Oggi in Consiglio nazionale l’ex sindaca ribadirà le critiche al leader. Il presidente: «È stata scorretta». E prepara la sua nuova squadra

Giuseppe Conte con Chiara Appendino

(Niccolò Carratelli – lastampa.it) – Stavolta Chiara Appendino è pronta allo strappo. Oggi potrebbe essere il giorno delle sue dimissioni da vicepresidente del Movimento 5 stelle. Da annunciare durante o al termine della riunione del Consiglio nazionale, a cui l’ex sindaca di Torino ha deciso di partecipare, dopo aver disertato quella di mercoledì scorso. Del resto, nell’intervista a questo giornale Paola Taverna l’ha invitata, quasi sfidata, a confrontarsi «nelle sedi opportune». A esporre al tavolo del massimo organo del M5s le sue critiche alla linea politica e alla «postura» del Movimento dentro al centrosinistra. Perché a Taverna, come a Giuseppe Conte, non è piaciuto il modo in cui Appendino ha fatto filtrare sui giornali la notizia delle sue possibili dimissioni e i contenuti dell’intervento all’assemblea dei parlamentari 5 stelle. «È stata scorretta, non mi ha detto nulla», si è sfogato l’ex premier con i suoi collaboratori.

Giovedì sera, invece, Appendino gli ha telefonato per un chiarimento: hanno parlato, Conte ha ascoltato, ma non ha fatto particolari aperture rispetto alle sollecitazioni formulate dall’ex sindaca. Poi dal quartier generale di via di Campo Marzio hanno risposto con ben tre interviste, pubblicate ieri: quella di Taverna a La Stampa, più quelle di un altro vicepresidente, Michele Gubitosa, e del capogruppo al Senato, Stefano Patuanelli, su altri due quotidiani. Questo il messaggio sostanziale: «Sulle alleanze rispettiamo le indicazioni degli iscritti e le basiamo su accordi programmatici». Come a rinfacciare ad Appendino di voler mettere in discussione quanto deciso all’assemblea costituente Nova. Lei non ha gradito questo fuoco di fila, «una roba che rimanda ai tempi in cui da noi c’erano le epurazioni», dice un parlamentare M5s vicino all’ex sindaca. Raccontando che più di uno, tra i colleghi, ieri l’avrebbe chiamata per una parola di conforto.

Motivo in più per cui lei ora non ha intenzione di rientrare nei ranghi, come aveva fatto un anno fa dopo Nova, quando già aveva espresso dubbi sulla parabola del Movimento. Adesso giura che sta riflettendo, che vuole vedere come andrà oggi il confronto in Consiglio nazionale e solo dopo prenderà una decisione definitiva. Ma, a questo punto, le dimissioni sembrano una strada obbligata per dare sostanza al suo dissenso politico. Anche perché, dopo questo nuovo scontro, è improbabile che Conte sia disposto a confermarla tra i suoi vice. La prossima settimana, infatti, gli iscritti voteranno online per rieleggere il presidente (unico candidato) e poi lui indicherà la nuova squadra di vertice. Tra i papabili vice si fanno i nomi di Vittoria Baldino e Francesco Silvestri. Tanto ormai i contiani hanno capito che «Chiara vuole chiamarsi fuori e avere le mani libere»: non essere più nell’organigramma M5s per poter fare il controcanto al presidente quando e come le pare. Non si è candidata contro di lui a questo giro perché sapeva di perdere e non voleva “bruciarsi”, ma l’idea di proporsi come alternativa per il futuro ce l’ha in testa, eccome. Insomma, si intravede un barlume di opposizione interna per Conte, proprio all’inizio del suo secondo mandato da presidente.