
(di Milena Gabanelli – corriere.it) – Basta entrare in un ufficio di una qualunque procura italiana per avere un’idea delle dimensioni, in termini di quantità di carte, di ogni singolo procedimento. Centinaia di faldoni con dentro migliaia di atti stipati negli armadi a muro, appoggiati sui tavoli, sugli scaffali, per terra. Fascicoli che vanno e vengono da un ufficio all’altro, dall’aula di un tribunale all’altra. Per eliminare questa montagna di carte si comincia a informatizzare nel 2019. L’appalto è affidato dal ministero della Giustizia alla Sirfin Pa, una piccola Srl del gruppo Accenture, per una durata di 60 mesi più 12. Si tratta di un contratto quadro da 100 milioni, ma per sapere quanto di questa cifra è specificatamente dedicata alla digitalizzazione del processo penale occorrerebbe guardare dentro ogni singolo applicativo. Impossibile: l’appalto è secretato. Dal 2021 la riforma della giustizia è diventata una componente cruciale per ottenere i fondi del Pnrr. In quel momento Marta Cartabia è ministro della Giustizia. Accanto agli interventi normativi e strutturali per rendere il processo più efficiente e rapido, c’è la transizione digitale, ovvero la gestione elettronica obbligatoria di tutti i documenti e la digitalizzazione dei procedimenti penali di primo grado. Sappiamo dunque che la digitalizzazione è una milestone da raggiungere come obiettivo.
Cosa bisogna digitalizzare
Torniamo agli informatici della Sirfin Pa. Cosa devono fare? Seguire le direttive del neoistituito Dipartimento per l’innovazione tecnologica della giustizia e, cioè, costruire un sistema che deve digitalizzare le procedure, tutti i documenti, immagazzinarli e includere tutti i tipi di reato (minacce, diffamazione, omicidio, corruzione) fino all’Antimafia. La decisione è stata quella di partire dall’inizio, cioè dall’indagine. In pratica vuol dire che la denuncia di un avvocato, la segnalazione della polizia giudiziaria, l’apertura di un fascicolo, le deleghe dei Pm, tutti gli atti di indagine, quelli depositati dagli avvocati e i provvedimenti devono essere trasferiti su un modello telematico con firma digitale e poi confluire in un fascicolo elettronico su un sistema chiuso. Un sistema che deve consentire al magistrato di decidere chi può accedere a quel fascicolo (altri magistrati, avvocati, Gip), e quando.
Saltate tutte le tappe
Gli informatici devono sapere come funziona il processo per trasferirlo telematicamente e, quindi, affiancarsi agli amministrativi, alla polizia giudiziaria, al pubblico ministero, al giudice per le indagini preliminari. E poi insegnare a tutti loro come fare ad usarlo questo sistema. Infine far partire una sperimentazione per testare il programma, identificando un paio di procure e un reato pilota. Il Consiglio Superiore della Magistratura in tutte le sue delibere (ben 5), oltre alla disponibilità ad affiancare il personale tecnico, ha suggerito di non iniziare dalla parte più complessa, cioè dalle indagini, perché avrebbe rallentato tutta l’attività. Nulla di tutto questo è stato fatto. L’indicazione del gabinetto del ministro Nordio è stata quella di «velocizzare»: a gennaio 2024 il nuovo sistema è approdato in 87 procure e tutti devono usarlo.
Il sistema si è impallato
Si comincia con le richieste di archiviazione a carico di ignoti, perché se il sistema si impalla è meno rischioso. E si è impallato. Non si è considerato il fatto che ogni dipartimento ha il suo procuratore aggiunto che deve vistare le richieste del suo gruppo di lavoro, mentre il nuovo sistema metteva tutte le richieste insieme. Le conseguenze sono disastrose: chi di dovere non vede le sue di richieste, o vede quelle che devono essere vistate da altri. Oppure le vede, le vista, ma il suo cancelliere no. Tuttavia si va avanti e, da aprile 2025, diventa obbligatorio depositare tutti gli atti per via telematica. Però nella legge Cartabia che impone di utilizzare APP (si chiama così il nuovo programma), c’è una norma che consente ai pubblici ministeri di non farlo se si manifesta un malfunzionamento. Ed è quello che è successo in tutte le procure e tribunali. E allora come si procede?
Si fa tutto doppio
Si torna all’analogico, ma si raddoppia il lavoro: quando arriva un atto cartaceo va travasato in digitale, e se non c’è perfetta corrispondenza si ricomincia da capo. A fine aprile, dentro al ministero, il Dipartimento per l’innovazione Tecnologica si riorganizza con l’istituzione della Direzione generale per i servizi applicativi. Nel frattempo alle procure ogni giorno arriva dal ministero una pec che dice «il programma è in aggiornamento…oggi abbiamo modificato questo… domani quest’altro», e allora si passa da un programma a un altro, bisogna cambiare i codici e ci sono decine di programmi che non si parlano tra loro. Inoltre: in base a quello che il programma fa o non fa, bisogna organizzare gli uffici, ma nessuno da un cronoprogramma. Il risultato è la paralisi.
(…) i rallentamenti inevitabili si sommano a quelli prodotti dagli errori di impostazione dettati dalla fretta e dall’imperizia, nonostante i ripetuti suggerimenti del Consiglio Superiore della Magistratura.
Il prezzo finale
Va detto che ogni rinnovamento tecnologico comporta un inevitabile rallentamento delle attività, ma è un «costo» che viene assorbito dal fatto che poi tutto sarà più veloce ed efficiente. In questo caso però i rallentamenti inevitabili si sommano a quelli prodotti dagli errori di impostazione dettati dalla fretta e dall’imperizia, nonostante i ripetuti suggerimenti del Consiglio Superiore della Magistratura. Ed è ancor più grave perché ingrippa una macchina giudiziaria già lenta di suo. È il caso di ricordare che dal fattore tempo dipende la vita delle persone, tutta racchiusa in ognuno di quei faldoni. Più passa il tempo e più si alza per il delinquente la possibilità di finire prescritto, per la vittima di non avere giustizia e per l’innocente di restare a lungo a bagnomaria. Siccome il governo ha dichiarato che tutta l’attenzione è sulla riforma della giustizia, allora forza, ci metta le risorse che servono per fare funzionare questa APP.
dataroom@corriere.it
E che sono matti?
E’ la mossa perfetta per imballare tutto e salvare tutti i delinquenti amici loro.
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