
(di Michele Serra – repubblica.it) – Dopo l’aspra seduta parlamentare nella quale si è litigato a proposito della legge sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, culminata in una scenata del ministro Valditara, Bruno Tabacci, che è uno dei reperti della Prima Repubblica da conservare tra le (poche) cose preziose che rimangono alla politica italiana, ha commentato con amarezza: «Sono nostalgico del linguaggio parlamentare che ho studiato da Moro, Berlinguer e Almirante. C’è una retrocessione».
Siamo liberi di pensare alla solita lamentela del vecchio boomer sulla deriva dei tempi. Ma anche di valutare, con un metro il più possibile oggettivo, se la retrocessione della quale parla Tabacci ci sia stata oppure no.
Secondo me sì. E non perché quando parlavano Moro e Berlinguer (Almirante lo ascoltavo meno) ero giovane e il mondo mi sembrava migliore. Ma perché c’è uno scarto effettivo tra quello “stare in aula”, quel parlare magari limato, magari poco spontaneo, che però rifletteva la responsabilità che la parola politica sentiva su di sé; e questo continuo apostrofarsi, da una curva all’altra, come se parlare fosse una ordinaria forma di sopraffazione (a imitazione dei social).
C’erano anche allora i faziosi e gli energumeni, ma le loro intemperanze erano contenute dalla cornice complessiva, anche nei rispettivi partiti, che ebbero una funzione educativa prima di tutto per i loro esponenti meno ispirati.
C’erano, rispetto a oggi, ben più gravi ragioni di tensione (basti pensare al terrorismo). Ma l’idea condivisa era che la politica fosse la più alta e la più importante delle forme espressive. La politica intimidiva anche i politici. Se niente più mette soggezione, si perdono le inibizioni, e il controllo delle parole ne risente.
Il politichese magari era orribile per certi versi (sebbene nelle sezioni e sui giornali di partito venisse ampiamente tradotto), ma dava almeno l’impressione all’elettore ignorante di eleggere una persona migliore di lui. Oggi invece basta anche abbagliare o più semplicemente abbaiare. Non siamo retrocessi, ci stiamo degradando sempre più nel retro di un cesso.
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Niente da fare.
Ieri ha insultato il ‘popolino’ e la classe dirigente scesa al suo livello (infimo).
Oggi insiste con la classe dirigente (in ventiquattr’ore è ancora più scesa).
Sembra di capire che le uniche cose che non fanno davvero schifo del mondo attuale a Serra sono Serra medesimo, chi gli paga lo stipendio e Bruno Tabacci.
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E si serraglio… se non cambiamo allenatore andiamo in B..opss..in B ci siamo sempre stati e ci saremo ancora anche dopo la sua dipartita.
E che il diavolo se .,lo sia preso?,ma senz’altro….lì dicono che ci sia tanta topa!
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Chissà quanti scheletri nell’armadio d’un Parlamento ben pien di redivivi fans di Gladio; par sempre più uno stadio con sugli spalti urlanti rissosi tifosi tifanti giocatori sol in apparenza tra lor duellanti ma tutti quanti contenti dei lor proventi e pronti a patteggiar risultati a tavolino tra laute papparte e un buon bicchiere di vino…
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Glie manca solo il turbante la barba e la tonaca nera e poi l’ aiatolla’ ce l’ avemo pure qua’ .Povera italia in mano a questo governo di Flinstones🤔
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Ma del resto che pensavate?
Nella I Repubblica c’era il 91% di parlamentari laureati…. circa 10 anni fa eravamo scesi attorno al 65%.
Avevamo la FEDELI che manco era diplomata (lei diceva laureata) nel senso pieno del termine (se ricordo bene aveva il diplomino professionale + un corso di non so cosa). Bene, una così l’avevano messa a fare il ministro dell’istruzione, o sbaglio?
E dell’attuale Calderone ne vogliamo parlare? Delle sue due presunte lauree, ricordate cosa è venuto fuori? Al posto suo tanti altri ministri all’estero si dimettono, qui tutto bene madama marchesa.
Poi aggiungiamoci la CAPA, quella che dice di avere il diploma in lingue però di sicuro ha fatto solo l’alberghiero.
Dicevano i vecchi fasci: trasformeremo questo parlamento in un bivacco di manipoli.
Eccoveli.
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