“Questo è il lavoro sporco che Israele sta facendo per tutti noi”, ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz. “Capisco perché i veneziani si lamentino dei turisti, ma devo […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – “Questo è il lavoro sporco che Israele sta facendo per tutti noi”, ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz. “Capisco perché i veneziani si lamentino dei turisti, ma devo dire che in questo momento mi sembra un sogno. Gente da tutto il mondo, unita, tutti uguali davanti allo spritz”, scrive su “La Stampa” Roy Chen. Uniamo i puntini e avremo un’approssimativa spiegazione di come nel caos globale descritto sui giornali e in tv vi sia del metodo. Al vertice di Ottawa, l’uscita allo scoperto di Merz svela nel suo cinismo il colossale non detto racchiuso nei gargarismi dei cosiddetti 7 Grandi. Dei quali uno soltanto, Donald Trump, prende le decisioni per tutti ma lo fa, a sua volta, assistendo ai missili sparati su Teheran e alla strage infinita di Gaza decisi dal suo degno compare Benjamin Netanyahu. Non si comprende quindi il copioso lacrimare di capi di Stato e di governo davanti all’attacco sferrato da Israele all’Iran se non sulla base della dottrina politica del “chiagni e fotti” (in italiano piangi e fotti). Chiediamo scusa a chi ritenesse volgare e fuori luogo l’espressione vernacolare napoletana usata, di solito, per sottolineare un tipico atteggiamento opportunista e ipocrita esibito da alcune persone che sono solite indugiare in lamentazioni mentre fanno tranquillamente i propri comodi. Vogliamo usare un termine più consono con questi tempi calamitosi? Possiamo tirare in ballo l’eterna ragione di Stato che nella definizione più calzante è l’insieme delle priorità attinenti alla sopravvivenza e alla sicurezza dello Stato, che possono indurre i decisori politici a giustificare un’azione illecita sotto il profilo del diritto internazionale e del diritto interno. Vi ricorda qualcosa? Almeno la voce dal sen fuggita del cancelliere tedesco ha rotto l’incantesimo dell’opportunismo ipocrita dietro il quale si trincerano le 7 forze del Bene (ce n’era anche un’ottava, la Russia di Putin cacciata tra i Cattivi dopo l’invasione dell’Ucraina, espulsione ora deplorata dallo scaricabarile Donald). Ragion di Stato che significa anche non immischiarsi nelle altrui scelte pericolose per non mettere a rischio la propria sicurezza. Nel frattempo si lanceranno i soliti appelli al dialogo e alla moderazione, regolarmente inascoltati. Ma non è certo colpa del ministro degli Esteri Tajani (non certo la controfigura di Henry Kissinger) se l’Italia, come il resto d’Europa, non ha voce in capitolo oltre i propri confini. Ci si limita quindi a osservare, tenendosi a debita distanza, il “lavoro sporco” altrui. Che Merz enuncia con una certa gratitudine nel silenzio impostore dei suoi simili.

Cosa c’entra con tutto ciò lo spritz tranquillamente sorseggiato nei caffè di Piazza San Marco e che unisce “gente da tutto il mondo”? Nel suo diario Roy Chen nell’incrociare un uomo che dall’aspetto sembra venire da Teheran annota: “Mi viene voglia di gridargli: uniamo le forze! Non ho nulla contro il popolo iraniano, e credo che la maggior parte degli iraniani non abbia nulla contro di me. Abbiamo un nemico molto simile: i nostri governi, uomini estremisti affetti da ‘hybris’. La parola greca che significa anche: arroganza, superbia, presunzione, tracotanza descrive bene Netanyahu, Khamenei, Trump, Putin, tutti i leader di Hamas che hanno spinto il popolo palestinese a morire da martiri, invece di cercare di avviare un processo diplomatico”. Condividiamo anche se poi c’è chi si consola con lo spritz e chi invece sceglie di partecipare alla marcia contro il riarmo sotto la canicola romana. Cinquantamila cittadini di buona volontà. Assente non giustificata la cattiva coscienza dell’Europa.