
(Dott. Paolo Caruso) – La notte di cinquant’anni fa, moriva assassinato Pierpaolo Pasolini. Ancora oscuri il movente e il mandante. Se di mandante si tratta. Era la coscienza critica contro il perbenismo dei nuovi boiardi di Stato, che stavano riappropriandosi del potere contro il proletariato. Di cui Pasolini fu la coscienza critica. Non amava la normalizzazione. Cercava intelletto negli interlocutori, mai stanco di inseguirli, dando volutamente pretesto alle provocazioni. Pareva, all’apparenza, facesse il gioco dei suoi detrattori e, a distanza di decenni da quella orribile notte quando ci svegliammo tutti più poveri, la sua idea oggi appare più intellegibile. Allora fu la vittoria, di Pinocchio sul Grillo parlante. Pasolini irritava con le sue provocazioni, ne si contentava di mediocrità. I suoi film, come “Salò” e “le 120 giornate di Sodoma”, fecero scandalo, ma era l’effetto da lui cercato, come a sollecitare le coscienze che sentiva addormentate. La risposta fu ingenerosa. Ci fu chi lo seguiva con sospetto, non avendo infatti la sua intuizione. Egli sapeva infatti dove sarebbe andata l’Umanità. Cosa che egli aveva intuito. Il film “il Vangelo secondo Matteo” fu il suo capolavoro. Anticipò tratti di umanità che in papa Francesco avrebbero trovato visibilità e accettazione. Anche se, dopo la morte di Bergoglio, rigurgiti di conservatorismo alla vecchia maniera spumeggiante e tronfi di vanità, si sono ripresentati. Vendetta fatta in San Pietro, la sede di papa Leone XIV. Il cardinale Burke con i suoi accoliti, incappellati vecchia maniera, sono sbucati numerosi e imprevedibili come tarme, da tutto il pianeta ecclesiastico, per riprenderne possesso, con palandrane e insegne imperiali. Chissà quale commento avrebbe scritto Pasolini, sempre dalla parola precisa e tagliente come un bisturi. La società vista da lui, e che voleva riformare a suo modo, è volta alla ricerca dell’uomo, per restituirgli dignità, oltre la condizione sociale del proletariato. Ne testimoniò nel suo primo film “Accattone” del 1961. Contestava il classismo di caste, che si riproponevano ingiuste ed atte a soggiogare uomini ad altri uomini, in perpetuata schiavitù. Tentarono, alla sua morte, di screditarne il nome perché “diverso”, ma non poterono andare oltre e, loro malgrado, dovettero riconoscerlo “inarrivabile” in quanto a carisma.