(Tommaso Merlo) – La buona notizia è che Trump e Netanyahu sono ai ferri corti, e la speranza è che il loro ego tossico li porti ad uno scontro tale da generare scossoni benefici per Gaza. Siamo ridotti così, ad augurarci che i manigoldi al potere ne azzecchino una anche solo per ragioni di orgoglio. Trump si è messo d’accordo con Hamas per rilasciare un ostaggio, come segno di buona volontà per riprendere i negoziati fatti saltare da Israele ed arrivare così alla fine del brutale conflitto. Uno smacco enorme per quel criminale di Netanyahu che invece vuole prevalere con la forza, insistendo a sterminare innocenti e facendo cedere Hamas affamando la popolazione di Gaza. E questo perfino contro la volontà dei cittadini israeliani che chiedono invece un accordo per liberare tutti gli ostaggi. L’ottima notizia anche per loro, è che dopo mesi di inutili proteste, quel genocida di Netanyahu viene scavalcato e non da uno qualunque, ma dal suo complice principale, il presidente di un paese senza il quale Israele sarebbe già un brutto ricordo. Pare che la divergenza tra i due egomani sia sorta attorno all’Iran. Netanyahu sogna da sempre la guerra con Teheran e ritiene sia il momento ideale per bombardare i suoi siti nucleari. Trump si è messo invece a negoziare e vuole siglare un accordo dopo che era stato lui a far saltare quello precedente. Ma pretendere coerenza sarebbe davvero troppo, godiamoci piuttosto questo salutare scazzo dovuto anche allo Yemen. Trump ha smesso di bombardare in cambio del passaggio indenne delle navi alleate, ma Netanyahu ha problemi ben più seri coi missili ipersonici degli Houthi che gli piombano in giardino e quindi continua a bombardare da solo dicendo forse una delle panzane più ridicole del suo pur impressionante repertorio “ci possiamo difendere anche da soli”. Lo dice mentre sgancia bombe americane, da cacciabombardieri Made in USA, vegliati dalle basi militari statunitensi nella regione. Pure i soldini per il carburante glieli passa il papino a stelle e strisce. Ed è questo il nodo politico. Israele non può permettersi di perdere la complicità americana e oggi che è in ginocchio dopo mesi di guerra inutile, meno che mai. Per sopravvivere il sionismo deve trovare una via di uscita a questa inedita crisi ed in genere ci pensa la sua lobby sionista a Washington ad incaprettare il presidente di turno. Dato che finanzia la carriera dei politicanti di entrambi gli schieramenti, la lobby controlla il congresso e piazza loro uomini nei posti chiave. E con Trump potrebbe finire così, con la lobby sionista che gli rivolta contro la sua stessa maggioranza parlamentare e l’intero sistema finché non si rassegnerà a far decidere la politica estera americana in Medioriente a loro come da tradizione. Scene già viste con Obama e con Biden ridotto ad uno zerbino perfino in pieno genocidio. L’unica lieve speranza di un colpo di scena sta nella follia egoica di Trump che lo rende una scheggia impazzita. Per i narcisisti patologici è tutta una questione personale e guai a contrastarli. Pare che Netanyahu abbia tentato di manipolare Trump che però se ne intende e non ha affatto gradito scatenando così la rissa. E se davvero Trump s’impuntasse al punto di rifiutare ogni rapporto col premier israeliano, per Netanyahu sarebbe la fine. Per Israele la complicità americana è una questione di sopravvivenza e se Netanyahu è l’ostacolo, verrà finalmente rimosso e anche velocemente. Il fatto che Trump non atterri a Tel Aviv nel suo imminente viaggio in Medioriente e abbia finalizzato l’accordo diretto con Hamas per la liberazione di un ostaggio e la ripresa dei negoziati, sono ottimi segnali ma dopo decenni di sangue ed impunità, meglio essere cauti e non farsi illusioni. La lobby sionista è potentissima ed ha sempre prevalso, Netanyahu è privo di ogni scrupolo e pudore, e l’ego tossico di Trump comincia a risentire dell’età e tiene famiglia pure lui. A parte il pisolino al funerale del Papa, Trump ha scelto il lunapark petrolifero dei paesi arabi come prima simbolica missione all’estero. Al cospetto del dio danaro con al fianco Musk con in mano il catalogo delle antenne e dei satelliti ed in agenda un giretto sui cantieri dei suoi nuovi resort di lusso. Già, siamo ridotti così, a sperare che i manigoldi al potere ne azzecchino una anche solo per sbaglio o per ragioni di orgoglio. E che dal caos e dalla disumanità frutto della loro inconsapevolezza, vengano prese decisioni di semplice buonsenso. Come quella di fermare lo sterminio di Gaza e ridare al popolo palestinese il diritto di vivere serenamente su questa pianeta come tutti gli altri.