
(Tommaso Merlo) – Il giovane trumpiano Charlie Kirk aveva idee orrende, tra cui quella che un certo numero di morti all’anno sono giustificabili pur di preservare il diritto di possedere armi. Lo disse dopo l’ennesima strage scolastica per mano del solito lupo solitario armato fino ai denti, lo stesso che ha ammazzato pure lui. Kirk era un polemista bigotto dal cattivo sapore suprematista e omofobo il quale si era specializzato ad andare nelle università a sfidare gli studenti in dibattiti faccia a faccia. In prima linea, circondato da guardie del corpo. Un coraggio al limite della provocazione che ha pagato ingiustamente con la vita. Trump si è precipitato a puntare il dito a sinistra, ma l’ennesimo lupo assassino assomiglia a quello che ha scalfito l’orecchio a lui, il solito giovane disagiato cresciuto a pane ed armi nell’America profonda. Da Trump cordoglio ma nessun cenno al fatto che pistole e fucili da quelle parti si comprano come se fossero pizza al trancio. Guai a toccare quello che è addirittura un diritto costituzionale e non follia pura in una società dilaniata dall’ingiustizia sociale e quindi dal dolore e dalla rabbia e con problemi diffusi di salute anche mentale senza che la sanità sia pubblica. Un Far West di disagiati con rischi di guerra civile, ma guai a dare fastidio alla potentissima lobby delle armi che reinveste parte dei miliardi che guadagna sulla pelle dei poveri cristi comprandosi l’intero Congresso a peso d’oro. Limitare la vendita di armi aiuterebbe enormemente anche se la spirale di violenza ha origini più profonde. La violenza sta tornando ad essere uno strumento di lotta politica, dalle guerre fino alle strade cittadine. La politica esaspera le divisioni e vi specula sopra per qualche voto in più, poi quando la violenza da verbale diventa fisica, si strappa le vesti senza capire che non è un problema di ordine pubblico, ma di ordine interiore. Con la violenza si chiude la bocca a chi la pensa diversamente, a chi è diverso ed in quanto tale una minaccia, un nemico. Funziona così, prima ci si mette in testa come debba andare il mondo, quello che è giusto e quello che è sbagliato. Poi si confonde la propria opinione con la verità assoluta e quindi da imporre agli altri, sconfiggendoli. Un vero e proprio delirio di natura egoistica. Le persone pretendono che il mondo vada come vogliono loro, e pretendono che gli altri siano e si comportino come vogliono loro. In genere con le buone, ma per i più fanatici con le cattive. E questo quando il mondo non è in realtà né come crede l’aggressore né l’aggredito e in genere non va come vorrebbe né l’aggressore né l’aggredito, ma per i fatti suoi. Ci si scanna quindi su realtà immaginarie e su ipotesi di futuro che non si avverano per nessuno. Lo si vede bene anche alle nostre longitudini, coi cittadini che da decenni si scannano tra loro come se dall’esito delle elezioni dipendessero i destini del mondo e poi non cambia mai nulla. Questo perché la politica è ridotta a marketing elettorale per conquistare e distribuire poltrone. Una politica carrieristica intrisa di scontri tra persone invece che tra idee e quindi intrisa di odio inconcludente. Una politica contro e non per, contro qualche vaga categoria nemica utile giusto a dotarsi di una identità e di un senso politico. Una crisi politica che si è fatta democratica, perfino negli Stati Uniti stanno capendo come la contrapposizione destra e sinistra è una presa per i fondelli in tempi di pensiero unico neoliberista e la vera sfida oggi sia quella di ridare le redini ai cittadini, alla volontà popolare. La vera sfida è tra poveri cristi e classi altolocate. E’ tra conservazione e vero cambiamento. E’ tra soluzioni intelligenti e fallimentari rigurgiti ideologici. In Europa la crisi della politica ha prodotto una disaffezione popolare impressionante oltre che classi dirigenti al limite del ridicolo ed uno stallo politico opprimente. Negli Stati Uniti invece, la vittoria di una fazione estremista guidata da Trump sta portando all’esasperazione una società già dilaniata da fanatismo capitalista e da una politica serva dei potentati. Degrado politico e sociale che esaspera il malessere ed alimenta la violenza anche solo per sfogare le proprie frustrazioni esistenziali. Il tutto mentre il mondo va allo sfascio e la violenza sta tornando ad essere uno strumento di lotta politica, dalle guerre fino alle strade cittadine. Con la politica che prima esaspera le divisioni e vi specula sopra per qualche poltrona e poi quando la violenza scappa di mano si strappa le vesti senza capire la crisi di sistema e che non è un problema di ordine pubblico ma di ordine interiore perché il mondo è la manifestazione di quello che abbiamo dentro.
mia nonna avrebbe detto che l era un bel fiulett di cui non fidarsi mai
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Aveva ragione tua nonna. Faccia e sorriso sbilenco di uno tirato fuori con il forcipe, malamente
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Quando riusciremo comprendere che da oltre secolo abbiamo messo nostri destini in mano di popolo rozzo insensibile basato esclusivamente su rapporti di pura forza… e molti di noi sono pure rimasti affascinati da questa brutale incivile civiltà!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
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Miracolo! Merlo è riuscito a scrivere qualcosa senza usare la parola “sionismo”.
Scherzi a parte, mi viene in mente uno dei tanti viaggi che ho fatto negli USA, una quindicina di anni fa. Ero in Texas alla periferia di Houston, a Baytown per l’esattezza: com’è, come non è, prendo una macchina in affitto e mi metto a guidare senza meta e dopo un paio di ore mi perdo e mi ritrovo sperduto nel sud della Louisiana addirittura dove non si vedeva un’anima viva manco a pagarli. Mi fermo in un motel per la notte e poi vado un po’ in giro per questa cittadina poche migliaia di abitanti. Essendo io uno molto socievole e gli americani abbastanza amichevoli faccio subito conoscenza con la gente del posto. Per non tirarla per le lunghe divento amico di una famiglia che poi l’anno dopo andai di nuovo a trovare. Il figlio maggiore faceva 18 anni e il padre mi disse se lo accompagnavo per prendere il regalo, vado e mi porta in una specie di megacentro commerciale, una roba pazzesca, un capannone enorme con decine di corsie e centinaia di scaffali pieni zeppi di mitra, pistole, fucili di tutti i tipi e tutte le marche. Ne sceglie uno, mostra un documento, paga (pochissimo rispetto ai prezzi italiani), se lo fa incartare e ce ne andiamo.
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