
(di Michele Serra – repubblica.it) – La scelta di Giorgia Meloni (“vado a votare ma non ritiro la scheda”) arricchisce la casistica di opzioni fino a qui disponibili, che erano: vado a votare sì; vado a votare no; vado a votare scheda bianca (mozione La Russa); non vado a votare.
Il fantasioso ritocco della presidente del Consiglio, probabilmente suggerito da uno dei costituzionalisti che si sono formati a Colle Oppio, consente di prevedere, di qui all’8-9 giugno, una serie di varianti fino a qui inedite. Vediamo quali sono le principali.
Vado a votare ma solo dopo la chiusura dei seggi. Vado a votare e faccio cadere la matita spiegando che non posso chinarmi a raccoglierla perché soffro di vertigini. Vado a votare ma uso le schede per confezionare cinque origami che regalo agli scrutatori. Voto volentieri, ma solo se mi consegnano le schede a casa con un rider, magari aggiungendo anche una pizza siciliana, con pochi capperi. Vado a votare ma a patto che mi sia consentito entrare nel seggio con tutta la famiglia, sette persone in tutto, perché siamo abituati a fare le cose sempre insieme.
Faccio credere a mia moglie (marito) che esco per andare a votare ma è solo un pretesto per scappare con una ballerina (ballerino). Non vado a votare per protesta perché la Corte Costituzionale, anni fa, ha ritenuto inammissibile il mio referendum per abrogare il jazz, che ho sempre detestato. Non vado a votare perché non sono capace di ripiegare la scheda e farei brutta figura. Vado a votare ma mi sarebbe comodo solo il mercoledì mattina perché non ho pilates. Non vado a votare perché mi deprime il compensato dei seggi, dovrebbero farli di alluminio o di corten. Adoro andare a votare ma non posso perché ho fatto un voto di astensione, o forse era di astinenza.
Finirà come sempre: chi non ci andrà non avrà bisogno né tempo per dirlo e se qualcuno glielo dovesse chiedere durante una cena con amici o al bar per l’aperitivo userà il jolly: “Sono tutti uguali fanno sempre quello che vogliono loro”. Non considerando il fatto che non andando a votare qualsiasi colore al potere leggerà l’astensionismo come una autorizzazione a fare quello che si vuole, perché alla maggioranza non interessa nulla.
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Altra opzione non nominata da Michelino. Mi reco alle urne ma vengo preso da un dubbio amletico : come faccio a cancellare gli articoli della Jobs act che io ho sostenuto? Michelino può chiedere,in tal caso, lumi a Landini e a tutti i parlamentari PD. Io invece li cancello volentieri come cancellerei quelli che li hanno votati quegli articoli
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Ritrovo l’ironia del Serra di “Cuore”, ma mi chiedo, come suggerisce Cesare: ma lui, MS, all’epoca del Jobs Act, da che parte stava?
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Di renzie
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