(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Quando stai per avventurarti nelle spelonche dei social, ti senti fare la stessa raccomandazione che di solito viene rivolta a chi, per qualche motivo, debba entrare in un bar malfamato: non fermarti ad ascoltare quello che dicono
Saggio consiglio, e uno entra nel bar con l’intenzione di seguirlo. 
Poi però non ce la fa: butta un occhio, allunga un orecchio e si guasta inesorabilmente l’umore

Uscendo inorridita da uno di questi locali, Francesca Verdini ha manifestato tutto il suo disgusto per i commenti che vi aveva ascoltato, riguardanti lei e il suo compagno Matteo Salvini. Insulti, minacce, battute becere sulla differenza di età e la circonferenza toracica del ministro. Uno potrebbe ricordarle che anche Salvini usa i social con aggressività mascherata da bonomia («Bacioni!»), però sarebbe un modo per eludere il problema. Perché è impossibile non riconoscersi in Francesca Verdini, quando confessa di avere provato a ignorare i commenti, ma di non essere riuscita a resistere alla tentazione di leggerli. Occorre molta forza di volontà, e a volte non basta nemmeno quella: c’è sempre l’amico che sente l’urgenza di esprimerti solidarietà per la critica infame che hai ricevuto, mettendoti così al corrente di qualcosa di cui tu eri felicemente all’oscuro.

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Verdini si chiede se esistono rimedi, a parte l’assuefazione. Me ne vengono in mente soltanto due: cambiare la natura umana e far pagare i commenti. Il secondo sembrerebbe lievemente più praticabile. A patto che poi Salvini non si inventi un condono anche lì.