
(di Massimo Gramellini – corriere.it) – In un pianeta dove imperversano gli arroganti, i personaggi del momento sono due timidi: the Pope e Sinner, il Papa e il Peccatore. Leone XIV è talmente riservato che al confronto Jannik I sembra un gigione. Forse perché ha ormai fatto pace con l’idea di essere il numero uno del mondo, mentre l’altro ci si deve ancora abituare.
Ieri si sono incontrati in Vaticano e faceva un certo effetto che a usare il plurale maiestatis fosse il tennista. Quando poi Sinner ha allungato una racchetta al Papa e gli ha proposto di tirare due colpi direttamente lì, sotto i lampadari del salone dei ricevimenti, Leone si è schernito con una battuta che tradiva il suo imbarazzo, mentre Francesco avrebbe risolto la questione con una pacca sulla spalla o direttamente con uno smash.
Adesso che si comincia a vedere all’opera il nuovo Pontefice, si resta sorpresi dalla capacità del più longevo organo elettorale della storia, quello dei cardinali riuniti in Conclave, di alternare i caratteri dei prescelti. A un Papa estroverso e carismatico segue immancabilmente un Papa introverso e intellettuale che ne condivide le idee, però non il modo di esporle e di tradurle in pratica. Prevost promette di essere, rispetto a Bergoglio, quel che Montini fu rispetto a Roncalli e Ratzinger a Wojtyla: un discontinuo continuatore. E anche chi non crede all’intervento divino nella Cappella Sistina, deve arrendersi al mistero di questo ineffabile, ma si direbbe implacabile, bipolarismo dello Spirito Santo.
Chissà se esiste anche l’unipolarismo della scemenza? Alcuni scritti sembrerebbero provarlo.
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Che soddisfazionen ricefere ein tennisten della nationale di Monaken.
Come va la dichiarazione dei redditi, Jannik?
Non ce l’hai la tonsillite stavolta come è successo per le olimpiadi di Parigi?
E a sostanze proibite come stai messo? Tuttoapposto?
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