Il tycoon ha un modo pornografico di governare: tutto è organizzato per “arrivare al punto”, la psicologia va a farsi friggere, gli elementi di contesto esplicano una funzione semplicemente ritardante. Questo fa in fondo il presidente quando si trova nei consessi internazionali: vuole riunioni brevi, i riti della diplomazia gli sembrano lungaggini inutili, le obiezioni gli danno fastidio. E noi ogni giorno subiamo i suoi capricci, dai dazi alle bombe

(Walter Siti – editorialedomani.it) – È diventata quasi un’abitudine igienica, svegliarsi la mattina e andare a vedere sui giornali o in tivù che cosa si è inventato quella notte: Donald Trump è il nostro padrone e insieme il nostro passatempo, a nostro eterno disonore.
Un dazio minacciato o ritirato, una guerra dichiarata o conclusa, uno scontro interno scoppiato o rientrato, un territorio rivendicato con l’ostinazione demente del Padre Ubu di Jarry, l’insider trading come prova di astuzia per sé e per i suoi.
Narcisismo psichico molto al di sopra dei livelli di guardia, aggressività machista talmente radicata da apparire un dato di natura, felice ignoranza di storia e geografia, incapacità di ammettere che qualcuno possa contraddirlo, progetto solo parzialmente consapevole di ribaltare la democrazia americana coi suoi pesi e contrappesi, e la sua separazione dei poteri.
Le destre dicono «Trump fa Trump», come se la tautologia fosse una spiegazione, ma la giustificazione vera è che finora sta vincendo.
Come il fool shakespeariano che sotto un’apparenza buffa rivela la verità, Trump ci dice con la sua maschera grottesca e il cappellino rosso che le uniche ragioni sono quelle della forza: gli organismi internazionali sono ormai gusci vuoti, l’Europa ha perso da tempo la propria centralità, se per dominare e far soldi bisogna dare un’altra botta al mutamento climatico tanto peggio per il clima (i ricchi saranno gli ultimi a risentirne).
Però parla come la gente, non come i politicanti di mestiere che non si fanno capire; è miliardario ma culturalmente ci tiene a differenziarsi da qualunque élite accademica o giornalistica, anche con le università la sola cosa che riesce a fare è ingaggiare un braccio di ferro.
Franco turpiloquio
Il cosiddetto linguaggio trumpiano da bar, o piuttosto da taverna e da suq, si sostanzia di un franco turpiloquio: «fucking» o «kiss my ass» rientrano senza problemi nel lessico di pubbliche dichiarazioni e conferenze stampa; ma la caratteristica più marcata è la intollerabile semplificazione della materia.
Putin e Zelensky non fanno la pace perché «si odiano troppo», Iran e Israele sono come due bambini quando litigano, che conviene farli sfogare, lasciargli lanciare qualche sasso o missile, così dopo è più facile farli smettere.
Decenni di stragi e reciproci rancori, secoli di colonialismi e di erranze, decisioni Onu prese a maggioranza e accuse di deicidio, shoah e nakba, attentati e crimini di guerra, tutto svanisce in una vampata di stupidità.
È stato a questo punto che mi è venuta in mente una strana analogia, con una delle scene ricorrenti nel cinema porno: siamo in un appartamento, la moglie sta facendo sesso con l’amante o con uno sconosciuto incontrato per strada, quando inopinatamente rientra il marito che si credeva lontano per affari; piccolo accenno di risentimento, poi basta un paio di occhiate e il marito si unisce alla festa: secoli di romanzo occidentale svaporano in un threesome.
Trump ha un modo pornografico di governare: d’altronde la voglia di comandare e la voglia di fottere (come ricorda un proverbio siciliano) hanno molto in comune e possono figurare nella medesima gerarchia di valori.
Tratta gli Stati e i capi di governo come le escort di cui ha larga pratica: vedi l’irridente apprezzamento su quanto Zelensky si fosse «vestito bene» per l’incontro alla Casa Bianca. Mark Rutte lo chiama «daddy», e al di là della quota adulatoria si sa quanto sia una parola-chiave nell’ambito della prostituzione e del porno.
Rispetto alle altre forme di narrazione, la pornografia ha la caratteristica di essere dominata da un’esigenza pratica, l’orgasmo: tutto è organizzato per “arrivare al punto”, le digressioni extravaganti sono poche, la psicologia va a farsi friggere, gli elementi narrativi di contesto esplicano una funzione semplicemente ritardante.
Questo fa in fondo Trump quando si trova nei consessi internazionali: dà segno di insofferenza, ordina che le riunioni siano brevi, i riti della diplomazia gli sembrano lungaggini inutili, le obiezioni gli danno fastidio, appena ha ottenuto quel che voleva non vede l’ora di partire; quando è “venuto” (termine tecnico) se ne va.
Predominio social
Non è un caso che il suo predominio comunicativo si affermi attraverso i social; i social hanno provocato una “pornificazione” del mondo. Osceno, etimologicamente, significa quel che deve stare fuori dalla scena; fuori dalla scena, per eccellenza, erano appunto le manovre della diplomazia.
Adesso tutto è spiattellato alla vista di tutti: ci si offende e ci si umilia in diretta televisiva, i messaggi privati vengono immediatamente divulgati, si mostrano sui social esternazioni di cui ci si pente un’ora dopo ma è già troppo tardi.
Nell’ormai classico La civiltà delle buone maniere, Norbert Elias ci aveva spiegato che le formule di galateo civile (quelle che fino a qualche anno fa ci sembravano, come dire, il minimo sindacale) avevano un’origine storica con la nascita delle “società di corte”: per evitare i duelli e per mantenere la propria buona fama in un contesto sempre più stretto.
La borghesia occidentale aveva mantenuto almeno la forma di questo galateo, di cui si sentiva erede. Ora il contesto si è allargato in modo selvaggio: i social hanno un pubblico informe e potenzialmente infinito, quasi sempre anonimo.
La “galassia Zuckerberg”, partita con le migliori intenzioni, ha portato a un imbarbarimento delle comunicazioni sociali: a forza di essere spogliata dalle convenzioni inutili, la “nuda verità” è diventata un ordigno che ci si scambia con ostilità e desiderio di averla vinta; il galateo è sparito anche dalla forma.
Come nei porno si possono vedere star famose denudate (e impegnate in atti sessuali) dall’intelligenza artificiale, così la verità denudata si rivela il regno della menzogna. Il social di cui Trump è proprietario si chiama “Truth”, che in russo si traduce “Pravda”, verità, come l’organo ufficiale del regime sovietico. Il presidente della nazione considerata baluardo della democrazia e la guida suprema di un regime teocratico fanno a gara a chi diffonde più fake.
Scarnificare la politica
La politica trumpiana ha sulla vita della pòlis globale lo stesso effetto che la pornografia ha sulla vita sentimentale. La pornografia scarnifica il sesso: con la pretesa di smitizzarlo liberando dalle inibizioni chi lo vedeva come qualcosa di troppo impegnativo, e magari aiutando chi per varie ragioni il sesso non può farlo, affabulando di fantasie che metterebbero un po’ di pepe nella routine coniugale, di fatto la pornografia ha reso il sesso poco interessante.
I ragazzi oggi entrano in contatto con la pornografia quando hanno meno di dieci anni (basta uno smartphone); arrivati all’adolescenza, delle tecnicalità del sesso sanno tutto, ma in concreto ne fanno sempre meno. L’amore diventa un concetto sempre più vago e velleitario, sempre più riferito a pulsioni emotive d’ogni genere tranne quella sessuale.
La politica ridotta ad arroganza, alla nudità dei rapporti di forza, diventa un gioco ripetitivo in mano a pochissimi, a coloro che appaiono gonfi di soldi e di potere. La democrazia, che dovrebbe essere la forma più matura delle “buone maniere”, si svuota dall’interno e salta via come una vecchia crosta.
I giovani a votare ci vanno sempre meno, le passioni che non possono evitare di avere preferiscono sfogarle in mondi virtuali, immaginari. Chi ancora fa l’amore con la politica viene preso in giro come un romantico o denunciato come un pericoloso antagonista.
Uno dei filoni del porno è la parodia di situazioni storiche, o delle fiabe, o di film famosi: gli eccessi di Poppea e Messalina, la Biancaneve perversa, l’educazione dei giovani spartani (per il porno omosessuale), il Quarto Potere del sesso e così via.
Trump vuole chiaramente gareggiare con autocrati come Putin o Xi Jinping, ma loro sono a vita, mentre lui può restare in carica solo per altri tre anni e mezzo (forse azzoppato tra uno e mezzo); per questo, come in tutti i porno, lui fa finta, accelera le posizioni, trascura i passaggi intermedi.
È troppo primadonna per non apparire la parodia di un autocrate. Se quel che ci sta recitando è il bisogno di un orgasmo veloce, forse per accontentarlo basta un profilattico stimolante.
Mi sarebbe piaciuto leggere, negli scorsi 5 anni, dettagliate disquisizioni sulle condizioni del povero demente che l’ha preceduto. Trump è quello che è e nella sua cafonaggine cerca di fare gli interessi degli USA freg…ene altamente degli altri. Fa bene ? Visti i risultati, SI. Stanno tutti a fare la fila da lui, di stragi e guerre e democrazia se ne…stropicciano, lo adulano schifosamente, che volete di più. Ah, dimenticavo: sempre a parlare di dazi, dazi, per rendere più care le merci non USA. Però che per comprare 1 euro al 20 gennaio 2025 ( suo insediamento) occorrevano 1,02 dollari e che adesso ce ne vogliono 1,18 non parla nessuno, eppure è oltre il 15% di perdita di valore, ben più del dazio al 10 %. Stampa ? Propaganda ( anche quella che dice male di lui)!
"Mi piace""Mi piace"