
(ANNA FOA – lastampa.it) – Mentre a Gaza la situazione precipita ogni giorno di più verso un genocidio conclamato, in Italia la discussione si è concentrata negli ultimi giorni sul problema del boicottaggio culturale: si deve, si può boicottare la cultura, si è detto a proposito dell’appello a escludere l’attrice israeliana Gal Gadot dal Festival di Venezia fatto da numerosi intellettuali e cineasti?
La cultura non dovrebbe essere un ponte di pace e non un muro di esclusione, ci si è chiesti? E l’attrice in questione, protagonista del riadattamento del cartone animato di Disney, Biancaneve, è stata esclusa perché israeliana o per le posizioni assunte in passato rispetto alla distruzione israeliana di Gaza? La polemica su di lei era già nata a marzo all’uscita del film, quando la coprotagonista, Rachel Zegler, era stata richiesta dal produttore di cancellare un suo post che diceva «Free Palestine!».
Il richiamo al concerto previsto a Caserta del direttore d’orchestra russo Gergiev e annullato in seguito alle proteste di molti, fra cui la comunità ucraina in Italia, è emerso di nuovo come un mese fa. Gergiev non è stato colpito dal boicottaggio in quanto russo ma in quanto sostenitore e propagandista di Putin. Nel suo caso quindi, non di boicottaggio culturale si trattava, ma del rifiuto di offrire un palcoscenico a un aperto sostenitore dei criminali di guerra russi.
Il problema del boicottaggio culturale è comunque reale. Ma questo boicottaggio è già in atto da tempo. Esso ha colpito recentemente istituzioni universitarie israeliane, dipartimenti, fondi e progetti di ricerca, situazioni cioè ben più serie della mostra di Venezia. Molti degli stessi docenti colpiti dal boicottaggio erano impegnati in prima persona nell’opposizione al governo e alla sua politica. Molti di loro non solo non hanno protestato per l’esclusione, ma l’hanno considerata come la conseguenza prevedibile della politica del loro governo. In assenza, inoltre, di un boicottaggio economico e del blocco dei rifornimenti di armi, il boicottaggio culturale è stato certamente una scelta che coinvolgeva non i governi ma università e istituzioni, e quindi in teoria priva di serie implicazioni politiche.
Dobbiamo inoltre, come ha scritto Gad Lerner in un post recente sui social, tener presente la possibilità che le persone cambino idea, sia gli israeliani sia gli stessi sostenitori di Hamas. La tendenza ad orientare le esclusioni e i boicottaggi sulle responsabilità individuali dei singoli e non in generale sull’essere cittadini di uno Stato impegnato in politiche criminali, sia la Russia che Israele, non può portarci però a trasformare ogni scelta in un processo, ad impegnarci nel valutare prima di ogni altra cose le responsabilità di ogni presa di posizione, di ogni scelta politica individuale anche superata?
D’altra parte, le sanzioni da parte degli altri Stati, quelle dell’Unione europea contro Israele, sono un’arma che se attuata potrebbe rivelarsi decisiva nel fermare il massacro, nel lasciar passare i rifornimenti, nell’arrivare ad una tregua che salvi anche la vita ai pochi ostaggi ancora in vita. E questa è, in questo momento, la priorità assoluta, fermare il genocidio. Ma questo tipo di sanzioni non sono attuate. Le armi continuano ad essere vendute, i rapporti economici sono intatti. Che fare?
Tutti tendono ormai a fare di tutt’erba un fascio. Nei social, ad ogni degenerare della situazione, ad ogni nuovo massacro come quello del 25 agosto dei cinque giornalisti, si tende a minimizzare al massimo la volontà di resistenza di una parte importante degli israeliani. Quanti in Italia conoscono il movimento che porta i giovanissimi nei villaggi beduini, con gravi rischi, per far loro da scudo alle violenze dei coloni? Giorni fa la macchina di una ragazza di diciotto anni, Rivka, figlia di Ygal e Galila, miei amici, è stata data alle fiamme e gli attivisti maltrattati in un villaggio. Quanti di coloro che scrivono contro tutti gli israeliani avrebbero questo coraggio? Anche sugli ostaggi, troppi sono state negli ultimi tempi i rifiuti da parte dell’opinione pubblica di valutarli come esseri umani, troppi i riferimenti a loro come a soldati responsabili di genocidio. Vogliamo ricordare, per evitare generalizzazioni pericolose, quanti degli ostaggi erano membri dei kibbutzim di “sinistra”, da sempre impegnati nel rapporto con i palestinesi. Ricordate Oded Lifschitz, l’83enne giornalista membro dei movimenti pacifisti che aiutava a portare i bambini malati di Gaza negli ospedali israeliani?
In conclusione, credo che, in assenza di misure più efficaci, rinunciare all’arma del boicottaggio culturale in nome della libertà di opinione sarebbe in questo momento un errore. Perché siamo in un’emergenza spaventosa, in cui mentre noi disquisiamo troppi gazawi muoiono. Qualsiasi arma pacifica a nostra disposizione deve, oggi, essere usata
Festival di Venezia… parata di cinematografo primaria arma di asservimento popoli da XX secolo… più ancora di (falsa) informazione sistematica!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
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Un lungo pistolotto…. e alllora cosa facciampo con le olimpiadi e lo sport?
La russia estromessa e Israele no!
Due pesi e due misure perchèp fa comodo!
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Ha scritto che i boicottaggio culturale è secondo lui l’unica arma.
Quindi qual è il tuo problema? Che vorresti anche Israele estromessa oppure che non vorresti la Russia estromessa?
Perchè alla fine il problema è sempre il solito: della Palestina non vi interessa niente. Siete solo filoputiniani. Sbaglio? Sincero….
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Nuovo troll!
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eeee…vecchio nick
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Brava questa Foa non la conoscevo, secondo bell’articolo consecutivo.
Ma il boicottaggio è sempre espressione di libertà all’interno dei limiti di legge.
Nei confronti dell’ attrice ci sarebbe stato boicottaggio culturale sfociante in censura(deprecabile)solo se le fosse stato impedito di recitare,cioè di cessare di essere arte in potenza e divenire essenza in fieri della arte stessa,o se domani dovessero impedirle di recitare.
Ma questo non è avvenuto.
Quando ,ad esempio dico, “io sono figlio”, essere figli è una categoria identitaria immanente:lo sono dal primo giorno di vita all’ultimo secondo della mia vita,anche quando i miei genitori non ci saranno più.
Invece Solo quando la tipa inquestione recita è artista ;L’essere artista non è una categoria identitaria immanente, ma un attributo.
Io faccio l’artista, non sono artista quando mi faccio la doccia o spazzo la strada con la scopa;Anche quando esprimo una certa intellettualità fuori dal mio campo artistico professionale,essa appartiene alla sfera del libero cittadino in quanto uomo dotato di ragione,non dell’artista in sé.
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Mi infastidisce autocitarmi, ma senza volerlo ho espresso , non così bene, gli stessi concetti della Signora Foa, di cui condivido anche le virgole e soprattutto la necessità di liberare subito tutti gli ostaggi, sia per ovvia umanità sia per togliere un argomento al criminale di Tel Aviv e alla sua spregevole banda :
L’ho postato e lo ripeto. Le censure sono brutte, ma in una situazione di emergenza anche quelle diventano necessarie.
Abbiamo bisogno di contarci, fare pressioni, non so che altro dire, organizzare scioperi e stabilire uno spartiacque. Da una parte quelli , Ebrei, Cristiani, Musulmani, non ha importanza, che si oppongono ai crimini di cui il regime Sionazista, purtroppo appoggiato da moltissimi cittadini israeliani è responsabile.
Dall’altra, tutti quelli , Ebrei, Cristiani, Musulmani, non ha importanza che negano questa atroce realtà o addirittura sono favorevoli allo sterminio in atto.
Costoro dovrebbero essere considerati peggio dei lebbrosi, evitati ed allontanati, senza se e senza ma.
E chi in questo discorso riconosce un presunto antisemitismo, si accomodi nel palco riservato agli idioti in malafede. Purtroppo in buona compagnia.
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Insomma, notizia:
Anna Foa smentisce Marco Travaglio.
Infatti su quest’argomento si schiera con gente come Montanari:
credo che, in assenza di misure più efficaci, rinunciare all’arma del boicottaggio culturale in nome della libertà di opinione sarebbe in questo momento un errore. Perché siamo in un’emergenza spaventosa, in cui mentre noi disquisiamo troppi gazawi muoiono. Qualsiasi arma pacifica a nostra disposizione deve, oggi, essere usata
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Per chiudere la questione visto che si sostiene che gli artisti non devono essere criticati e possono esprimere qualunque opinione (chissà perché solo gli artisti …) invitiamo a Venezia un artista palestinese e vediamo se dice qualcosa di poco gradito ai sionisti cosa succede …….
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“Israele fuori dalle competizioni sportive? No, lo sport deve unire, non dividere. Per la Russia è stato un fatto molto più cruento, molto più aggressivo”.
È la giustificazione del ministro dello Sport Abodi per spiegare perché la Russia è stata esclusa dalle competizioni sportive internazionali, mentre Israele continua a parteciparvi.
Perché, a suo dire, quello che sta accadendo a Gaza non è abbastanza cruento. 60.000 morti non bastano.18.000 bambini sterminati? Troppo pochi.Corpi scheletriti di neonati morti di fame? Ordinaria amministrazione.
Operatori umanitari giustiziati a sangue freddo e gettati in una fosse comune? Robetta.
Civili arsi vivi? Famiglie intere sepolte sotto le bombe?No. Non è ancora abbastanza “cruento”.
Secondo il ministro Abodi, evidentemente, lo sterminio dei palestinesi ha ancora margini di spettacolarità da colmare.Magari gli ultimi medici che si impiccano in massa per disperazione. O gli ultimi giornalisti che si danno fuoco davanti alle telecamere per protesta.
Un genocidio più cinematografico, magari con il logo del Ministero dello Sport in sovrimpressione.La verità è che a Gaza il cruento c’è già stato.C’è ogni giorno, ma è un cruento che a questo Governo di servi non interessa.Che enorme miseria.
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