Il premier ungherese ha usato Roma per prendersi la scena e delegittimare Meloni. Aperto il fronte anti-Ucraina si è proposto come unico interlocutore tra Trump e Putin

(Flavia Perina – lastampa.it) – Arriva dal vecchio amico Viktor Orban l’atto di delegittimazione più esplicito e bruciante che Giorgia Meloni ha dovuto subire nei suoi tre anni da premier. Il leader ungherese ha costruito la sua due giorni romana come un’escalation di strappi dalla linea del governo di Roma e di Bruxelles. Quattro provocazioni in rapida successione: lo sfregio all’Europa nelle dichiarazioni rilasciate a La Repubblica a ridosso dell’incontro a Palazzo Chigi, la mancanza di qualsiasi correzione di rotta subito dopo il colloquio con Meloni, l’attacco alla stampa italiana che ha riportato i fatti, e infine la lunga chiacchierata di ieri con Matteo Salvini («massima sintonia») in coincidenza con l’annuncio che Budapest sta lavorando ad un’asse anti-Ucraina con Bratislava e Praga.
Gli intenti del presidente ungherese risultano abbastanza chiari: dimostrare all’Unione che né Meloni né altri possono domarlo o convincerlo a un compromesso, valorizzare il suo diritto di veto in Europa, dire a Vladimir Putin e a Donald Trump che la loro convergenza di interessi – al momento appannata, ma vai a vedere – ha un puntello nel Vecchio Continente: il suo. E, soprattutto, aprire una nuova fase della campagna “facciamo arrendere l’Ucraina”, che Orban immagina di portare avanti costruendo un fronte comune con Slovacchia, Repubblica Ceca e altri potenziali alleati, con l’obiettivo di isolare Kiev e costringerla ad alzare bandiera bianca per mancanza di mezzi, forniture militari, sostegni.
Il progetto, enunciato dal consigliere-omonimo Balasz Orban, è stato condiviso sull’account ufficiale della presidenza ungherese a ridosso dell’incontro con Salvini, ed è evidente che tra i destinatari della chiamata al disarmo c’è anche un pezzo del governo italiano. È una sfida di massimo livello per Palazzo Chigi e una bravata che nessuno aveva previsto in questa misura dirompente. Gli applausi russi agli orbaniani – Dmitri Peskov: bene! Anche in Europa c’è chi difende il suo popolo! – hanno ulteriormente fatto levitare il caos e imposto una domanda: perché il capo sovranista ha scelto proprio l’Italia come palcoscenico della sua offensiva? Perché mettere al centro della visita l’elemento che più intralcia il racconto di Meloni pontiera tra europeisti ed euroscettici e facilitatrice della causa europea al cospetto di Donald Trump?
La risposta forse è scontata. Quel ruolo se lo vuole prendere Orban, che si fa agente del caos nell’Unione per proporsi come unico e vero puntello della presidenza Usa qualora – come è possibile e forse probabile – Re Donald tornasse a fare squadra con Vladimir Putin. In fondo, l’Ungheria è il terreno amico che entrambe le superpotenze avevano scelto per il loro secondo incontro, e anche se quel summit è saltato, anche se gli Usa appaiono indispettiti dalla resistenza di Mosca a congelare la linea del fronte, poco importa: i contrordini statunitensi sulla questione ucraina sono da un pezzo di letteratura, lo “strangoliamo la Russia” di oggi può diventare “strangoliamo l’Ucraina” in cinque minuti, è già successo dieci volte, perché non potrebbe succedere ancora? È la scommessa di Orban, la scommessa del nuovo fronte che Budapest sta costruendo nell’Unione, e forse anche la scommessa di Matteo Salvini: una clamorosa rivincita sulla premier che lo ha obbligato a una collocazione innaturale a fianco di Ursula von der Leyen, di Emmanuel Macron, degli eredi di Angela Merkel, dei socialisti spagnoli, persino dei laburisti inglesi.
Con il senno di poi: questa due giorni ungherese il governo avrebbe dovuto evitarla come la peste, chi ha immaginato di poterla gestire come una visita di routine ha sbagliato. E tuttavia, alla fine, forse Giorgia Meloni riuscirà a cavarsela con danni minori di quelli che si immaginano, almeno sul fronte interno. Le opposizioni, infatti, non sembrano aver colto il nocciolo della questione e preferiscono incalzare la premier sulla mancata difesa del giornalismo italiano piuttosto che sul senso della visita del presidente ungherese, definito con soffice eufemismo «un viaggio dai contorni poco chiari». In fondo, metà delle affermazioni di Orban, le frasi sull’Europa che non conta nulla, sulla necessità di costruire una coalizione disarmista, sul rifiuto di «nuotare con la corrente mainstream di Bruxelles», potrebbero essere sottoscritte senza imbarazzi da un pezzo di Pd e da tutto il Movimento Cinque Stelle. Forse è meglio far finta di non aver sentito, di non aver capito, più o meno come ha fatto per tutta la giornata di ieri Palazzo Chigi.
La “statista”(???) della Garbatella….non pervenuta…..!!! come sempre…..
"Mi piace"Piace a 1 persona
Poveri noi. Da una parte baltici e Polonia, feroci nemici della Russia (editoriali su editoriali contro di loro), dall’altra Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, che spingono per un fronte “anti Ucraina” (nessun editoriale contro di loro). L’Europa non esiste. Evviva.
"Mi piace"Piace a 1 persona
Immagino “editoriali” del Fatto.
Perché nel resto della stampa nostrana è il contrario.
"Mi piace"Piace a 1 persona
A Crosetto in un momento di lucidità o sincerità è scappata in uno scritto cioè in un suo libro l’ affermazione che i territori occupati dalla Russia resteranno parte integrale della federazione e che per tanto l’ Ucraina deve rinunciarci perché non è in grado neanche con l’ aiuto della Nato di riconquistarli. Alla luce di ciò , che senso ha incolpare Orban di misfatti , caos e connubi quando è la realtà a dargli ragione. In geopolitica la divisione destra sinistra ,che già scricchiola nella politica nazionale , è un’ assurdità e la prova è la convergenza di Orban con lo slovacco socialista Fico , oppure il comunista Xi ping con Putin che viene dipinto addirittura come fascista (ma che combatte i nazisti ucraini ).
"Mi piace"Piace a 2 people
Un servitore di due padroni è venuto a trovare la locandiera di quello più svalvolato, senza mancar di salutare un capitano tabarrino. E poi c’è anche chi ha il coraggio di firmare commenti di natura politica invece di stroncare una pessima commedia dell’arte, basata sul non senso, interpretata da viscidi guitti
"Mi piace"Piace a 3 people
Al di là di tutte ‘ste chiacchiere, quello che conta è l’essenziale: l’Ungheria ha un governo illiberale come ripete fieramete lo stesso Orban da anni similmente a quel Milei argentino che non gli è da meno, per non dire del campione di democrazia del biondo inquilino della Casa Bianca che, tra l’altro, ha pensato anche di mobilitare l’esercito in non poche città americane, dimostrando peraltro tolleranza neocolonialista in quel di Gaza e Cisgiordania con annesso genocidio. E questi personaggetti naturalmente trovano nella Melona un’alleata fedele e convinta senza ombra di dubbio. Cosa vuol dire ciò? Che la stessa è ugualmente illiberale! Punto. D’altronde tuuutti gli atti del suo governo nonché i progetti futuri di accentramento dei poteri non ultimo l’opera di smantellamento effettivo e formale, presente e prossimo, dei contrappesi democratici e costituzionali ovviamente ritenuti non più aderenti alle necessità di questa epoca, sono all’insegna della illiberalità pura e cristallina. Non c’è bisogno di elencarli tutti, li sappiamo a menadito.
Ordunque… da dove deriva – questa la domanda delle cento pistole – la suddetta ispirazione neo liberticida se non dal bagaglio culturale che fa capo al fu fascismo?? Ed ecco che viene fuori la parolina magica che spiega tutto. Ma mi raccomando, la parolina occorre sostituirla opportunamente con suoi sinonimi più delicati, tipo autoritarismo, mistica della gerarchia e dell’uoma sola al comando, uso parossistico di Law & Order ovviamente contro i deboli escludendo i potenti, e condito da violenza poliziesca vs manifestanti persino ragazzini, e poi la riforma della giustizia antileggi costituzionali e giù di lì verso un inferno anti Repubblica che lo stesso sempre stimato capo dell’MSI definiva “bastarda”, non a caso la statista della Garbatella non la pronuncia mai preferendo NAZIONE.
Ma mi raccomando, quella parolina va usata saggiamente senza esagerare altrimenti Padellaro & Travaglio ci sgridano. Come se noi fossimo dei buzzurri trinariciuti sprovveduti con l’anello al naso da non capire che il fascismo oggi sarebbe ben diverso da quello irripetibile del Ventennio ormai consegnato definitivamente alla storia. Ma la sostanza, riveduta e corretta, rimane sempre la stessa. E guai se la Elly, nel suo piccolo, denuncia quello di cui tutti sono convinti: la destra-destra, in nuce, ha visibilmente mire antidemocratiche.
"Mi piace"Piace a 5 people
Nel mentre almeno 53 mercenari provenienti da tutto il mondo eliminati da settembre scorso in Ucraina.
Where Have the “Gray Geese” Gone? The Fate of Foreign Mercenaries in UkraineSouth Front
Questo era italiano, di Udine:
"Mi piace""Mi piace"
Per delegittimare Meloni basta un bambino di 3 anni, altro che Orban
"Mi piace""Mi piace"