La popolare (e un tempo fieramente popolana) Meloni ha un problema: 2 milioni di persone scese in piazza nelle città italiane per manifestare contro il […]

(di Daniela Ranieri – ilfattoquotidiano.it) – La popolare (e un tempo fieramente popolana) Meloni ha un problema: 2 milioni di persone scese in piazza nelle città italiane per manifestare contro il massacro dei palestinesi per mano del governo israeliano, attuato anche grazie al sostegno militare e morale del governo da lei capeggiato. Mentre i suoi scagnozzi sui giornali deridevano la Global Sumud Flotilla, dipingendo gli attivisti con gli stilemi che i giornali di destra riservano agli operatori delle Ong, additati come sciocchi idealisti in cerca di avventure (anche sessuali: ma questo lo insinuano quando si tratta di giovani donne), lei induriva vieppiù i tratti del viso, denunciando complotti e persecuzioni. Prima ha tentato di screditare lo sciopero come un “weekend lungo” di zecche rosse fancazziste; poi di far credere che la gente imbarcata, proveniente da 44 Paesi, volesse rovinarle le elezioni nelle Marche e fermare Acquaroli (come no: in Malesia non si parlava d’altro); poi ha fatto (o lasciato) dire ai suoi servi della comunicazione che gli attivisti erano pagati da Hamas; poi ha precisato rabbiosamente che il governo non avrebbe pagato il viaggio di ritorno agli italiani abbordati e arrestati illegalmente dalla Marina israeliana, come fossero escursionisti irresponsabili che fanno pagare allo Stato la loro imperizia (hai capito, la patriota). Ha accettato senza fare un fiato, lei così fumantina, che l’orribile ministro Ben-Gvir insultasse come “terroristi” i nostri connazionali, seduti in terra con le mani alzate. Ha mandato in Tv il povero Tajani a spiegare al mondo che “il diritto internazionale vale fino a un certo punto” (come tutti sanno, infatti, a un certo punto vale la Bibbia). Intanto l’ultra-meloniano Vespa aggrediva un volontario della Flotilla, accusandolo di “fottersene” di portare aiuti ai palestinesi: voleva solo creare problemi alla povera Giorgia.
Ora la sua maggioranza cerca di insabbiare questa rivolta morale dal basso sguinzagliando opinionisti che non trovano di meglio che accusare i 4 parlamentari italiani imbarcatisi con la Flotilla di aver abbandonato i connazionali nelle mani di Israele, come se potessero scegliere da un menù, davanti alla soldataglia dell’Idf, le opzioni migliori per essere rimpatriati.
I palestinesi sono poveri e privi di potere: a nessuno conviene difenderli. La sedicente underdog di borgata sta coi bulli sadici e forti che li vessano. I ragazzi del Colle Oppio, catechizzati a botte di valori italici come “onore” e “orgoglio”, vitaminizzati dai fantasy in cui viene ribadito l’archetipo del piccolo Davide che vince contro Golia, di fronte all’eccidio di donne e bambini non hanno avuto nemmeno l’intelligenza politica di capire che il popolo è disgustato dalla guerra di un esercito contro una popolazione inerme. Per due anni abbiamo visto bambini che esalavano l’ultimo respiro in ospedali sventrati, o denutriti, o amputati (tutti video fake con attori, secondo i likudisti di social e giornali; sì, seienni già reclutati da Hamas che recitano di morire di fame, neonati che si fingono esanimi dentro sacchi della spazzatura); loro, volontari carnefici di Netanyahu insieme ai liberali filo-sionisti, hanno pensato che comunque quei bambini sarebbero cresciuti e avrebbero messo il velo alle donne (vedi Il Foglio).
Nelle Tesi di Trieste, manifesto ideologico di Fratelli d’Italia, è scritto: “Ci impegniamo a perseguire la linea ‘due popoli, due Stati’, che riconosca il diritto alla sicurezza di Israele e quello dei palestinesi a vedersi riconosciuto un proprio Stato”. Ah, ma davvero? Come s’era visto nel caso del Donbass, il principio dell’autodeterminazione dei popoli vale solo quando gli pare, o meglio quando pare agli Stati Uniti. Il grido di “Giorgia” al raduno dell’ultradestra spagnola (invero grottesco: non si è mai capito chi le impedisse di essere una donna, italiana, madre, cristiana) le si è ritorto contro. È cristiana, e sta coi fondamentalisti messianici? Non ha giurato nelle mani del presidente della Repubblica di esercitare le sue funzioni nell’interesse esclusivo della nazione?
Meloni ha sopravvalutato il potere della propaganda, per quanto martellante: anche i giornali moderati ci educavano alla guerra, promuovendo “il fascino del bunker” e il cashmere per proteggerci dall’inverno del caro bollette bellico (Repubblica). Ha eseguito gli ordini del deep state americano: 19 pacchetti di sanzioni alla Russia; zero sanzioni a Israele; impunità plenaria per Netanyahu. Forse sperava di poter contare sull’indifferenza e sull’anestesia che portano già metà degli elettori a non votare; o che i cittadini, indottrinati da decenni di cattivismo, si fossero incanagliti quanto la classe cosiddetta dirigente. Si è sbagliata. Aveva ragione, però, a dire che stanno facendo la storia: la storia dell’ignominia e della complicità nel più grave delitto contro l’umanità dopo la Seconda guerra mondiale.
E come si esprimeva il crapa pelata anche lei dirà ME NE FREGO!!!!
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Concordo su tutto tranne che sul finale. Se metà e più degli italiani non si reca alle urne le responsabilità non sono di Meloni . infatti,citando la Repubblica, che di certo non ama FDi, è chiaro che i filosionisti che dovrebbero sentire rimorsi se avessero un minimo di senso morale non sono annidato solo nel centrodestra come le politiche filo israeliane non sono esclusiva del nostro governo di estrema destra ma di tutta la EU . Quindi tanta gente che ha sentito l’ obbligo morale di fare sentire il proprio risentimento e la propria condanna verso chi sta portando avanti il genocidio di un popolo, non prova nemmeno a dimostrarlo nelle urne perché deluso totalmente dal sistema che non offre alternative se non fugaci e menzognere.
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Cosa c’entra la questione palestinese con le elezioni Regionali? Essendo un tema nazionale avrà semmai un impatto sulle prossime elezioni Politiche. A un cittadino calabrese interessa di più la questione della sanità che quella palestinese. Tra l’altro, le elezioni locali sono fortemente influenzate dal voto clientelare, quindi i temi nazionali non hanno alcuna importanza.
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I PARADOSSI DEL POTERE – Viviana Vivarelli
Un ragazzino allo stadio solleva un enorme cartello su cui è scritto: “Il tizio dietro di me non vede niente”. Ovvio, perché è lui che non gli fa vedere niente. Questo è il paradosso del potere: un dittatore idiota può imporsi facilmente se lo fa su un elettorato ancora più idiota. Lui non fa vedere, loro non sanno nemmeno che si può vedere. È il colmo dell’autoreferenzialità insolente e cretina. È così che possono passare leggi che servono a uno solo o che proteggono una casta, vendute come se servissero a tutti: l’autonomia regionale, lo stop alle intercettazioni, il nucleare, la depenalizzazione dell’abuso di ufficio.
È il “paradosso del mentitore”. Ricordate Epimenide di Creta, che diceva “tutti i Cretesi sono bugiardi, Io sono Cretese”? E mentre noi siamo lì ad arrovellarci per capire se diceva il vero o no, quello se ne va via sghignazzando e ci ruba il portafoglio. Tipo Vannacci che parla contro l’Unione europea mentre come eurodeputato si becca 10.000 euro al mese dall’Unione Europea, o Salvini che vuole togliere la cittadinanza italiana a chi delinque mentre lui stesso è imputato di reati, primo fra tutti 49 milioni rubati ai suoi stessi elettori.
Oggi l’Italia è uno Stato basato sulla menzogna e intanto che passiamo il tempo a schifarci sulle menzogne del potere, il potere avanza non combattuto, perché la menzogna rende, la menzogna è padrona del mondo, con la menzogna si vince.
Kurt Gödel dimostrò l’impossibilità di parlare della verità da parte di un linguaggio matematico all’interno del linguaggio stesso. Bisognerebbe dirlo a quei matematici come Parisi che negano Dio perché non possono metterlo in una equazione matematica, come se il fatto stesso di non poter matematizzare qualcosa lo rendesse inesistente.
A maggior ragione la menzogna serve al linguaggio politico, che convince proprio in quanto nega quello che afferma, come la Schlein che dice di volersi associare a Conte mentre apre a Renzi, e sarà probabilmente questo paradosso continuo che manda in tilt il cervello degli elettori, tanto più in un Paese dove ci sono 6 milioni di analfabeti di ritorno e il 38% degli abitanti non ha fatto tutta la scuola dell’obbligo e solo 1 su 5 riesce a capire qualcosa di un articolo che non sia di economia e al massimo capisce degli slogan da stadio, corti per carità, sennò la mente si confonde
L’altro paradosso è che si vota ciò che si spera dalle promesse, mai ciò che si verifica dai fatti, per quanto siano secoli che i fatti contraddicono le promesse. Finché le nostre scelte saranno condizionate dalle parole nell’allontanamento dai fatti, vivremo sotto ipnosi e saremo sempre dominati da mentitori, anzi il potere sarà di chi mente meglio, più spudoratamente, più sfacciatamente, più paradossalmente. Un paese di idioti mentali non può che avere come capo un dittatore che sia un idiota mentale più furbo di loro. E noi resteremo per sempre dietro il cartello che dice: “Il tizio che sta dietro questo cartello non può vedere”.
I matematici hanno dimostrato che la matematica si basa su concetti primitivi, che dovrebbero essere intuibili, semplici, immediati. Dovreble valere lo stesso per la politica. Ma se ciò non accade?
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Ma erano 3 milioni in due giorni (1,5 milioni al giorno) come sosteneva qualche giorno fa da Travaglio o i due milioni (in quanti giorni?) riportati nel titolo.?,
E poi, perché dovrebbero essere un problema per Meloni e non, invece per quei quattro o cinque capi di partito della sinistra che, volendo apparire uno più “figo” dell’altro si sono infiltrati nei cortei?
Meloni e la sua squadra di eccellenti ministri, Piantedosi, Crosetto e Tajani hanno gestito gli eventi in modo perfetto.
Per quanto riguarda la percentuale dei votanti un/una giornalista dovrebbe essere attenta a quello che scrive al fine di non essere smentito/a da un comunissimo vecchietto. E per farlo basta ricercare la serie storica.
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Quando nel 2015 Salvini diceva: “Blocchiamo l’Italia per tre giorni”. Tre giorni senza consumi, lavoro e tasse.
Nel novembre 2015 Matteo Salvini, allora segretario della Lega Nord, lanciava da Ponte di Legno (Brescia) una protesta nazionale contro il governo Renzi.
Dal palco invitava i cittadini a “non pagare più nulla, non consumare, non lavorare” e a scendere in piazza, in nome della disobbedienza civile. L’appello, diffuso durante la festa leghista in provincia di Brescia, aveva l’obiettivo dichiarato di “mandare a casa questo governo”. Adesso Salvini definisce l’astensione dal lavoro “illegittima” se non dichiarata nei tempi previsti, minacciando sanzioni a chi partecipa.
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Come un diamante è per sempre, purtroppo anche il fanfaluca lo è
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