Memoria selettiva. Sibilla della geopolitica, la giornalista Usa si scorda come giustificò le stragi a Gaza. Però in poche ore ha parlato con tutto l’Iran

(di Selvaggia Lucarelli – ilfattoquotidiano.it) – L’altra sera sono incappata in un’avvincente puntata di Otto e mezzo il cui titolo – “Il nuovo caos mondiale di Trump e Netanyahu” – prometteva bene. Poi la promessa si è rivelata più o meno come quella di Trump di occuparsi delle trattative tra Iran e Israele: falsa. Il parterre era così composto: Massimo Giannini e Lucio Caracciolo ospiti in studio, Marco Travaglio e la giornalista americana Anne Applebaum in collegamento.

La buona notizia è che Lilli Gruber era insolitamente mite e super partes: ora che Trump ha fatto il criminale, mitomane, bullo, la conduttrice non ha accusato Trump di essere un criminale, mitomane, bullo. Insomma, grazie alle bombe sganciate in difesa di Israele, il cambio di regime non è avvenuto in Iran ma nello studio di Otto e mezzo. È un inizio, speriamo che Gruber sia d’ispirazione per tutti i regimi totalitari.

Tornando alla puntata, il primo a parlare è il saggio Caracciolo che spiega come l’Iran abbia evitato lo scontro diretto con l’America e che per azzerare il programma nucleare iraniano non basta sganciare qualche bomba, ma bisogna entrare in Iran. Come a dire: non viene giù tutto per qualche buco nei siti in cui FORSE si stava creando un arsenale nucleare con dell’uranio che FORSE non era più neppure più in quei siti.

A quel punto interviene Marco Travaglio che sottolinea come Trump sia riuscito nel meraviglioso intento di bombardare un paese con cui era iniziata una negoziazione e ribadisce che si è trattato di un atto terroristico. Anne Applebaum fa subito la faccia contrariata. Secondo lei non è un atto di terrorismo, gli Stati Uniti non hanno colpito i civili, “bisogna usare con cura le parole”. Giusto. Le ricordo le sue di parole, scelte con cura, in un tweet dell’11 ottobre 2023: “L’esercito israeliano non ha mai radunato e massacrato civili palestinesi, anziani, disabili, bambini, neonati e madri che allattano, per poi sparargli a morte. Non sono mai stati massacrati deliberatamente dei civili, senza un obiettivo militare in vista”.

Di lì a un paio di anni l’esercito israeliano ha radunato in diverse zone di Gaza civili, anziani, madri, disabili, bambini e ne ha ammazzati 60.000. Una vera e propria sibilla della geopolitica, questa Applebaum. E già che c’è aggiunge che comunque quel sito nucleare iraniano non doveva esistere e il tutto fa parte della guerra a cui ha dato inizio l’Iran il 7 ottobre con l’attacco di Hamas contro Israele. Insomma, il solito mantra “c’è un aggressore e c’è un aggredito”. Il problema è che qui chi sta rispondendo “da aggredito” è Trump, quindi o Donald quel tragico giorno di ottobre era in un kibbutz oppure qualcosa non torna.

Per fortuna c’è Massimo Giannini a riportare tutto su un piano di realtà: per lui Trump è un agente del caos. E fin qui, ci siamo. Poi ricorda che i primi violatori del diritto internazionale sono stati Putin e Netanyahu “che HA FATTO il massacro che sappiamo a Gaza dopo il terribile pogrom nei kibbutz del 7 ottobre”. In pratica Otto e mezzo è come un account di Google: ogni ospite per entrare deve ricordarsi la password alfanumerica. Nello specifico 7 ottobre. Senza quella non si ha accesso ad alcuna funzione. Ma soprattutto, Giannini dichiara tronfio che Trump è un criminale perché parla come un criminale di guerra, per esempio – riferisce – ha detto “Mi congratulo con i nostri magnifici guerrieri!, abbiamo visto meravigliose armi nel cielo”. Davvero roba da Istituto Luce. Chissà se Giannini ha letto qualche articolo a caso in questi giorni, magari proprio su Repubblica che, se non sbaglio, è anche il quotidiano che ora ospita la sua firma. Per esempio, a proposito della missione degli aerei B-2, si leggono passaggi al cui confronto l’Istituto Luce è un’Ansa: “I sette cavalieri dell’Apocalisse solcavano i cieli”. “… i B-2 Spirit, somiglianti a colossali pipistrelli con ali…”, “s’è levata una colossale nuvola di cenere, con un sinistro colore azzurrino”, “I caccia israeliani distruggono la leggenda di Top Gun” e così via.

Riprende poi la parola Applebaum per comunicare, effettivamente, una cosa di una certa importanza: lei ha parlato con gli iraniani “molte ore” e quindi sa quali sono i loro sentimenti, ovvero “non vogliono difendersi, non c’è reazione patriottica, hanno capito che il regime è in guerra anche contro la popolazione”. E qui, lo ammetto, ho subito la fascinazione del premo Pulitzer: Anne Applebaum è riuscita a parlare con 90 milioni di iraniani in qualche ora. In pratica ha una capacità di penetrazione nel territorio iraniano dieci volte superiore a quella della bomba GBU-57 anti-bunker americana. Alla prossima missione gli americani sganceranno direttamente lei su Teheran.