Lo spettro delle guerra atomica è tornato ma i leader mondiali non sono scossi. Ritrovarsi nella prima città vittima dell’atomica servirebbe a esorcizzarlo

(Domenico Quirico – lastampa.it) – Ottanta anni fa: ore 8,16. Un bombardiere B 29 ha appena sganciato “Little Boy’’: quattro tonnellate e mezza, lunghezza quattro metri e diametro 76 centimetri, un nuovo congegno, pratico, ingegnoso, risolutivo per la morte di massa. Son passati 43 secondi (tutto è matematicamente preciso in questa tragedia, è un terrore documentato scrupolosamente) a seicento metri l’ordigno esplode. Come da programma. L’aereo ha appena compiuto una virata di 158 gradi, bisognava documentare i risultati, si esigevano certezze. Il B 29 fu scosso come se fosse stato urtato da una mano gigantesca, l’onda provocata da una palla di fuoco di un chilometro di diametro, mentre una colonna di fumo alta dodici chilometri si alzò da quella che fino a quaranta secondi prima era una grande città. Ora meticolosamente assassinata. Che cosa bisogna ricordare di quel giorno? Le parole del comandante della fortezza volante americana, il capitano Lewis: «Mio dio, che cosa abbiamo fatto?».
Abbiamo risposto a quella domanda? No. Il silenzio è facile e vi soccombiamo sempre. Quel mattino il mondo ebbe la sensazione fisica che esistesse una tragedia ancora più grande di ciò che aveva vissuto per cinque anni, una realtà orribile, definitiva come l’Apocalisse di cui non conoscevamo che l’ombra. Tutte le leggi della guerra da quel momento non funzionavano più, aboliti i secoli del dominio della polvere da sparo, ecco, siamo entrati nella terrificante epoca dell’atomo.
Oggi a Hiroshima ci saranno i pochi testimoni ancora vivi che l’anno scorso hanno ricevuto il Nobel. Le campane suoneranno. Migliaia di persone si riuniranno nel Parco della Pace, pregheranno e canteranno slogan contro la Bomba, il male assoluto, e chiederanno di prender atto dei suoi inesorabili fatti. Ad ascoltarli, e questo è un dato politico, non cerimoniale, non ci sarà nessuno dei leader dei Paesi che di quell’Apocalisse detengono le chiavi. Sembra incredibile testimonianza della stupidità umana che ottanta anni dopo quel “che cosa abbiamo fatto?’’ i Paesi con arsenali atomici certificati e contati, o presunti ma minacciosamente esistenti, e gli innumerevoli aspiranti si siano moltiplicati. Ottanta anni dopo Hiroshima ci sconfortiamo per guerre sul filo del rasoio nucleare, politici sciagurati le brandiscono minacciosi come gioielli troppo a lungo tenuti in cassaforte, dispiegano sommergibili e missili per dimostrare che la non arma è diventata di nuovo un’arma. Ci sono presidenti europei che ne offrono generosamente “l’ombrello’’ ai vicini imprevidenti che hanno speso soldi e intelligenze per inseguire altri obiettivi pantofolai. Dopo aver creduto per un attimo che la via fosse il disarmo ora dobbiamo constatare che non esiste neppur più la miracolosa uscita di sicurezza che era il concetto di deterrenza, ovvero che la Bomba esisteva perché detenerla comportava l’obbligo razionale di non utilizzarla, consapevoli che la distruzione sarebbe stata reciproca, collettiva, senza ritorno. Una polizza di assicurazione sui rischi della oltretomba indicata come “Mad”, Muttually Assured Destruction, distruzione reciproca assicurata. Non sollevava l’animo notare faziosamente che “mad’’ in inglese significhi folle. Non è la Storia un empirico elenco di mistiche irrazionali, di follie, di negazioni del buon senso?
Nel mondo di oggi, il mondo dei Putin, dei Trump, dei Nethanyau, degli Aytollah la minaccia nucleare non è più credibile in modo assoluto. Ai tempi di Trump, delle sue minacce annientatorie e dei suoi sommergibili procellosi, il discorso di Praga di Obama nel 2009 in cui annunciò un mondo senza ordigni «entro una generazione» appare un patetico geyser di ottimismo. Forse neppure nel momento peggiore della guerra fredda c’è traccia di un incanaglito panorama mondiale così vicino a uno scontro atomico. La razionalità dei protagonisti con i loro stridi minacciosi e gli occhi miopi è un dato incerto, loro che si servono della minaccia nucleare per guadagnare posizioni non per rafforzare lo status quo. Davvero Hiroshima oggi è ovunque. Sarà per questo che i Grandi con il loro indeclinabile sussiego oggi non ci saranno. Dovrebbero dare risposte.
Eppure la Bomba pone una sfida estrema al pensiero umano, perché contiene la possibilità della autodistruzione. Altro che la fine della Storia nel tripudio dell’abbiamo vinto noi! Siamo alla cancellazione di ciò che è Storia, cancellazione retroattiva perché non ci sarebbe più nessuno ad averne memoria.
Ottanta anni dopo negli Stati Uniti (che sono l’unico Paese ad averla utilizzata) c’è chi ancora sostiene che quei centoquarantamila morti del sei agosto 1945 (a cui si aggiunsero quelli di Nagasaki) furono “un male necessario’’. Perché altrimenti centinaia di migliaia di giovani americani avrebbero dovuto morire per conquistare, metro dopo metro, il territorio giapponese e porre fine alla guerra. Quando la Bomba in realtà fu soprattutto un cinico e criminale messaggio intimidatorio rivolto al nuovo nemico, la Russia di Stalin. Bisogna stare in guardia. La scusa del male necessario è sempre disponibile, basta invocare la “sicurezza’’, “gli interessi vitali’’, “le minacce esistenziali’’…Smaliziati manipolatori di sintassi, nei due campi, sono da tempo al lavoro.
La Bomba nel 1945 esisteva, non poteva che essere usata. Era così ieri, è così oggi. Su questo oggi le Eccellenti Assenze di Hiroshima avrebbero dovuto riflettere. La Bomba non è un mezzo al servizio di un fine, è al di là di tutti i fini che gli possiamo attribuire. Perché ha cancellato la necessità di chiedersi ogni volta se il fine giustifica i mezzi.
L’unica curiosità che mi suscita leggere questo articolo riguarda la scelta, in un eventuale attacco atomico, della prima città da colpire. Mi chiedo ipoteticamente dove sgancerei la bomba se dovessi decidere io….. e non riesco a rispondere… non avrei ordigni a sufficienza.
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A rigor di logica, ammesso che ce ne sia una a che fare con l’uso del nucleare come arma, un eventuale attacco nucleare si concentrerebbe su siti tattici. Ovvero dove si stimano essere le basi offensive atomiche. Quindi un attacco russo alla NATO, per fare un esempio, riguarderebbe anche l’Italia dove sono locate le basi USA con testate nucleari. Tipo Aviano per dirne una. Un motivo più che valido, visto che gli USA sono propensi a togliere l’ombrello di protezione in EU, per smantellare quelle basi anziché armarsi. E sarebbe di gran lunga più economico e preventivo. Ma forse mi sbaglio io e ha ragione chi riesuma, contestualmente a sproposito, il “Si vis pacem para bellum”. La storia, se nel peggiore dei casi ve ne sarà una da raccontare, ne renderà conto.
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Hai frainteso il mio commento (colpa mia), non sono particolarmente interessato alle strategie militari e alle convenienze che ne derivano nel colpire Aviano piuttosto che Voghera (per restare in Italia), intendevo altro e non credo che Hiroshima e Nagasaki fossero obiettivi militari più di altre città, allora serviva solo “mostrare” la bomba.
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Si comunque entrambe le città ospitavano importanti installazioni militari e fabbriche, rendendole obiettivi strategici.
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Potresti iniziare da quella in cui risiedi, sperando che non sia la mia. Se sono fortunato la cosa finirebbe lì e sarei salvo.
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Tranquillo non sono armato e comunque non ti accorgerete di nulla.
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Chi fece?… ultracattivi russi?… antidemocratici cinesi!… mussulmani angariatori femmine cui impediscono perfino mostrarsi nude su metro?… presunti terroristi su cui abilmente riversare ogni nefandezza accada in terra?… no furono impeccabili yankee… quelli buoni quelli bravi quelli che esportano gratis democrazia tecnologia pulizia… progresso!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/
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Dal web
LA BOMBA ATOMICA – MOSTRI FOLLI CHE SI BALOCCANO CON LA FINE DEL MONDO.
Ottanta anni fa l’atomica su Hiroshima e Nagasaki
6 agosto 1945, ore 8:15, l’aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomica Little Boy su Hiroshima, tre giorni dopo sgancio della bomba atomica Fat Man su Nagasaki; morirono fra le 150.000 e le 220. 000 persone, quasi esclusivamente civili.
Nonostante l’orrore, lo sviluppo tecnico delle bombe atomiche non si è fermato e ha anzi registrato una forte impennata, portando alla produzione di testate nucleari sempre più sofisticate, 10.000 volte più potenti delle prime e oggi governanti psicopatici come Trump e Netanyahu hanno il potere di ripetere il primitivo orrore, giocando sull’Apocalisse in un demoniaco desiderio di potenza.
Dopo l’esperimento di diffusione nucleare di particelle alfa, nel 1919, di Rutherford, la ricerca scientifica nella fisica nucleare era stata sviluppata da scienziati di fama mondiale come Niels Bohr, Werner Heisenberg, James Chadwick ed Enrico Fermi con le nuove teorie della fisica quantistica, essi identificarono il neutrone e scoprirono che il bombardamento dell’atomo con neutroni produceva isotopi di nuovi elementi.
Sulla base di calcoli teorici basati sulla formula E=mc² di Einstein, la scissione dell’atomo liberava enormi quantità di energia. Nel 1938 Otto Hahn e Fritz Strassmann definirono il fenomeno della fissione nucleare mentre Lise Meitner e Otto Frisch scoprirono che l’uranio era un elemento instabile particolarmente idoneo per la frantumazione con conseguente liberazione di energia. Leó Szilárd arrivò alla reazione a catena, possibilità di un elemento di frantumarsi sotto il bombardamento di neutroni con l’emissione di un numero superiore di particelle a loro volta capaci di assaltare altri nuclei atomici prolungando in questo modo il processo di fissione. Szilárd comprese le paurose implicazioni pratiche nel campo militare di queste scoperte e mise in guardia contro il pericolo di una divulgazione incontrollata di notizie scientifiche che avrebbero potuto avvantaggiare la Germania nazista.
Il mese precedente al bombardamento, la conquista di Okinawa aveva causato la morte di 150.000 civili e militari giapponesi e la perdita di circa 70.000 soldati statunitensi e aveva offerto una base ideale per la conquista del Giappone da parte degli USA. Tuttavia, gli Alleati temevano perdite tre o anche quattro volte superiori dato l’acceso patriottismo dei soldati giapponesi, crescente a mano a mano che arretravano verso la madrepatria.
Gli Stati Uniti, con l’assistenza militare e scientifica del Regno Unito e del Canada, erano già riusciti a costruire e provare una bomba atomica nel corso del Progetto Manhattan prima degli scienziati mazisti. Il primo test nucleare si svolse il 16 luglio 1945 ad Alamogordo, nel Nuovo Messico.
Il nuovo presidente degli Stati Uniti Harry Truman, succeduto al presidente Roosevelt deceduto improvvisamente il 12 aprile 1945, era stato informato del programma atomico dal ministro della Guerra Stimson che aveva superficialmente fatto riferimento ad “un progetto immenso” per produrre una nuova arma “capace di distruggere il mondo intero”.
Il Ministro americano della Guerra Stimson affermò che “La via migliore era colpire all’improvviso una grande città”. e il Segretario di Stato Byrnes ritenne che fosse necessario sviluppare la nuova arma per garantire la superiorità degli Stati Uniti e che la bomba andasse impiegata senza indugio contro il Giappone senza alcun preavviso per impressionare e sconvolgere il nemico e farlo arrendere.
Churchill giunse enfaticamente a parlare di “Secondo Avvento…appena in tempo per salvare il Mondo”. Byrnes era ancor più ottimista e pensò che i sovietici non avrebbero potuto sviluppare in tempi brevi una simile arma.
Il 26 luglio 1945 Truman e gli altri capi di Stato alleati stabilirono, nella dichiarazione di Potsdam, i termini per la resa giapponese. Nella decisione finale si considerò gli effetti psicologici che l’utilizzo della bomba atomica doveva avere sul governo giapponese. Doveva avere un effetto spettacolare affinché fosse riconosciuta a livello mondiale.
Il bombardamento sulle due città del Giappone non fu né la prima volta in cui gli Alleati bombardarono città delle potenze dell’Asse, né la prima volta in cui tali bombardamenti causarono numerose perdite di civili. In Germania il sistematico bombardamento delle città tedesche causò centinaia di migliaia di vittime, culminando con il bombardamento di Dresda che uccise 35.000 persone e distrusse una delle maggiori città d’arte tedesche. Stessa sorte toccò all’Italia che vide pesantemente bombardati i maggiori centri industriali e portuali con enormi devastazioni e decessi umani.
Il bombardamento di Tokyo del marzo del 1945 causò più di 100.000 vittime e danni enormi.
Nell’agosto del 1945 altre 60 città giapponesi vennero pesantemente bombardate.
Nel 1945 Hiroshima era una città di grande importanza militare e industriale e nei suoi pressi erano presenti alcune basi militari, come il quartier generale della Quinta Divisione e quello del maresciallo Shunroku Hata, secondo quartier generale dell’esercito a cui faceva capo l’intero sistema difensivo del Giappone meridionale. Era soprattutto un centro per le comunicazioni, per lo stoccaggio delle merci e un punto di smistamento delle truppe, fu considerata un bersaglio ideale. Aveva 255.000 abitanti.
Nagasaki era uno dei maggiori porti del Giappone meridionale, di grande importanza bellica a causa delle sue attività industriali, non era mai stata sottoposta a bombardamenti su larga scala. Per ironia della sorte, Nagasaki era una delle più ostili al governo militare e al fascismo giapponese, sia per la tradizione socialista, sia perché ospitava la più grande e antica comunità cristiana giapponese, tradizionalmente ben disposta verso gli stranieri in generale e gli occidentali in particolare. Inoltre nel suo cantiere navale c’era il lavoro coatto di prigionieri coreani, mentre nella fabbrica di armi lavoravano cittadini in mobilitazione forzata, tra cui molte ragazze adolescenti. A nord erano presenti campi per prigionieri di guerra britannici, impegnati a lavorare nelle miniere a cielo aperto di carbone.
Il 26 luglio arrivò alla base di Tinian l’incrociatore Indianapolis con a bordo i componenti fondamentali della bomba atomica Little Boy, mentre decollavano dalla base aerea di Kirtland tre aerei da trasporto C-54 con altri elementi fondamentali dell’ordigno e due C-54 con a bordo il nocciolo di plutonio della bomba Fat Man
L’esplosione si verificò a 580 m dal suolo, con una detonazione equivalente a 16 chilotoni, uccidendo sul colpo tra le 70.000 e le 80.00 persone. Ilil 90% degli edifici venne completamente raso al suolo e tutti i 51 templi della città furono completamente distrutti.
Il padre gesuita e futuro generale dei gesuiti Pedro Arrupe, che allora si trovava in missione in Giappone e che portò aiuto ai sopravvissuti, scrisse:
«… vedemmo una luce accecante, come un bagliore al magnesio…sentimmo un’esplosione formidabile simile al colpo di vento di un uragano… finestre e muri precipitarono su di noi in pezzi. Salimmo su una collina… potemmo vedere una città in rovina: di fronte a noi c’era una Hiroshima decimata… le fiamme, a contatto con la corrente elettrica, entro due ore e mezza trasformarono la città intera in un’enorme vampa… cademmo in ginocchio e pregammo per avere una guida, poiché eravamo privi di ogni aiuto umano. L’esplosione ebbe luogo il 6 agosto. Il giorno dopo, alle cinque di mattina, prima di cominciare a prenderci cura dei feriti e seppellire i morti, celebrai Messa nella casa…La cappella, metà distrutta, era stipata di feriti che stavano sdraiati sul pavimento molto vicini l’uno all’altro mentre, soffrendo terribilmente, si contorcevano per il dolore.»
Le basi militari cercarono ripetutamente di mettersi in contatto con la stazione di controllo dell’esercito di Hiroshima ma l’assoluto silenzio da quella città sconcertò gli uomini dei quartier generali e nessuno al Comando capì cosa era successo.
L’ufficiale, dopo tre ore di volo, quando mancavano ancora 160 km a Hiroshima, vide una gran nuvola di fumo provocata dalla bomba. Tutto ciò che era rimasto di Hiroshima era una grande cicatrice sul terreno ancora ardente, coperta da una spessa nuvola di fumo. L’avvelenamento da radiazione e le necrosi provocarono malattie e morti successive al 20% dei sopravvissuti. Alla fine del 1945, migliaia di persone morirono a causa delle radiazioni, portando il numero di vittime a circa 200.000 persone. Molte migliaia di persone perirono per cause legate all’esposizione ai raggi.
Il 7 agosto Yoshio Nishina, che sarebbe poi morto di cancro nel 1951, insieme ad altri fisici atomici fu mandato a Hiroshima, per constatare i danni prodotti dall’ordigno nucleare: i fisici testimoniarono che la città era stata distrutta dal bombardamento atomico ma l’esercito giapponese, tra cui l’ammiraglio Soemu Toyoda, stimò che non più di una o due bombe supplementari potevano essere sganciate, concludendo che “la guerra potrebbe andare avanti”.
A quel punto gli Americani decisero il lancio della seconda bomba.
Il 9 agosto 1945 il bombardiere Boeing B-29 Superfortress BOCKSCAR si alzò in volo con a bordo la bomba atomica soprannominata “Fat Man”, alla volta di Kokura. Ma le nubi non permisero di individuare esattamente l’obiettivo e dopo tre passaggi sopra la città, ormai a corto del carburante necessario per il viaggio di ritorno, l’aereo fu dirottato sull’obiettivo secondario, Nagasaki. Intorno alle 07:50 il silenzio fu squarciato dall’allarme aereo ma i sistemi radar giapponesi segnalarono la presenza di solo due bombardieri e il comando giapponese pensò che fossero solo aerei da ricognizione e non lanciò l’allarme.
Poco dopo, alle 11 l’osservatore del bombardiere sganciò dei messaggi per Ryokichi Sagane, fisico nucleare dell’Università Imperiale di Tokyo che aveva studiato all’Università di Berkeley assieme a tre degli scienziati responsabili della bomba atomica, perché informasse la popolazione dell’immane pericolo che stavano per correre. I messaggi vennero ritrovati dalle autorità militari, ma non furono consegnati al destinatario.
Alle 11:02, alcuni minuti dopo aver incominciato a sorvolare Nagasaki, il capitano avvistò l’obiettivo nascosto dalle nubi. Dato che non era pensabile tornare indietro e rischiare un ammaraggio dovuto alla mancanza di carburante con un’arma atomica a bordo, il comandante decise, contro gli ordini, di accendere il radar in modo da individuare l’obiettivo anche attraverso le nubi: così “Fat Man”, che conteneva circa 6,4 kg di plutonio-239, venne sganciata sulla zona industriale della città. La bomba esplose a circa 470 m d’altezza vicino a fabbriche d’armi; a quasi 4 km a nord-ovest da dove previsto: questo “sbaglio” salvò gran parte della città, protetta dalle colline circostanti, dato che la bomba cadde nella valle di Urakami.
Almeno 35.000-40.000 dei 240 000 residenti a Nagasaki vennero uccisi all’istante e oltre 55.000 rimasero feriti. Il numero totale degli abitanti uccisi fue valutato intorno alle 80.000 persone, incluse quelle esposte alle radiazioni nei mesi seguenti. Nei mesi successivi alle esplosioni, il numero complessivo di vittime nelle città di Hiroshima e Nagasaki superò le 200.000 persone.
I giapponesi si arresero il 15 agosto 1945: era la fine della seconda guerra mondiale.
I superstiti del bombardamento vennero chiamati hibakusha (被爆者) una parola giapponese che significa “persona esposta alla bomba”. Superstiti e soccorritori divennero il nucleo del pacifismo giapponese del dopoguerra e da allora il Paese nipponico è diventato paladino dell’abolizione delle armi nucleari in tutto il mondo.
Il cenotafio del Parco della Pace di Hiroshima reca una frase: «Riposate in pace, perché questo sbaglio non sarà ripetuto»
Eisenhower scrisse nelle sue memorie: «…era mia convinzione che il Giappone fosse già sconfitto e che sganciare la bomba non era necessario; pensavo che il nostro Paese dovesse evitare di sconvolgere l’opinione pubblica mondiale con l’uso di un’arma il cui impiego non era più obbligatorio come misura per salvare vite americane.»
L’indagine degli Stati Uniti sul bombardamento strategico concluse:
«Basata su investigazioni dettagliate di tutti i fatti, e supportata dalla testimonianza dei leader giapponesi sopravvissuti coinvolti, è opinione dell’indagine che certamente entro due mesi il Giappone si sarebbe arreso anche se le bombe atomiche non fossero state sganciate, anche se la Russia non fosse entrata in guerra e anche se nessuna invasione fosse stata pianificata o contemplata.»
Poiché nessuna invasione statunitense era imminente, si è sostenuto che gli Stati Uniti non avessero niente da perdere nell’aspettare la fine della guerra senza l’uso della bomba atomica.
«In quanto cristiani americani, siamo profondamente pentiti per l’irresponsabile uso già fatto della bomba atomica. Qualunque sia il giudizio che si può avere della guerra in principio, i bombardamenti a sorpresa di Hiroshima e Nagasaki sono moralmente indifendibili.»
Gli abitanti dell’area di Nishiyama hanno mostrato un aumento significativo della conta dei globuli bianchi pochi mesi dopo i bombardamenti atomici, leucemia e osteosarcoma nei sopravvissuti.
Nel mondo di oggi, il mondo dei Putin, dei Trump, dei Nethanyau, degli Aytollah la minaccia nucleare non è più credibile in modo assoluto. Ai tempi di Trump, delle sue minacce annientatorie e dei suoi sommergibili procellosi, il discorso di Praga di Obama nel 2009 in cui annunciò un mondo senza ordigni «entro una generazione» appare un patetico slancio di ottimismo. Forse neppure nel momento peggiore della guerra fredda c’è traccia di un incanaglito panorama mondiale così vicino a uno scontro atomico. La razionalità dei protagonisti con i loro stridi minacciosi e gli occhi miopi è un dato incerto, loro che si servono della minaccia nucleare per guadagnare posizioni non per rafforzare lo status quo. Davvero Hiroshima oggi è ovunque. Sarà per questo che i Grandi con il loro indeclinabile sussiego oggi non ci saranno. Dovrebbero dare risposte.
La Bomba pone una sfida estrema al pensiero umano, perché contiene la possibilità della autodistruzione. Altro che la fine della Storia nel tripudio dell’”abbiamo vinto noi!” Siamo alla cancellazione di ciò che è Storia d umanità, cancellazione retroattiva perché non ci sarebbe più nessuno ad averne memoria.
Ottanta anni dopo negli Stati Uniti (che sono l’unico Paese ad averla utilizzata) c’è chi ancora sostiene che quei morti furono “un male necessario’’. Perché altrimenti centinaia di migliaia di giovani americani avrebbero dovuto morire per conquistare, metro dopo metro, il territorio giapponese e porre fine alla guerra. Ma la Bomba in realtà fu soprattutto un cinico e criminale messaggio intimidatorio rivolto al nuovo nemico, la Russia di Stalin. Bisogna stare in guardia. La scusa del male necessario è sempre disponibile per invocare la “sicurezza’’, “gli interessi vitali’’, “le minacce esistenziali’’… sono solo scuse demoniache per la follia del Male usate dai peggiori pazzi della Terra e dai loro biechi servitori.
La Bomba nel 1945 esisteva, non poteva che essere usata. Era così ieri, è così oggi. Su questo oggi le Eccellenti Assenze di Hiroshima avrebbero dovuto riflettere. La Bomba non è un mezzo al servizio di un fine, è al di là di tutti i fini che gli possiamo attribuire. Perché ha cancellato la necessità di chiedersi ogni volta se il fine giustifica i mezzi.
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L’orrore dei ‘ liberatori’ è nettare degli dei .
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Ottanta anni dopo negli Stati Uniti (che sono l’unico Paese ad averla utilizzata) c’è chi ancora sostiene che quei centoquarantamila morti del sei agosto 1945 (a cui si aggiunsero quelli di Nagasaki) furono “un male necessario’’. Perché altrimenti centinaia di migliaia di giovani americani avrebbero dovuto morire per conquistare, metro dopo metro, il territorio giapponese e porre fine alla guerra. Quando la Bomba in realtà fu soprattutto un cinico e criminale messaggio intimidatorio rivolto al nuovo nemico, la Russia di Stalin.
Infatti. Si dovrebbe anche ricordare che l’8 agosto l’URSS dichiarò guerra al Giappone e tosto occupò le Curili e sconfisse i giapponesi sul continente, da qui la fretta ameri-cana.
Ad ogni modo consolatevi con l’houmor.
Sapevate che c’é chi dice che le armi nucleari NON ESISTONO?
Uno è quel gran geniaccio di Miles Mathis.
milesmathis.com.
Andate a vedere che tipo che è, non vi linko qualche articolo in generale.
Sappiate che fa anche ottimi dipinti di nudo femminili.
E’ un gancio 😀
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