(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Ammetto di avere un debole per il segretario generale della Nato, l’olandese Mark Rutte. In un mondo di ipocriti che ti attaccano in pubblico e ti lisciano in privato, o viceversa, egli brilla per la sua cristallina coerenza. 

Nei giorni scorsi aveva inviato a Trump un sms di elogi sperticati. Al confronto, Fantozzi che biascica «come è umano lei» mentre il megadirettore galattico lo fa fustigare in sala-mensa sembra il Gladiatore. L’oggetto del gorgheggiare di Rutte era il trasferimento degli oneri della difesa comune dalle tasche degli americani a quelle dei contribuenti europei. Per questi ultimi non si tratta di una splendida notizia. Invece Rutte l’ha trasformata in una festa, attribuendone il merito a Trump e ringraziandolo per averci offerto questa straordinaria opportunità di impoverirci.

Trump ha reso pubblico il messaggio: per narcisismo e anche per quella sottile forma di disprezzo che i potenti dispettosi nutrono verso chiunque superi i livelli consentiti di servilismo

Ma è qui che Rutte ha sbalordito persino noi ammiratori. Incontrando Trump ieri all’Aia, avrebbe potuto mantenere un contegno dignitoso. E invece, proprio quando il bauscia d’oltreoceano bacchettava israeliani e iraniani, lui lo ha interrotto per incensarlo. «Paparino a volte deve esser duro!», ha detto, sottolineando la battutona con una risatina convulsa. 

Perché almeno questo gli va riconosciuto: in pubblico come in privato, Rutte ha una sola faccia. E una sola lingua.