“Siamo un esercito di paurosi che scorgono maligni ovunque”. E la tendenza apocalittica mette al 1° posto l’IA

(di Antonello Caporale – ilfattoquotidiano.it) – Non ci sono i cattivi di una volta. “Persino Gambadilegno, che ai tempi della mia giovinezza era un gran cattivo, è divenuto quasi buono. Il cattivo contemporaneo ha (purtroppo, dico io) sempre bisogno di una giustificazione, di una riduzione della sua essenza, e di esibire il tradimento del proprio destino, quello cioè di essere cattivo per via delle urgenze del momento. Putin e Netanyahu si dichiarano cattivi per necessità. Ma se non esistono i cattivi assoluti il corrispettivo esatto, cioè i total-buoni, perdono di consistenza e di valore”.
A dicembre prossimo, appena prima di Natale, all’Università di Palermo i semiologi di tutta Italia si ritrovano per ragionare sul senso della cattiveria, sul significato che ha conquistato, sul ruolo che sviluppa nella società. E dunque la valorizzazione della cattiveria, in questa tre giorni siciliana di comunicazioni sui peggiori tra di noi, o il peggiore assoluto, il cattivissimo e basta, sarà anche la misura dell’antidoto, del vaccino su piazza: la bontà, ovvero l’esercito dei buoni che contrasta costoro.
A Palermo il confronto sarà dunque tra chi teme, come Gianfranco Marrone, saggista e scrittore che sul senso dei segni e delle parole ha destinato ogni suo impegno, che la cattiveria non è più dentro il prisma della sua tradizione, ma oggi risulta imbastardita da questo tempo che ha paura della paura. “Abbiamo paura sia della guerra che dello zucchero. Diciamocelo: siamo un esercito di paurosi che scorgono cattivi ovunque, siamo parte di questa intrepida sacca di viziosi delle virtù”, dice Marrone.
Se la vita è piena di timori gli ex buoni cambiano
Se la vita è tutta una paura, i cattivi si trasformano e cambiano di senso: sono ex buoni, o buoni sospesi per via delle necessità. Netanyahu in effetti stermina i bambini palestinesi per far fuori Hamas, cioè per una giusta causa. Così il capo del governo israeliano, ricercato dalla Corte di giustizia internazionale per crimini di guerra, nemmeno raggiunge il podio dei migliori dieci cattivi assoluti, mentre lo zucchero occupa la settima posizione, un posto di assoluto rilievo. Il cibo infatti è diventato, in una forma piuttosto espansa, un diavolo col copricapo.
Il diavolo vero c’è, nella lista, e c’è Joker. “La nostra esistenza trova anzi ritrova il cattivo come elemento necessario, indiscutibile. E gli propone il buono, o la bontà come il rimedio naturale ed esistenziale”, dice Bianca Terracciano, che insegna alla Sapienza e la sua comunicazione tratterà la comicità efferata, cattivissima, dentro il largo spazio di un sorriso nella stand up comedy, in queste multiple esibizioni comiche.
Le ragioni di chi è malvisto
Dipende da dove ti metti per vedere veramente la radice della cattiveria nel cattivo che ti sta di fronte. “Il terribile Minotauro può sempre diventare il triste Asterione”, dice Mangano. Il cattivo può divenire più buono e viceversa. Certo Joker, e non ce l’aspettavamo, ma il populismo? Anche il populismo (o i populisti) compaiono nell’elenco dell’incriminazione, della pena di morte del cattivismo, oppure – a seconda del punto di vista – nella hit parade dei migliori cattivi. “Il populismo – spiegano gli organizzatori – è accusato di trasformare le sconcezze politiche in virtù, le bassezze in atti di coraggio. È questa sua indomita capacità di rimodellare la realtà subornandola, sottoponendola a uno stress interpretativo che produce l’idea che una vicenda abbastanza schifosetta sia alla fine da commentare positivamente, e il politico che in tv fa discorsi barbarici abbia in fondo una ragione per esprimersi così.
Trent’anni fa il veltronismo (il tempo della supremazia culturale interpretata dalla leadership politica di Walter Veltroni) generò come figlio legittimo il cosiddetto “buonismo”, nel senso che essere buoni o buonisti, o almeno apparire tali, pagava in termini di fatturato professionale giacché la propria carriera godeva di una proiezione all’insù niente male. Poi fu la volta del cattivismo: il burbero, il cattivo, colui che usa la ruvidezza come elemento contrattuale del linguaggio e la superbia come stile di vita ha di che guadagnare nel piano inclinato dell’high society.
Oggi i buonisti sono un po’ all’indice, ma i cattivisti sono piuttosto inabili. È l’età delle mezze cose, di un tempo che si ciba grazie alla paura.
Lo spauracchio Trump e il cattivismo di ritorno
Centocinquanta sono gli studiosi e i cultori della disciplina umanistica, appunto la semiotica, che hanno preparato il campo della discussione proponendo nomi di persone o cose sommamente cattivi. “Il risultato – rivela Dario Mangano, semiologo e organizzatore del convegno – è particolarmente singolare”.
Si sono fatte le elezioni a seguito del bando, e la classifica dei cattivi, o della cattiveria, è davvero sorprendente. “Al primo posto l’intelligenza artificiale, perché forse spaventa l’immaginario, spaventa il controllo assoluto del computer sulla nostra vita. È il residuo logico degli apocalittici, per dirla alla Umberto Eco”. Fa riflettere che il secondo posto sia occupato da Donald Trump, e che Putin non sia nemmeno nella prima decina dei cattivissimi. “Noi studiosi cerchiamo il senso nelle parole, nel linguaggio, nelle azioni. Trump fa paura perché ha questi vuoti caotici improvvisi, perché appare instabile. Putin ha una sua livrea culturale, un suo pensiero cattivissimo fondativo. D’altronde lo conosciamo dai tempi del Kgb”.
Siamo storditi dal cattivismo instabile e dirigiamo il passo verso i cattivi classici. Caino per esempio. Il suo opposto è il buono per eccellenza, finalmente l’antitesi.
Alla fine dei conti la verità è che la cattiveria è dentro la nostra vita, della cattiveria non possiamo farne a meno, senza la cattiveria non c’è posto per la bontà.