa. Chi insegna a fare opposizione finge di scordarsi che il Pd, anche quando si chiamava Pds, Ds, Ppi, Margherita, Asinello, Ulivo, Unione, l’opposizione non l’ha mai fatta””
solo io colgo uno straniamento in queste frasi?
Mi sa che MT ha ancora i postumi di S.Silvestro.
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Ottimo pezzo di Travaglio. Continuiamo ad andare avanti da trent’anni con mantra buoni per il lavaggio del cervello. Ad edicole e reti TV (quasi) unificate.
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So di avere dei limiti e quando è il caso lo confesso pubblicamente, senza problemi: non ho capito un caxxo.
Il segretario pd è un soprammobile?
E in che senso il pd vota con le destre ma la Schlein inciuci con le destre non ne fa?
Mi gira la testa.. mi devo appoggiare da qualche parte ..
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Per quanto riguarda il discorso presidenziale, massima libertà di opinione, ci mancherebbe . Ecco quella di Fusaro
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“Caro presidente Mattarella, pure le democrazie possono morire”
in un mare di parole ipocrite vuote ed inconcludenti.
Ho letto alcuni commenti sotto gli articoli sul discorso del mozzarella, rasentavano il vilipendio, da quanto erano critici ed alcuni anche disgustati,
è un sentimento molto condiviso.
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Mattarella è quello che faceva gli scatoloni nel 2021 per dimostrare che non voleva il secondo incarico.
Adesso è all’11o discorso da PdR.
Ma mica c’é scritto nella Costituzione Italiana eh. Il ‘NUOVO’ presidente eletto è come dire, che vai in una concessionaria, cambi la macchina vecchia, ne compri una nuova. Poi ti ridanno quella vecchia e te la fanno pagare come quella nuova. A chi non è mai capitato?
E immagino che abbia già firmato, questo soggetto che parla di conservazione della democrazia, la schiforma della C.d.C. a proposito di totale discredito delle istituzioni.
Questo invece è Mattarella nel discorso per il capodanno del 2138:
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Mr Marty contro Mr Matty.
Ps qualcuno potrebbe contribuire anche con i video di Balasso? Sono troppo pigro per cercarli però meritano.
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Ci provo io Sparvy.. 🥰
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Ecco l’ultimo🙋♀️
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Ah, ovviamente Matty non dirà mai qualcosa a riguardo della strage di Kherson di stanotte, vero?
Cosa dicono adesso i sodoNATOmiti di queste parti?
Che c’é bisogno di ‘prove’? Ha stato Putin?
Pajacci.
Quando hanno fatto la strage in Australia c’é stato lo ‘scandalo’ a livello mondiale (e poi da noi stranamente hanno fatto la retata, appena qualche settimana dopo, contro gli attivisti propal).
Però per una roba del genere tutti zitti eh.
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Irenismo: Orientamento teologico che tende a enucleare i punti comuni alle differenti confessioni cristiane in vista di una loro unione, come aspetto del più vasto movimento dell’ecumenismo. 2. Raro con sign. più generico (e talora iron.), pacifismo, spirito di conciliazione, aspirazione ideale alla fratellanza universale, e sim.Il sinonimo principale di irenico è pacifico, ma si possono usare anche termini come pacifista, che promuove la pace, o termini correlati che esprimono conciliazione e armonia, indicando qualcosa che ispira o è relativo alla pace e all’unione, come un “messaggio irenico” o “scritti irenici”.
Contrario: bellicoso. Tendenza «all’unità ed alla pace, che però – pur di realizzarla – sacrifica in tutto o in parte la verità.
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