Trump fa silurare Kimmel dalla Abc: un episodio che ricorda quello di Berlusconi nel 2002. Ma il tycoon è ancora più sfrontato e scellerato

(di Massimo Giannini – repubblica.it) – Dall’editto bulgaro a quello americano il passo è stato breve. Ventitré anni non sono pochi, ma quel 18 aprile 2002 sembra ieri, quando il Cavaliere da Sofia pronunciò il suo anatema contro Biagi, Santoro e Luttazzi, e poche settimane dopo la Rai eseguì l’ordine del padre-padrino Berlusconi. Oggi Donald Trump fa lo stesso con l’anchorman Jimmy Kimmel, prontamente silurato dalla Abc, e mette in lista d’attesa per il prossimo licenziamento anche Jimmy Fallon e Seth Meyers. «Fallo, Nbc!», comanda su Truth il tycoon di Mar-a-Lago, ancora più sfrontato e scellerato dell’Uomo di Arcore. Tutto torna, ma con altra ferocia, nel distopico gioco di specchi in cui si confondono America e Italia, passato e presente. Mentre a Montecitorio si vota la pseudo-riforma della giustizia tra gli ultrà che gridano “Silvio, Silvio!”, la destra trumpiana radicalizza, moltiplicata per mille, l’anomalia berlusconiana. Una visione titanica e assolutistica del potere, che non contempla il “diverso parere”. Una manipolazione sistematica del reale, al servizio di un’ideologia reazionaria e securitaria che lucra consensi sul rancore dei deboli e sul fetore dei nemici, “fabbricati” ad arte e demonizzati ad libitum. Un conflitto di interessi mastodontico, tarato sulle dimensioni planetarie dell’impero yankee e alimentato dalle elargizioni finanziarie del turbo-capitalismo digitale.
L’assassinio di Charlie Kirk ha impresso un’accelerazione fatale al processo di sfarinamento della democrazia americana. Vedremo cosa accadrà domani allo State Farm Stadium di Glendale, dove il popolo Maga celebra i faraonici funerali dell’influencer che promettono di oscurare per sempre il ricordo di quelli di Luther King. Ma lo stiamo già vedendo adesso, con The Donald che stila le liste di proscrizione e dopo Washington e Los Angeles manda la Guardia nazionale anche a Memphis e Chicago, in una nazione in assetto da civil war. Aveva ragione Ezra Klein, a temere sul New York Times che questo vile omicidio sarebbe diventato per gli Stati Uniti di Trump quello che l’incendio del Reichstag fu per la Germania di Hitler: la grande occasione per spostare la notte americana ancora un po’ più in là, lanciando l’attacco finale contro l’esecrata “egemonia woke”, invocando lo stato d’emergenza permanente che prelude allo stato d’eccezione definitivo, la legge marziale, presupposto per la terza rielezione alla Casa Bianca di un Commander in chief ormai trasfigurato in Conducator.
È sana l’ironia degli altri mattatori dell’entertainment che sfidano in tv i diktat trumpiani. Come Jon Stewart, che apre il suo “Daily show” dicendo «questo programma è conforme alle normative dell’amministrazione». Ma c’è poco da ridere: se gli organi di garanzia diventano braccio armato della volontà presidenziale — come succede all’agenzia federale delle telecomunicazioni o alla Federal Reserve — rotoleranno altre teste, scatteranno altri editti. Ha detto bene qui Colum McCann: noi credevamo che la Costituzione, il sistema di checks and balances, la giustizia ci avrebbero protetti, e invece ora le fondamenta vacillano, con effetti a catena sulla vita quotidiana, gli artisti, i giornali, la televisione, persino su quello che si dice in un ristorante. E il paradosso è che le destre al comando praticano questa scellerata macelleria costituzionale in nome della libertà di espressione, reprimendo il dissenso e vietando il free speech altrui per difendere il proprio. E stavolta il disegno è lucido e pericoloso. Come dice Isaac Saul, il trumpismo mostra un oscuro talento nel piegare il dolore a suo vantaggio: se trasformi un attentato in una guerra culturale, hai già inquinato il terreno del dibattito politico in modo irreversibile, deformandolo a campo di battaglia dove non si fanno prigionieri.
E qui, ancora una volta, tocca parlare di noi. Di questa Italietta gregaria e settaria, dove i patrioti shakerano in salsa tricolore il dispotismo machista di Trump e lo rivendono come cattivismo vittimista di Meloni. Trattare l’attentato di Kirk alla stessa stregua dei crimini delle Br e degli agguati al giovane Ramelli e al commissario Calabresi è un’impostura storica che offende l’intelligenza e la memoria. Trovare nei confusi proclami di Robinson le tracce di un “clima violento” creato anche qui dai “cattivi maestri” dell’antifascismo è una strumentalizzazione che intossica il discorso pubblico. Proclamarsi «la più odiata d’Italia», senza mai un’autocritica per l’odio vomitato dalle destre contro tutto e tutti, è una mistificazione che oltraggia la verità. Ampio il cast dei carnefici, sempre pronti alla pugna come ai bei tempi del Fronte della Gioventù: da Giorgia a La Russa, da Fazzolari a Lollobrigida, da Donzelli e Delmastro, e via via tutti gli altri, squadristi minori buoni per il manganello quotidiano dei tg. Infinito l’inventario delle vittime, scorticate a dovere dai palchi illividiti di Atreju e di Vox e dai banchi sviliti di un Parlamento già ridotto a bivacco di manipoli: i comunisti e i giornalisti, gli immigrati e i magistrati, i poteri forti e i radical chic, i partigiani e la Resistenza, la Segre e Lerner, Scurati e Saviano, Canfora e Prodi, Fornero e Boldrini, e così via.
A gestire il gioioso grand-guignol, i direttori con l’elmetto delle gazzette di regime, naturalmente possedute da un senatore leghista e boss della sanità privata. Per rasserenare gli animi, sparano titoli come “Assassinato a colpi di Bella ciao”, “La canzone che uccide”, “L’assassino partigiano”. Senza vergogna.
Drammatizzare il racconto del Paese, su un crinale inesistente da anni di piombo, serve a molti usi. A coprire l’inefficacia dell’azione di un governo che dopo tre anni — tra crescita zero, carrello della spesa aumentato del 5,6% e salari crollati del 20 — non ha migliorato di una virgola la vita delle persone. A creare un “contesto” che agevola le regressioni democratiche presenti e future: i decreti sicurezza, la separazione delle carriere di giudici e pm, l’elezione diretta del premier. Ma sarebbe riduttivo fermarsi al movente tattico. Se Meloni ora cavalca la velenosa “pastorale americana” di Trump lo fa — “molto banalmente”, come direbbe lei stessa — perché questa è la sua natura. Lo è in generale, perché come tutti i populismi di destra — berlusconiani o grillini, padani o post-missini — anche il suo sguazza nella rabbia e nel risentimento anti-politico. Lo è in particolare, perché riflette l’infanzia di una leader, l’underdog vissuta nel “polo escluso”, nutrita dal mito della setta minoritaria e rivoluzionaria che deve sentirsi odiata per esistere, e poi dal culto clanico della “tradizione”, la fiamma che non si spegne, le radici che non gelano.
Questa narrazione, per quanto tossica, “funziona”. Nell’ignavia delle opposizioni, nell’indifferenza della gente, nel cinismo dell’establishment. Le destre non sono un incidente della Storia, ma un fenomeno “strutturale” della fase, che agisce al di là e al di qua dell’Atlantico. Per questo torna in mente il grande Philip Roth del Complotto contro l’America. Marshall, vice del presidente Woodrow Wilson, fa la celebre battuta: «Sapete di cosa ha bisogno questo Paese? Di un buon sigaro da 5 cent…». E il padre dell’io narrante risponde: «Sapete di cosa ha bisogno oggi, questo Paese? Di un altro presidente».
Massimo Giannini… sempre teso eguagliare inimitabili prestazioni raggiunte durante fantasmagorico periodo direzione de La Stampa… facci sognare!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
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C’è una bella differenza: Berlusconi controllava (suppur indirettamente) la RAI in quanto azienda pubblica, Kimmel è stato cacciato da un’azienda privata dove Trump non ha nemmeno lo 0,1% delle azioni. Se alla ABC sono dei senzapalle il problema è il loro non certo di Trump.
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Libertà d’informazione negli Usa…
TRUMP -DOPO AVERE EMANATO UN ORDINE ESECUTIVO PER INTERROMPERE OGNI TIPO DI FINANZIAMENTO PUBBLICO, DIRETTO O INDIRETTO, A NPR E PBS (RADIO E TV PUBBLICHE)-
HA MINACCIATO DI REVOCARE LE LICENZE ALLE TV A LUI OSTILI: «IL 97% È CONTRO DI ME».
Chiaramente quasi tutte le emittenti radio-tv si stanno piegando alle minacce di Trump.
https://www.ilsole24ore.com/art/usa-trump-minaccia-revocare-licenze-tv-il-97percento-e-contro-me-ahnubhic?refresh_ce=1
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Il link corretto all’articolo (citato sopra)
“Usa, Trump minaccia di revocare le licenze alle tv: «Il 97% è contro di me»Dopo le pressioni del presidente, lo show del comico Kimmel è stato sospeso. Polemiche in America per il rischio sempre più concreto della censura”
è:
https://www.ilsole24ore.com/art/usa-trump-minaccia-revocare-licenze-tv-il-97percento-e-contro-me-AHnUbhiC
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