
(Tommaso Merlo) – Mentre Trump a Los Angeles sguinzaglia l’esercito contro gli immigrati, in Italia l’unico referendum che dà segni di vita è quello sulla cittadinanza. Gli immigrati hanno fatto la fortuna di politicanti che da decenni speculano elettoralmente sulla paura e sfruttano i migranti per far vedere quanto tengono al loro paese e quanto sono forti. Ci hanno vinto le elezioni e sono arrivati al potere da Washington fino a Roma e questo senza risolvere assolutamente nulla in parte perché non gli conviene e in parte perché in realtà non possono fare nulla se non gestire con intelligenza un fenomeno globale che va ben oltre le meschinità di qualche governante. Il nord del mondo si è arricchito anche sfruttando il sud e il capitalismo imperante ha generato livelli di ingiustizia sociale spaventosi in cui singoli ricconi posseggono più di paesi interi. Il mondo è spaccato in due dalla miseria ed i popoli si mettono in marcia per strappare qualche briciola e garantire ai loro figli un futuro migliore. Come hanno fatto decine di milioni di italiani in tutto il mondo, dove sono sbarcati con le valigie di cartone e partendo dalle miniere di carbone han contribuito alla fortuna delle loro famiglie e di quei paesi. Stesse identiche dinamiche ma altri tempi. Oggi l’Italia esporta solo cervelli esasperati dalla cappa elitaria che ci opprime, ci siamo arricchiti e vorremmo sbattere la porta in faccia al prossimo. Un paese genuinamente cristiano, ma del resto la ricchezza indebolisce, non fortifica. La roba appesantisce ed impedisce di decollare. E più sei attaccato alla tua roba, più hai paura di perderla. E più sei fragile, più temi i cambiamenti e le diversità. Paura di perdere la propria presunta identità. Non quella di essere umano ma quella egoistica che ti inculcano strada facendo, il personaggio che reciti coi tuoi simili. Per questo gli immigrati bianchi e cristiani vanno bene, ed invece più hanno la pelle scura e credono ad altri messia, più sono indigenisti. Maggiore è la diversità, maggiore è la paura per i deboli. Ma anche gli immigrati devono capire che l’immigrazione è un fenomeno oggettivamente impattante, l’evento storico più significativo della nostra era e soprattutto per paesi come l’Italia in cui per decenni l’unica diversità è stata quella regionale e l’unico razzismo quello intestino tra nord ricco e sud povero. Un antipasto che non ha insegnato nulla. Certo, i razzisti ci sono anche nel Belpaese, ma sono la solita minoranza di odiatori frustrati e cacasotto. Per gli altri, è solo comprensibile smarrimento anche perché la politica invece di agevolare il cammino verso la cittadinanza globale, specula sulle paure e sull’odio a fini elettorali. Viviamo una degenerazione politica tale che perfino buonsenso e realtà sono lussi quando si parla di immigrazione. La cruda verità è che non siamo di fronte ad una invasione delle cavallette, dal mondo povero stanno sbarcando briciole per guadagnarsi onestamente qualche briciola. E se non bastasse, ne abbiamo un dannato bisogno dato che noi presunti ricchi del mondo, non facciamo più figli e nemmeno certi lavoracci. E se vi sono gli immigrati clandestini, è perché non ci sono adeguati flussi regolari ed è normale che chi sbarca crea problemi se lasciato in mezzo ad una strada o rinchiuso in un container. Una politica degna non crea campi di concentramento ma integra rapidamente e anche in maniera saggia in modo da prevenire ghetti e disordini sociali in futuro. Quanto a certe tensioni, si hanno giusto con le prime generazioni di immigrati ma che piaccia o meno, chi nasce in Italia è italiano fino al midollo perché volente o meno ne assorbe la cultura. Tenere questi nuovi italiani in un limbo burocratico è una vergogna morale e una indecenza politica. La cruda verità è che gli immigrati sono la fortuna di paesi vecchi e raffermi come l’Italia, una fortuna economica, sociale e perfino culturale perché ci arricchiscono, perché spalancano certe finestre facendo circolare aria fresca e ci spronano a crescere come comunità. La cultura non si può perdere ed è comunque in perenne evoluzione. E la sottocultura idem. Il mondo sta andando verso la cittadinanza globale, altro che giurassici nazionalismi. Apparteniamo ad una comunità sempre più ampia, diversificata, interdipendente e anche mobile. Appartiamo all’unica vera razza esistente che è quella dell’essere non sempre umano. E cambiare paese diventerà come oggi è cambiare città e si farà anche più volte nell’arco della propria vita. Con anche flussi di ritorno verso un mondo magari povero materialmente ma molto ricco nelle cose che contano davvero. Un destino globale inevitabile che la politica non può fermare ma solo gestire in modo responsabile ed invece preferisce speculare sull’odio e sulla paura per qualche stramaledetta poltrona.
<< Il mondo sta andando verso la cittadinanza globale >>. Magari!
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Al momento la cittadinanza è solamente uno status da mettere sul piatto della bilancia personale di qualche partito in crisi di consenso.
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Los Angeles vanta parecchi drammatici episodi di violenza di stampo etnico razziale (fatti di Watts, violenze del 1992 ecc). Il più curioso, perlomeno a mia conoscenza, risale al 1942, pochi mesi dopo l’ ingresso in guerra degli Usa, e vennero prese di mira le minoranze che.. si vestivano con dispendio di tessuto (era stato varato un razionamento). Erano ispanici, afroamericani e italoamericani che amavano lo stile “Zoot suit” (giacche molto lunghe, pantaloni a vita alta e ampi ecc). Militari contro minoranze. È successo veramente!
Musica!
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Un articolo lucido e profondo. Uno dei migliori articoli di Tommaso Merlo
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E l’inizio della guerra civile americana che finirà con la dittatura nazista dei bianchi ebrei
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I disperati arrivano per fare che ? La manovalanza criminale, i raccoglitori di pomodori a 2 euro l’ora, i nuovi schiavi? Dov’è il LAVORO ? Dove le industrie, tutte nel Terzo Mondo, dove gli uffici, tutti tagliati, dove le imprese, che pagano le tasse in Olanda? Mi chiedo se alcuni non siano accecati da una sterile utopia ” buonista”
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Il problema è che nel 1999 eravamo sei miliardi, adesso oltre 8.
come ca22o facciamo?
Noi in Uccidente rischiamo l’estinzione, ma vallo a dire ai Nigerini, che cagano oltre 7 figli per donna, i nigeriani sono adesso più di tutti gli africani 70 anni fa, e raddoppieranno entro 30 anni circa.
Aveva ragione l’Agente Smith: siamo un virus, non una specie di mammiferi.
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