La distinzione tra ricostruzione storica e interpretazione ideologica è ambigua e sottile. Ma la libertà di pensiero e di insegnamento deve essere un principio invalicabile (per tutti)

(di Franco Cardini – ilfattoquotidiano.it) – Il documento Valditara contenente le indicazioni per l’insegnamento della storia nelle scuole secondarie ha provocato di recente un vespaio: il “caso” del manuale scolastico destinato alle scuole superiori dal titolo Trame del tempo – Dal Novecento a oggi, in tre volumi, scritto da Caterina Ciccopiedi, Valentina Colombi, Carlo Greppi e Marco Meotto.

La sua seconda edizione, diffusa dal gennaio scorso e già in adozione presso numerosi licei italiani, ha provocato negli ambienti del partito Fratelli d’Italia ma anche del ministero dell’Istruzione.

Se n’è fatta portatrice, riferendosi soprattutto alla pagina 666 del III volume, la deputata Augusta Montaruli, vicecapogruppo dei Fd’I alla Camera per Fratelli d’Italia: a suo avviso il manuale è “un condensato di falsità” che porta avanti un’interpretazione ideologica e offensiva della realtà politica contemporanea. Montaruli ha annunciato un’interrogazione parlamentare per conoscere le scuole in cui il libro è stato adottato e ha promesso una campagna di denuncia e di “controinformazione”. Alla polemica si è unita anche Paola Frassinetti, sottosegretaria all’Istruzione, che ha dichiarato l’intenzione di segnalare il caso all’Associazione Italiana Editori affinché venga in quella sede verificata la correttezza dei contenuti. Il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha da parte sua ha formalmente incaricato l’AIE di verificare se i fatti storici riferiti nel testo siano conformi a criteri di obiettività e veridicità.

La denunzia della Montaruli contesta che Fd’I sia definito un “catalizzatore dei voti dell’estrema destra” caratterizzato generalmente da una “base dichiaratamente fascista”, e che a riprova di ciò venga indicata l’inchiesta giornalistica pubblicata da Fanpage nel giugno 2024 sulla “gioventù meloniana” e diffusa televisivamente da La7 che ha l’aria di attribuire a tutto il partito nel suo complesso il contenuto delle immagini mostrate e delle dichiarazioni raccolte.

Uno dei coautori del manuale oggetto d’accusa, Carlo Greppi, ha difeso pubblicamente il testo definendo “inquietante” la piaga assunta dalla vicenda e parlando di grave pericolo per la libertà intellettuale degli autori e per l’autonomia dell’editoria scolastica. Dal canto suo Alessandro Laterza, uno dei più prestigiosi ed equilibrati esponenti della Casa Editrice, ha parlato apertamente di una “anticamera della censura” accusando il ministero di voler esercitare una forma di controllo politico sui contenuti dei manuali scolastici allo scopo di esercitare una pressione intimidatoria su docenti, autori ed editori.

E un precedente serio, del resto, è già accaduto. Di recente l’editore bolognese Zanichelli ha ritirato il suo manuale d’inglese Steps into social studies in quanto alcune sue pagine dedicate alla politica migratoria del ministro Matteo Salvini sono state giudicate faziose e scarsamente rispondenti alla verità obiettiva.

Sul libro laterziano il Ministero ha confermato di aver inoltrato la richiesta di verifica all’AIE, la quale ha a sua volta trasmesso la segnalazione all’editore Laterza che però afferma di non aver ricevuto indicazioni formali su eventuali rettifiche. In mancanza di provvedimenti ufficiali, il manuale resta adottato nelle scuole che l’hanno scelto. Ma l’interrogazione parlamentare è ancora in corso e la questione resta aperta.

Dal canto mio, come cittadino e come insegnante e quindi “addetto ai lavori”, richiamo l’attenzione di tutti sul fatto che tra una ricostruzione storica e una sua interpretazione ideologica la linea di distinzione è spesso ambigua e sottile: specie in cose del nostro presente o del nostro passato prossimo. È quindi auspicabile che, più che a interrogazioni parlamentari e a interventi censorii, si torni a percorrere la via del dibattito serio e impegnato che ultimamente sta languendo; e che mai si dimentichi la primaria necessità di confronti rigorosi magari, ma sempre ispirati al rispetto reciproco e al presupposto invalicabile della libertà di pensiero e d’insegnamento. Ciò, dev’esser chiaro, vale per tutti.

Consentitemi di esser più esplicito. “E giunto al fin della sentenza, io tocco”: lo diceva monseigneur Cyrano de Bergerac, l’ha ripetuto Francesco Guccini.

Primo: ai membri del governo e alle forze politiche che lo appoggiano. È mai possibile che, dinanzi a casi come questo, non si trovi di meglio che appellarsi a una sentenza repressiva anziché suscitare dai propri ambienti energie intellettuali e culturali capaci di produrre testi di segno diverso da quelli che sembrano disadatti oppure inopportuni? Non vi piacciono i manuali in circolazione? Scrivetene e presentatene di migliori. I mezzi economici e mediatici ce li avete. Come diceva il vecchio Mao, che cento fiori sboccino e mille scuole si confrontino.

Secondo: alle forze di opposizione. A parte l’uso alquanto maldestro di proporre su un manuale a uso scolastico, a titolo di esempio probatorio, un documentario chiaramente ispirato nelle immagini e nei commenti non a un’indagine sistematica e qualificata bensì a propaganda di parte a mio personale avviso alquanto provocatoria, faziosa e volgare, non vi pare che ci sia quanto meno da riflettere sul fatto che, dopo un’ottantina di anni durante i quali avete insistito nella scuola e nella società sui temi antifascisti usando tutta la forza dei media disponibili, il primo partito dell’attuale Parlamento risulti l’erede sia pure alla lontana di un movimento neofascista e la stessa leader ne sia un esponente? Che cos’è andato storto, se questo è il risultato? Non vi pare che, denunzie e anche insulti a parte, la situazione richieda da parte vostra anche un serio esame di coscienza, magari con un pizzico di buona vecchia (staliniana…) autocritica?