È un peccato che il ministro Alessandro Giuli, persona simpatica e – almeno con chi scrive – sempre corretta, abbia avuto una reazione così greve con Tomaso Montanari, Geppi […]

(di Andrea Scanzi – ilfattoquotidiano.it) – È un peccato che il ministro Alessandro Giuli, persona simpatica e – almeno con chi scrive – sempre corretta, abbia avuto una reazione così greve con Tomaso Montanari, Geppi Cucciari e in generale tutta quella sinistra che lui percepisce come troppo pensosa e al contempo ironica. Al netto delle supercazzole, Giuli pareva uno dei pochi salvabili in questo governaccio: evidentemente la maleducazione, come pure la tracotanza, si trasmettono anche per osmosi. Quando Giuli attacca Montanari, dandogli addirittura dell’odiatore raccomandato, spara belinate a caso (e lo sa benissimo). Come ha raccontato Montanari, fino a pochi mesi fa Giuli si dimostrava – nelle conversazioni private con lui – molto critico nei confronti di non pochi colleghi di governo. Appena arrivato, aveva scelto come capo di gabinetto Alfonso Spano, omosessuale e di sinistra: un chiaro segno di (desiderata) indipendenza. Poi però Spano è stato fatto fuori da Fratelli d’Italia, con tanto di epiteti orripilanti (tale Fabrizio Busnengo, all’epoca coordinatore di FdI del IX Municipio di Roma, lo definì “pederasta”). Giuli ci rimase male e (si dice) pensò alle dimissioni: col tempo non solo ha elaborato il lutto, ma si è pure oltremodo ammansito.

L’attacco alla sinistra, che prima – a suo dire – aveva gli intellettuali, poi gli influencer e ora giusto i comici, è invece un autogol fantozziano e rosicone. Giuli ha fatto tutto questo casino per delle battute di Cucciari, che è bravissima ma che (deliberatamente) non usa certo i toni “incendiari” di Luttazzi o Grillo. Gli sarebbe bastato riderci sopra, come pure rispondere nel merito alle critiche pertinenti di Elio Germano. Purtroppo (per lui) Giuli si è comportato da piagnone con sindrome di inferiorità, come quasi tutti i potenti di destra. Appena parlano di cultura, frignano e straparlano di egemonia di sinistra. Che palle! Negli ultimi cinquant’anni (almeno) non hanno partorito quasi nulla, dal cinema alla musica, dalla letteratura all’arte in generale, e questa cosa li manda fuori di testa. Mette malinconia che Giuli, uomo intelligente, per troppa permalosite reagisca come un polletto qualsiasi di allevamento destrorso. La destra meloniana, di cui il ministro Giuli è ormai parte integrante, è per giunta così tonta – e feroce – da isolare chiunque a destra risulti preparato e (ahilui) indipendente. È il caso di Cardini, è il caso di Tarchi. Ed è il caso di Giordano Bruno Guerri, che sarebbe stato un buon ministro dei Beni Culturali e che proprio per questo Meloni non ha voluto, preferendogli la premiata ditta Sangiuliano-Sgarbi: praticamente l’Armageddon. Giuli si è poi evirato da solo quando ha ridotto (?) la sinistra a una claque di comici. Prima di tutto il comico (e il satirico) sono ruoli nobilissimi e addirittura salvifici nella società: sminuirli è da Gasparri. In secondo luogo, la destra è strapiena di comici: ce ne sono a quintali in tivù, in Parlamento e al governo. Solo che, a differenza di Cucciari, fanno ridere involontariamente: basta pensare a Lollobrigida o Donzelli, e magari fossero solo loro. Nell’esortarlo a tornare in sé, vorremmo poi consigliare a Giuli ad andarci piano con questa imitazione del Conte Mascetti in Amici miei: se esistesse il reato di overdose da supercazzola, avrebbe già beccato 12 ergastoli. Inaugurando venerdì scorso il Padiglione Italia della Biennale Architettura, il ministro dell’“Infosfera Globale” ci è ricascato. Ascoltiamolo: “La voce del Grande Pan, il Nume della Totalità, l’anima loquente della Natura”; “I nostri antichi progenitori Troiani, discendenti dei remoti ed enigmatici Tirreni (..) vocati a sciamare per il mondo conosciuto come le api alla ricerca di nuovi alveari”; “La disperazione millenaristica di chi ci vorrebbe condannati a estinguerci come vittime di noi stessi, presunti nemici giurati dell’ecosistema stravolto nel cosiddetto Antropocene”. E via così, sempre come fosse Antani e con scappellamento rigorosamente a destra.