(Giancarlo Selmi) – Leggo che Appendino si è dimessa. Dopo Nova e dopo alcune sue dichiarazioni, pensai seriamente che potesse diventare il prossimo problema. Non mi sbagliavo. Conosco le sue lamentele, le hanno pubblicate tutti i giornali. Resta da capire a cosa e a chi serve questo polverone in un momento così delicato. Spero che lei abbia la buona educazione, prima o poi, di spiegare il motivo di tanta urgenza e tempestività. Quel “è tempo di rimetterci tutti in discussione” a chi è principalmente rivolto?

I nemici di Giuseppe Conte sono sempre stati tanti. Cerco, comunque, di fare un ragionamento: Nessuno più di me ha parlato (e scritto) cose orribili su una parte del PD. Non sono animato da una grande simpatia nei loro confronti. Ma con le leggi elettorali vigenti, senza il proporzionale, siamo di fronte a un bivio, dove una delle strade è abdicare alla esigenza di incidere e di decidere, quindi alla politica, e lasciare in sella la Meloni e la sua sciagurata armata Brancaleone per il prossimo secolo.

L’altra è la strada del buongoverno con noi dentro e di dare risposte, norme, miglioramento della qualità di vita ai nostri elettori. Solo in questo modo i voti possono essere capitalizzati, non ci sono alternative. Il nemico principale non è il PD, sono le destre. Sono nemici i topi che invadono la tua casa, non il vicino che ti sta sul caxxo ma si offre di aiutarti a cacciarli. Molti di noi, credo tutti, hanno sostenuto il secondo governo Conte. Molti di noi, credo tutti, non ne hanno sopportato la caduta. C’era dentro il PD.

Molti di noi, credo tutti, non hanno compreso e hanno rimproverato Letta per la sua infausta scelta di rifiutare l’alleanza con il Movimento, consegnando il Paese a Meloni. Letta era il segretario del PD. Rispetto ad allora nulla è cambiato nel rapporto di forze, ma è cambiata la leadership del PD che, pur con grandi limiti ma volenterosamente, si è avvicinata a un concetto di politica meno neoliberista e più attento alla distribuzione della ricchezza e alla difesa del welfare e delle fragilità.

La splendida solitudine voluta dalla Appendino ha già dato un risultato: quello del suo Piemonte. Non mi sembra che ci sia stato lo champagne. In Toscana, Toscana Rossa ha preso il 4,5% dei voti senza avere un Consigliere, noi con un risultato peggiore ne avremo due. Quei due potranno vigilare sulla esecuzione del programma concordato e da noi imposto (e questo è già un successo) e portare avanti le nostre istanze e le vite dei loro concittadini.

Appendino vuole spacciare come ideale un mero (non uso altri aggettivi) discorso di bottega: da soli aumentiamo i consensi. Ma non governiamo, a cosa serve? Perché io dovrei gettare via il mio voto e non darlo a un programma di governo che mi rappresenta? Questa è la domanda. Perdiamo con dignità? Ma che discorso è questo? Chi si occuperà di fare stanziare le somme per l’assegno di cura per i disabili? Meloni? Ma siamo diventati scemi? E le necessarie assistenze al mio Giulio chi le darà, l’aver perso con dignità? La dignità della sconfitta dura e pura?

Qual è il cognome del Godot che dobbiamo aspettare secondo le tesi di Appendino e compagnia? La politica è pragmatismo puro e quando uno dice che vuole tutelare i più deboli lo deve fare veramente. Non atteggiarsi a pasionaria del “meglio soli che male accompagnati” di questa reverenda cippa. Soprattutto se quel “soli” è una revisione retorica del “meglio non contare un caxxo”.

Noi dobbiamo pensare ai disabili, precari, esclusi, alle famiglie, ai giovani, ai salari, a rendere la vita in questo paese almeno un poco più sopportabile. Questo lo possiamo fare solo entrando nelle stanze dei bottoni e portando chi soffre idealmente con noi, non facendo, con la comodità di un più che garantista e garantito sontuoso stipendio, la pasionaria del nulla. Mentre la gente che dovremmo rappresentare soffre. E poi queste uscite alla vigilia di importantissimi appuntamenti elettorali, non sono accettabili.

Ribadisco il mio pieno e totale appoggio a Giuseppe Conte e alla sua linea politica, compresa quella che riguarda le alleanze. È in gioco il futuro del mio Giulio, non quello di chi teorizza, senza avere problemi e con le gambe a cavalcioni su una posizione invidiabile, la “dignità del meglio soli”. La dignità bisogna darla a Giulio. Su questo non sono ammessi scherzi. La defezione di Appendino non mi sconvolge. Ce ne faremo una ragione.

Adelante Presidente Conte.