Con il sostegno degli Stati Uniti e la complicità di molti paesi europei, Netanyahu ha deciso l’occupazione finale di Gaza e vuole costringere un popolo perseguitato, a cui […]

(di Elena Basile – ilfattoquotidiano.it) – Con il sostegno degli Stati Uniti e la complicità di molti paesi europei, Netanyahu ha deciso l’occupazione finale di Gaza e vuole costringere un popolo perseguitato, a cui vengono centellinati gli aiuti, in una superficie ristretta. L’intento è creare l’inferno, tra fame, malattie, torture e lutti per convincere i gazawi ad abbandonare la loro terra. Gli studenti che, avendo assistito alle atrocità contro gli innocenti commesse impunemente da Israele, avevano lasciato i loro computer e le loro stanze per testimoniare il loro sdegno e la solidarietà con le vittime, sono stati violentemente repressi nel democratico Occidente. Netanyahu non è piovuto dal cielo come molti benpensanti vorrebbero farci credere. Purtroppo solo il 3% degli israeliani si oppone alle operazioni militari a Gaza. I governanti occidentali sperano nell’oblio. Quale Papa dopo Francesco oserà ricordare le vittime palestinesi? Quale studente dopo le minacce ricevute ricomincerà la sua lotta? Rimangono nell’ombra come una minaccia latente i processi contro le persone, tra le quali la sottoscritta, che hanno denunciato i crimini di Gaza e di Cisgiordania, e hanno avuto l’ardire di rivolgersi a illustri esponenti della comunità ebraica italiana per chiedere un maggiore impegno per la pace e una netta condanna di Israele. In particolare la sottoscritta è stata accusata di discriminazione razziale per avere ricordato che la disumanizzazione degli ebrei compiuta dai nazisti non è diversa da quella odierna dei palestinesi a opera degli israeliani. Tutto questo accade nell’Occidente democratico mentre i cantori del mondo liberale continuano ogni giorno a sottolineare la necessità di una guerra santa contro le autocrazie: Russia, Cina, Iran, in altre parole una guerra del bene, noi, contro il male, loro.
Israele è senza dubbio la potenza in Medio Oriente che non può avere rivali come forza bellica in quanto è protetta dagli Stati Uniti, ha un esercito addestrato e armamenti tecnologici, ha il nucleare. La narrativa di un Paese vittima dell’accerchiamento e costretto ad attaccare per difendersi appare piuttosto ridicola. L’attuale leadership politica, minacciata dalla crisi interna in grado di portare secondo il 60% degli israeliani alla guerra civile, conta sulla guerra permanente, attacca il Libano e depreda la Siria di territori con la complicità statunitense e turca, si inimica persino gli alleati Egitto, Giordania, monarchie del Golfo, riversando su Gaza una violenza brutale che mira alla pulizia etnica degli abitanti di Gaza. Da anni Israele e la sua lobby spingono per un attacco all’Iran, cercando di trascinare gli Stati Uniti in una impresa di cui ogni persona normale può comprendere i danni politici, economici e umanitari per la regione.
L’alibi dell’attacco sarebbe la possibile fabbricazione di armi nucleari da parte di Teheran. In effetti gli iraniani hanno una eccellente capacità di arricchire l’uranio e di riprocessare il plutonio. Potrebbero facilmente costruire la bomba nucleare. La diplomazia del Paese ha tuttavia da sempre escluso questa prospettiva per evitare sanzioni occidentali e minacce di rappresaglia militare. Nell’accordo stipulato nel 2015 da Obama, con l’attivo contributo di Russia e Europa, con Teheran, il Jcpoa, si permetteva l’arricchimento dell’uranio per scopi civili ottenendo in cambio la rinuncia al nucleare militare e l’accettazione dei controlli periodici dell’Aiea. L’accordo, che prevedeva una graduale cancellazione delle sanzioni, fu boicottato dalla lobby di Israele, dai falchi americani. Nel 2018 Trump decise di uscirne e aggravò le sanzioni al Paese. I colloqui tra Washington e Teheran ricominciati in questi giorni e facilitati dalla Russia, dovrebbero poter portare a un Jpcoa 2 in quanto l’impalcatura del passato Trattato resterebbe essenziale. È difficile infatti poter credere che gli iraniani possano rinunciare tout court all’arricchimento dell’uranio per scopi civili. Il Segretario di Stato Rubio, nelle sue recenti esternazioni, ha sminuito l’importanza dei colloqui in corso, quasi l’opzione militare fosse ormai accettata dall’amministrazione Usa. Secondo John Mearsheimer, un attacco statunitense all’Iran sarebbe un suicidio e non calmerebbe del tutto la yubris israeliana che vorrebbe in effetti la sirianizzazione dell’Iran, quale obiettivo ultimo, indifferente al possesso iraniano o meno dell’arma nucleare.
Trump combatte su più fronti, sembra un cavallo impazzito che manda la palla in giro sperando alla fine centri una buca. Insieme a JD Vance, Witkoff e Hegseth, è contrastato nella stessa Amministrazione dai rappresentanti dello Stato profondo. Il conflitto russo ucraino, quello in Medio Oriente, la guerra economica con la Cina appaiono come troppa carne a cuocere per un presidente contraddittorio e troppo debole.
Al posto degli iraniani, farei la bomba atomica ASAP.
Tanto è chiaro che finché non ce l’hanno, saranno sempre sotto schiaffo da parte di chi ce l’ha e la cosa incredibile è che il Pakistan ce l’ha eppure nessuno dice niente.
"Mi piace""Mi piace"
L’8 maggio, il ministro della difesa Kazz ha avvisato gli Houthi contro il lancio di nuovi attacchi, e ha detto che l’Iran sarebbe anche colpito:
”Io avviso anche la dirigenza iraniana che finanzia, arma e opera l’organizzazione terrorista Houthi, voi siete direttamente responsabili. Quello che abbiamo fatto a Hezbollah a Beirut, Hamas a Gaza, Assad a Damasco e agli Houthi in Yemen, lo faremo anche a voi a Teheran”
Quindi i zionisti si prendono ufficialmente la responsabilità di avere rovesciato il regime di Assad.
E fanno finta di niente sul fatto che a Teheran hanno già ammazzato il leader politico di Hamas (Haineh) l’anno scorso con un missile (?) nel suo appartamento durante la cerimonia di insiediamento del successore di Raisi (quello caduto con l’elicottero, ricordate? Strana coincidenza, appena 20 giorni dopo avere lanciato missili su Israele in risposta a quelli israeliani del 1 aprile contro il consolato iraniano a Damasco).
Più una serie di esplosioni qua e là in Iran da qualche settimana a questa parte, che non si sa quanto ‘accidentali’ siano.
"Mi piace""Mi piace"
grazie Elena Basile!
"Mi piace""Mi piace"
A Gaza le parole non bastano più.
Le sillabe cadono, come i corpi fragili dei bambini sfiniti.
Ogni frase sulla fame è troppo debole per spiegarla.
La fame parla dagli occhi delle madri che non hanno più niente da dare; il silenzio urla dalle bocche dei padri perché non c’è più niente da dire; le ossa fanno un suono tutto mentre koro cedono sotto corpi senza più cibo, senza più speranza, senza più luce.
Quando il gemito della fame è più forte del fragore delle bombe, più crudele della morte stessa.
Non stanno vivendo.
Stanno morendo collettivamente: senza armi, senza resistenza, senza voce.
La decisione di uccidere Gaza è stata presa – ma non con i proiettili: con il taglio di cibo e acqua, con le frontiere chiuse, con l’assedio dell’anima, poi del corpo, poi del cuore.
Chi decide di lasciare un bambino senza pane?
Chi pianifica la morte per fame di un’intera città?
Chi getta due milioni di anime in un deserto di attesa, finché i loro stomaci infine non li spezzano?
Scrivete la causa della morte di Gaza: fame.
Anzi scrivetela per intero: fame, oppressione, dolore non in silezio, ma con la complicità del silenzio del mondo.
Di Emad Abu Husein
"Mi piace"Piace a 1 persona
Pronto,,,pronto… Giovgia . Orsetto avete sentito? Nooo…? “la Pace disarmata”” …
Sua santità ,abbia pazienza ma ci sono i profitti da considerare e i posti di lavoro.
"Mi piace""Mi piace"
Grazie Ambasciatore, avanti
"Mi piace""Mi piace"