(Umberto Vincenti – lafionda.org) – Proviamo a valutare politicamente l’intesa – ammesso che si possa parlare formalmente di intesa a fronte di due dichiarazioni generiche e approssimative – che ieri von der Lyen avrebbe raggiunto con Trump sui dazi. La Presidente della Commissione si è detta molto soddisfatta. Contenta pure Giorgia Meloni.

Meno contenti gli imprenditori italiani che, però, esprimono valutazioni di mestiere, conseguenti al calcolo del profitto, previsto in calo, almeno per certi settori produttivi: imprenditori, a me pare, che si confermano meno imprenditori di quel che dovrebbero essere, pronti a lamentarsi e a invocare gli aiuti di stato, mentre dovrebbero essere capaci o, almeno, pronti a reagire cercando nuovi acquirenti o diversificando la produzione. Ma tant’è: l’immobilismo, la tutela ad oltranza della propria posizione o della rendita che essa assicura, fa parte dell’antropologia italica,che si manifesta un po’ ovunque.

Torniamo alla politica e domandiamoci perché Ursula dovrebbe essere stracontenta. Risponderei: semplicemente perché rimane in sella e questo la gratifica e garantisce certi equilibri, cioè gli interessi di chi l’ha voluta e poi l’ha confermata quale attrice sulla scena internazionale. 

Domandiamoci perché Giorgia sia contenta: grosso modo per la stessa ragione, il suo obiettivo essendo essenzialmente quello di rimanere in sella innanzi tutto sul palco interno, ben sapendo però (Mattarella docet) che sarebbe complicato restarvi da invisa ai potentati dell’UE. Da lei – patriota prima che leader di partito: così grida – ci si sarebbe attesi una levata, un impeto di autonomia: in quest’occasione e in parecchie altre in precedenza. Incoerente: sullo spirito e sui sentimenti, ma direi anche sulle aspirazioni al cambiamento, vince presso Meloni il desiderio di resistere e durare. In questo è conservatrice perché mantiene quel carattere italico a cui ho fatto prima riferimento. 

E l’UE? Ursula, che va in Scozia, nel circolo di golf di cui Donald è padrone, e in meno di un’ora si accorda o accetta quanto le si chiede, ha manifestato con ogni evidenza la sua debolezza come figura politica, direi anche come persona, un’immagine scialba di una leader che non c’è e assume piuttosto il ruolo della comparsa. Poco male. Ursula se ne andrà. Ma la Presidente è l’immagine speculare dell’entità, a un tempo ambigua e inconsistente, che rappresenta ufficialmente. Trump ha vinto facile, ma non perché sia un asso. Semplicemente perché gli USA sono ancora qualcosa in Occidente e l’UE è il nulla. Il nulla istituzionalmente e il nulla, o quasi, economicamente. L’UE serve a qualcuno, a pochi e tra questi coloro che sono dentro – occupano ruoli – in un carrozzone burocratico-organizzativo che qualche vantaggio in effetti offre ad altri, pochi e spesso poco chiaramente (questioni finanziamenti e incentivi europei).  

Ovvio che, se l’UE ha questa valenza, l’Italia è ancor meno. Colpa nostra perché abbiamo accettato di indebolirci quando eravamo già deboli. Ma colpa anche dei governi italiani, compreso quello in carica, che hanno sempre temuto di non farcela e hanno sottoscritto e aderito a tutto: sognando scioccamente che qualcuno da fuori ci aiutasse o ci mettesse in riga e così ci salvasse. Illusioni, non sapendo o facendo finta di non sapere che, sulla scena internazionale, le relazioni, al di là della retorica d’epoca, sono dettate dalla potenza in campo.

Intanto registriamo la posizione dell’Inghilterra. Non è dentro l’UE, anzi se ne è uscita con Brexit (ma non aveva nemmeno pensato di aderire all’euro). Ora è come se fosse dentro senza essere rientrata: debolezza dell’UE che ha assunto l’abito italico di cercare i potenti sperando nella loro benevolenza. Da indipendente che, però, in UE, continua a contare parecchio, l’Inghilterra, attraverso un negoziato separato, ha spuntato un dazio migliore, parecchio, di quello di Ursula al golf. Da riflettere. L’Italia ha una collocazione geopolitica fortunata e se l’è scordato: si è scordata di farla valere. Forse, senza UE avrebbe fatto meglio.