
(di Annalisa Cuzzocrea – repubblica.it) – Il 2 giugno 1946 andarono a votare quasi 25 milioni di italiani. L’89 per cento degli aventi diritto. Anche le donne, finalmente. Andarono in massa e regalarono al Paese la fine della monarchia e l’inizio della Repubblica. A settantanove anni di distanza, nel giorno in cui celebriamo quel momento, la presidente del Consiglio dice che lei andrà al referendum dell’8 e 9 giugno, ma senza ritirare “la scheda”. Giorgia Meloni spiega che è una delle opzioni possibili e nello scarto tra quel momento e questo c’è un elemento che dovrebbe far riflettere tutti: com’è diventato facile, fare spreco della democrazia.
Inventarsi un balletto nuovo, vado ma non ritiro, risulto astenuta, ma passo al seggio. Per cosa? Per un saluto? Per le foto con dietro un’urna che si vorrebbe vuota? Settantanove anni fa non sarebbe stato possibile immaginare una cosa del genere perché la democrazia andava conquistata, e l’Italia lo fece ribellandosi agli avi politici del partito di Giorgia Meloni. Si andava a votare Sì o No, monarchia o Repubblica. Si esprimeva a viso aperto il proprio desiderio di un futuro nuovo, o la voglia di tornare a un passato che pure era stato doloroso e costellato di errori. Anche per i referendum sul divorzio e sull’aborto fu così, ma già lì cominciarono le campagne per l’astensione. Per delegittimare il voto attraverso l’assenza del quorum. Per scappare col pallone, senza il coraggio di giocare la partita.
Lo prevede la Costituzione, certo, è così. Ma l’idea dei costituenti era non consentire a una minoranza agguerrita di prendere il sopravvento sulla maggioranza, non creare un istituto di democrazia diretta per farne uso meno che si può.
E quindi oggi, com’è possibile sia diventato così semplice fare spreco della democrazia? Quanto ci siamo fatti viziare, da chi ha lottato e ha conquistato i diritti per noi se qui – ora – ci chiediamo: ma non sarebbe meglio andare al mare? L’invito balneare di Bettino Craxi contro il referendum sull’abolizione delle preferenze nel 1991 divenne un boomerang, e fu l’inizio della fine della prima Repubblica. Adesso però non fa più scandalo: dopo l’astensione dell’allora premier Matteo Renzi sulle trivelle, “benedetta” su questo giornale dall’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano, si potrebbe pensare che nell’atto della premier non ci sia nulla di nuovo. Nulla che non sia già stato visto a destra come a sinistra. Eppure c’è.
Giorgia Meloni non ritira la scheda, e si suppone intenda le cinque schede dei referendum sul lavoro e di quello sulla cittadinanza, ma solo questo possiamo fare: supporre. La presidente del Consiglio non ha ritenuto necessario informare il Paese di quale sia la sua risposta ai 4 milioni di italiani che hanno firmato per cambiare le norme sui licenziamenti senza giusta causa e sugli appalti, e ai 637.487 che lo hanno fatto per dare la cittadinanza agli immigrati dopo cinque anni di residenza in Italia invece che dieci. Governa anche loro, dovrebbe quindi governare anche “per” loro, ma non ritiene siano degni di considerazione.
La linea della maggioranza è stata prima silenziare i referendum, il lavoro della Rai su questo è stato impeccabile, e poi invitare a boicottarlo. Lo ha fatto la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Ignazio La Russa, senza vedere quanto fosse improprio. Lo fa ora la premier con un tocco originale che non cambia la sostanza: non ritirare le schede significa non essere conteggiati per il quorum. Cosa non vuole dire al Paese, Giorgia Meloni? Non è d’accordo che i lavoratori licenziati senza giusta causa possano essere reintegrati, oltre che avere un indennizzo? E che le tutele valgano anche per chi lavora in un’impresa con meno di 15 dipendenti? È in buona compagnia, sono con lei i centristi e perfino un pezzo di Pd, ma sarebbe rilevante saperlo. Sarebbe importante sapere se pensa che quando si fa un contratto a termine non sia giusto dire perché, invece, non si assume. E se non pensa che finché a pagare per gli incidenti sul lavoro saranno gli ultimi della filiera, i subappaltanti dei subappaltanti, niente potrà cambiare mai e saremo destinati a segnare ogni anno nuovi record di morti bianche per poi fare solenni promesse ogni primo maggio.
E poi certo, possiamo desumere cha la cittadinanza agli immigrati la premier non voglia darla dopo cinque anni di residenza nel nostro Paese, e che non intenda rimuovere gli ostacoli che oggi incontrano anche coloro che ne hanno diritto. È conforme all’ideologia della destra, ma non c’è logica: nel 2024 sono nate in Italia 370mila persone. Ne sono morte 651mila. Ne sono andate via 191mila. Abbiamo concesso 217mila cittadinanze. Basta risolvere questo problema di terza elementare per capire che così è impossibile reggere. Che l’integrazione è la prima risposta alla mancanza di sicurezza. Che sarebbe semplice, se solo si volesse fare. L’8 e il 9 giugno Giorgia Meloni andrà alle urne per agitare la mano a favore di telecamere, come una regina. Senza rendersi conto che non è mai un bello spettacolo, vedere un governo infastidito dalla democrazia.
Se metà Pd non avesse già deciso di non recarsi alle urne… sarebbe quasi sicuro il raggiungimento del quorum e la vittoria dei SI’. Augh, ho detto!
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Pd PARTITO, Gae, quello che votò Bonaccini… ma gli elettori votarono Schlein.
Credo che chi vota PD sia ben più di sinistra dei suoi rappresentanti.
Gli “infiltrati” sono renzocalendiani, ma poiché gli elettori sono meno ipocriti di chi li rappresenta, quelli già votano i loro referenti (italovivi e azionisti) e sono conteggiati tra gli zero virgola…
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Lo spero… ma del doman non c’è certezza! Tanto meno se si considera il fatto che mediamente l’elettorato PD è costituito perlopiù da ceti medi un pochino più privilegiati del gran resto di poveri in canna e senza tutele.
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Annalisa Cuzzocrea con questo editoriale e a cominciare dal titolo che è perfetto, ha detto tutto quello che si poteva dire. Non aggiungerei né toglierei nulla, nemmeno una sola parola.
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La quarta carica della repubblica – la più bassa dalla sua fondazione – domenica prossima si recherà presso il proprio seggio elettorale, si farà riconoscere e poi rifiuterà tutte le schede elettorali, sferrando un’ indisciplinata e disonorevole bassezza, un affronto all’istituto costituzionale rappresentato dal diritto/dovere di voto e un’offesa ai pubblici ufficiali che compongono il seggio, che sono lì per garantire il diritto di voto, non quello di non votare, che può essere assolto semplicemente rimanendo a casa. Il presidente del seggio, se fosse coraggioso e resistente, non dovrebbe chiederle le eventuali motivazioni di questo comportamento irrazionale (visto che in un seggio non si può fare altro che esercitare il diritto di voto) utile solamente a turbare il normale svolgimento della votazione (stranamente è denominata così l’unica azione che si può praticare in un seggio) o a interrompere per futili motivi l’erogazione di un servizio pubblico (data la presenza della preziosa bassa carica dello stato, l’accesso al seggio sarà impedito agli altri comuni mortali) ma redarguirla duramente per l’inutile perdita di tempo procurata, chiedere l’intervento della forza pubblica per gli accertamenti del caso e magari anche segnalare il soggetto all’attenzione dei servizi sociali, in quanto mammina di una minorenne.
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Ma che pena che mi fate… Siete cosi incazzati perche temete cio’ che si verificherà , ossia il naufragio dell’iniziativa referendaria. Così imparate a promuovere solo quesiti che interessino alla generalità dell’elettorato e non le piccole beghe di parte del “campo largo”
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Lo prendo per “satira”.
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